Serie C
08 Gennaio 2026
SORRENTO SERIE C - Matteo Milan, difensore classe 2006, ha giocato per il Giugliano nella prima parte di stagione
La scena è questa: un pomeriggio d’inizio anno, sul sintetico di un centro sportivo affacciato sul mare, un ragazzo di appena 19 anni sfreccia sulla fascia destra e chiude 30 metri in diagonale per soffocare una transizione avversaria. La panchina applaude, i compagni si scambiano uno sguardo d’intesa. È il primo allenamento con il gruppo: il terzino si chiama Matteo Milan, è nato a Milano il 12 dicembre 2006, arriva in prestito secco dal Pescara e da oggi veste il rossonero del Sorrento. L’ufficialità è arrivata in serata, accompagnata da una nota essenziale che racconta già molto: settore giovanile Inter, due campionati in Serie D con Sangiuliano e Ravenna per un totale di 50 presenze complessive e 1 gol, quindi il primo semestre 2025-2026 in Serie C al Giugliano, con 15 presenze in campionato e una in Coppa Italia.
UN PROFILO GIÀ «ADULTO»: COSA PORTA MILAN AL SORRENTO
1) Radici tecniche. Matteo Milan è un prodotto del vivaio dell’Inter, una scuola che imprime due principi non negoziabili: gestione pulita del primo controllo e occupazione razionale dello spazio. È un terzino destro di piede naturale destro, capace di abbinare corsa e ordine. La dimensione «scuola grande club» si nota nella postura del corpo quando riceve spalle alla linea laterale: mezzo giro, palla coperta, uscita sicura sul mediano o step interno per attaccare il corridoio. 2) Gavetta vera. Le prime esperienze «da grande» arrivano in Serie D. Con il Sangiuliano e poi con il Ravenna accumula 50 presenze complessive nei due campionati, segna 1 gol e, soprattutto, vive un anno chiave in Romagna: il 12 marzo 2025 il Ravenna alza la sua prima storica Coppa Italia di Serie D dopo una finale ai rigori con il Guidonia. È un contesto competitivo e vincente, che allena al dettaglio e alle partite «da dentro o fuori». 3) Primo step tra i pro. Nella prima parte del 2025-2026, il Pescara lo manda a «sporcarsi» la maglia nel Girone C: al Giugliano colleziona 15 presenze in campionato e una in coppa. Chi lo ha seguito da vicino racconta di un esterno disciplinato, con gamba per proiettarsi alto e ritorno rapido nelle fasi di non possesso. Ora la traiettoria lo porta al Sorrento, dove il suo profilo si incastra con una precisa esigenza tattica.
SORRENTO, IL POSTO GIUSTO
Il Sorrento degli ultimi mesi ha vissuto un paradosso tutto italiano: società solida e idee chiare, ma «costretta» a giocare lontano da casa per la cronica indisponibilità di un impianto in Campania a norma Lega Pro. Il dato non è solo logistico: influisce sulla pianificazione, sulle energie mentali e sulla gestione degli allenamenti. Anche per questo, quando scegli un rinforzo in corsia, cerchi un profilo che garantisca affidabilità e volume, oltre alla freschezza anagrafica. Sul piano organizzativo, il club ha ridisegnato l’area tecnica affidando la prima squadra a Cristian Serpini e il timone dell’area sportiva a Davide Cacace, figura interna cresciuta in casa e diplomata a Coverciano. La rotta è chiara: valorizzare Under con prospettiva accanto a riferimenti esperti per mantenere equilibrio competitivo nel medio periodo. L’arrivo di Matteo Milan si muove esattamente in questa traccia.
UN TERZINO MODERNO: LETTURA, INTENSITÀ E AMPIEZZA
1) Lettura della profondità. Nei campionati di D ha imparato a riconoscere il momento dell’anticipo «forte» sulla mezzala che si apre in ampiezza e il tempo di accorciare dentro il campo per chiudere la traccia di rifinitura tra le linee. Un bagaglio prezioso in Serie C, dove molte partite si decidono sulla cura dei dettagli senza palla. 2) Gamba e ritorno. Le cronache della sua parentesi al Giugliano parlano di un under con propensione offensiva, capace di ampliare e allungare il campo ma anche di rientrare in diagonale con tempi educati. È un profilo che in un 4-3-3 può sostenere l’ampiezza strutturale e, in un 3-5-2, diventare un quinto di gamba con compiti di traccia esterna. 3) Primo controllo e uscita «pulita». La formazione Inter gli ha dato ordine: quando la pressione avversaria arriva laterale, la prima giocata resta verticale nei piedi dell’ala o orizzontale nel mediano, raramente «spezza» la catena con forzature. Un dettaglio che conta quando vuoi consolidare il possesso e non subire ribaltamenti immediati.
OPERAZIONE A BASSO RISCHIO E AD ALTO POTENZIALE
La formula del prestito secco abbassa il rischio economico e spalanca le porte al beneficio tecnico immediato. In più, il Sorrento aggiunge una quota Under di qualità senza snaturare la fisionomia del gruppo. Per il Pescara, che conserva la prospettiva di riportarlo alla base più maturo e «testato», è una cessione temporanea funzionale e intelligente. Non a caso, gli addetti ai lavori avevano già inquadrato l’operazione come «fatta», in attesa dei passaggi formali: una dinamica di mercato limpida, confermata dall’ufficialità di queste ore.
LA FOTOGRAFIA FINALE
Resta l’immagine di un Under che ha bruciato le tappe con metodo e senza scorciatoie, passando dal settore giovanile Inter a due campionati «veri» in D, vincendo una Coppa Italia di Serie D in una piazza calda come Ravenna, quindi misurandosi con la C al Giugliano prima della chiamata del Sorrento. Resta, soprattutto, la sensazione che il suo arrivo non sia un semplice completamento di lista, ma un innesto mirato: gamba, letture, duttilità e un certo gusto per le scelte pulite. In una stagione in cui i rossoneri hanno dovuto cercare casa per le partite interne, la capacità di correre e pensare può valere più di un dettaglio. E a volte, in Serie C, i campionati si spostano proprio sui dettagli.