Ligue 1
06 Gennaio 2026
OLYMPIQUE MARSEILLE LIGUE 1 - Roberto De Zerbi dopo la fine dell'esperienza con il Brighton è approdato in Francia nell'estate 2024
A Marsiglia, il 4 gennaio 2026, il silenzio dopo il fischio finale non è stato semplice delusione: è sembrato il rumore di una crepa. L’OM, ridotto in 9 e battuto in casa dal Nantes per 0-2, ha visto sgretolarsi in 90 minuti quell’idea di corsa al titolo che per settimane aveva tenuto alta la temperatura del Vélodrome. Nelle ore successive, una voce pesante della televisione francese ha riempito quello spazio di vuoto: l’ex Campione del Mondo di Francia 1998 Christophe Dugarry. Parole durissime, quasi tagliate con l’accetta: «È perso, non capisce niente: è un mediocre sopravvalutato». Un attacco frontale a Roberto De Zerbi che va ben oltre lo sfogo del dopo-partita e che, per la sua forza simbolica e per la fase della stagione, merita di essere compreso nella sua interezza.
IL CONTESTO: DALLA PROMESSA D'ESTATE ALLA FRUSTRAZIONE D'INVERNO
Quando l’Olympique de Marseille ha annunciato l’accordo con De Zerbi a fine giugno 2024, l’operazione appariva come l’innesto giusto nel momento giusto: un allenatore di metodo riconoscibile, reduce da un ciclo di crescita con il Brighton, scelto per riaccendere una piazza esigente e per rilanciare un club di prima fascia. Contratto triennale, ruolo centrale nel progetto e l’idea, condivisa dalla proprietà e dalla dirigenza, di costruire un’identità forte intorno al suo calcio. I meriti precedenti non erano un dettaglio: con i Seagulls, De Zerbi aveva firmato il miglior piazzamento della storia del club (6° in Premier League 2022-2023) e l’ingresso in Europa; un biglietto da visita che in Francia è stato letto come garanzia di metodo e di ambizione. Il campo, però, è sempre il banco di prova. L’OM ha vissuto fasi di spinta, un lungo periodo da seconda in classifica nella stagione 2024-2025, alternate a frenate brusche, fino alle scosse pubbliche: le critiche sulla gestione delle gare al Vélodrome nell’autunno 2024, le prime diffidenze dei commentatori e, infine, la serie di passaggi a vuoto culminati in questo inizio 2026 con il tonfo contro un Nantes in affanno ma spietato.
LE ACCUSE DI DUGARRY
Nelle parole di Dugarry, esplose in diretta a «Rothen s’enflamme» su RMC, c’è una scaletta precisa di capi d’imputazione. 1) «È perso, non capisce niente»: secondo il campione del 1998, De Zerbi non avrebbe «sentito» il momento della squadra, non avrebbe colto i segnali di una gestione fisica e mentale complicata all’alba del nuovo anno. Dugarry ha sottolineato il crollo di energia dell’OM e l’incapacità dell’allenatore di prevederlo o di compensarlo. 2) Confusione tattica: in 5 partite, 4 sistemi iniziali differenti e numerosi adattamenti di ruolo in corsa. Esempi citati: Pierre-Emerick Aubameyang a volte isolato al vertice, Timothy Weah oscillante tra terzino destro e esterno alto. Per Dugarry, una girandola che non ha creato soluzioni ma smarrito certezze. 3) Sonoro declassamento del tecnico: «Sopravvalutato», «mediocre», «esperienza limitata in club davvero di vertice». Il teorema è netto: l’OM, dice Dugarry, avrebbe bisogno di un allenatore che «capisca il calcio» e legga le partite con sostituzioni mirate e coerenza di principi.
NANTES COME SPARTIACQUE, COSA È ANDATO STORTO
Lo 0-2 del Vélodrome non è stata una sconfitta qualsiasi. I Canaris, senza vittorie in Ligue 1 da fine ottobre, hanno sfruttato due dettagli chiave: la superiorità numerica e la gestione degli episodi. Il gol di Fabien Centonze al 31’ ha indirizzato una gara che l’OM aveva iniziato con il pallone ma senza profondità; il rigore di Rémy Cabella all’86’ ha certificato il crollo. Soprattutto, l’OM ha dato l’impressione di non riconoscersi per lunghi tratti: possesso sterile, pochi riferimenti tra le linee, scarsa protezione delle transizioni. La fotografia tattica spiega anche la critica «strutturale» di Dugarry: in un campionato in cui le squadre medio-basse coprono il centro e spingono gli avversari fuori-corsa sulle corsie, un cambio troppo frequente di principi e di uomini rischia di togliere automatismi proprio dove servono: nella riconquista immediata, nella gestione degli spazi dietro la prima pressione e nelle uscite pulite sotto-palla. La sfida, per un calcio «posizionale» come quello di De Zerbi, è difendere le proprie idee alzando la soglia di adattabilità ai contesti della Ligue 1.
LE ONDE LUNGHE DI UN DIBATTITO CHE NON NASCE OGGI
Le stoccate di Dugarry non spuntano nel vuoto. In altre fasi del ciclo, già tra febbraio e maggio 2025, l’ex attaccante aveva espresso dubbi su qualità del gioco, stabilità delle scelte e resa rispetto agli obiettivi. C’è un filo che lega le parole di allora, l’idea di un OM «noioso», di un tecnico «non sopra la mischia» e «spesso in lamento», fino all’esondazione post-Nantes. Anche altri commentatori (da Rothen a Riolo, con toni e accenti diversi) avevano picchiato su identità e coerenza dell’OM in alcune serate storte. D’altro canto, i risultati hanno restituito, a tratti, un quadro meno monocorde: tra la seconda parte del 2024 e l’inizio 2025, l’OM ha occupato a lungo la 2ª posizione e ha blindato la qualificazione alla Champions dell’annata 2025-2026; un dato che, pur con tutte le oscillazioni, certificava una base di lavoro. La verità, come spesso accade, si annida nella contraddizione: un progetto tecnicamente ambizioso, ma fragile nei picchi emotivi tipici dell’ambiente marsigliese.
CONCLUSIONE: TRA ACCUSA E CONTROPROVA
Il j’accuse di Christophe Dugarry è un detonatore. Fa emergere, con toni durissimi, una serie di questioni reali: la necessità di un 11 riconoscibile, la gestione degli episodi, la coerenza dei principi. Ma la stessa storia recente dell’OM racconta che non si esce dalle turbolenze cambiando rotta ogni settimana o agitando il banco a stagione in corso. La controprova di De Zerbi non potrà che essere di campo: meno «psicologia», come punzecchia Dugarry, e più «allenatore», cioè più ripetizione, più dettagli, più sequenze riconoscibili. La prossima risposta, nel bene o nel male, arriverà presto. E a Marsiglia, quando arriva, non passa inosservata.