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08 Gennaio 2026
Manchester United, l’ora delle scelte: Carrick insidia Solskjær per la panchina ad interim
La scena è una stanza minuscola e senza finestre, sotto la tribuna di Turf Moor. L’odore di erba bagnata è ancora forte quando Darren Fletcher entra davanti ai taccuini con una frase secca: “Abbiamo fatto 30 tiri, abbastanza per vincere”. Ha appena chiuso il suo esordio da tecnico ad interim del Manchester United con un 2-2 a Burnley e, soprattutto, ha ricevuto l’incarico di restare in panchina anche domenica, per il terzo turno di FA Cup contro il Brighton. Intanto, a Manchester, si prepara un colloquio doppio che può cambiare l’inerzia della stagione: Michael Carrick e Ole Gunnar Solskjær verranno ascoltati di persona dal CEO Omar Berrada e dal direttore dell’area sportiva Jason Wilcox prima della decisione finale sull’allenatore ad interim. Decisione attesa entro venerdì.
Il club ha chiesto a Fletcher di tenere la guida per l’impegno di coppa a Old Trafford di domenica 11 gennaio 2026, conferma arrivata direttamente dalle sue parole nel post-partita di Burnley. Il tecnico scozzese – storico centrocampista di United e oggi figura-ponte fra prima squadra e settore giovanile – ha ribadito che si tratta di un compito “a breve termine”, con il focus totale sulla gara con il Brighton. La linea è stata confermata anche da testate internazionali: la panchina per la coppa resta a Fletcher, mentre la società finalizza la scelta del “traghettatore” fino a fine stagione.
Nel frattempo, i Red Devils provano a rimettere insieme i pezzi dopo il pari del Turf Moor: doppietta di Benjamin Šeško, tante occasioni, un gol annullato e la solita sensazione di spreco in una gara che poteva raddrizzare l’umore dell’ambiente. “Prestazione che meritava la vittoria”, ha detto Fletcher; una fotografia onesta di una squadra che ha ancora bisogno di una mano forte in panchina e di qualche principio chiaro dentro il campo.
Il duello tra Michael Carrick e Ole Gunnar Solskjær è molto più di un derby fra ex. È uno scontro tra due idee di stabilizzazione, entrambe radicate nella memoria collettiva di Old Trafford ma con sfumature diverse.
Nelle ultime ore il sorpasso non c’è stato, ma il gap si è assottigliato. Il motivo? Carrick è percepito come un profilo pronto a inserirsi in una struttura tecnica rinnovata: comunicazione misurata, staff snello, predisposizione al confronto quotidiano con l’area dati e scouting. Inoltre, la sua breve esperienza da caretaker nel 2021 ha lasciato un ricordo di organizzazione e calma nelle scelte, qualità che in uno spogliatoio agitato diventano moltiplicatori. Non va sottovalutato neppure l’ascendente su alcuni senatori, cresciuto quando era assistente e poi “traghettatore” in quell’autunno complicato del 2021 in cui, proprio dopo l'esonero di Solskjaer, guidò la squadra per tre partite prima dell'arrivo di Ragnick, conquistando due vittorie - 3-2 all'Arsenal in Premier e 2-0 al Villareal in Champions - e un pareggio (1-1) con il Chelsea sempre in campionato. Ben più duratura, l'esperienza con il Middlesbrough in Championship, durata dall'ottobre 2022 fino allo scorso giugno e culminata con l'esonero, ma un bilancio tutto sommato positivo seppur in calando: 4° posto e sconfitta in semifinale playoff con il Covenrty al primo anno, poi ottavo e decimo posto le stagioni successive.
Dall’altra parte, Solskjær conserva un vantaggio: conosce come pochi le pressioni di Old Trafford, ha già gestito il ciclo prima da caretaker nel dicembre 2018 dopo la separazione con Mourinho e poi, dopo il prolungamento di contratto a marzo 2019, firmando un accordo di tre anni. Il bilancio? Uno dei più positivi del dopo Ferguson pur senza trofei: 3° posto nel 19/20 e 2° posto con la finale di Europa League persa ai rigori con il Villareal, nella stagione 20/21. Tant'è che la società prolunga il contratto fino al 2024. Poi però le prime crepe e un inizio di campionato disastroso portano all'esonero nel novembre del 2021, con la squadra settima in Premier dopo un mercato con nomi del calibro di Varane, Sancho e il ritorno di Cristiano Ronaldo; quindi l'addio e il ritorno in panchina ma in Turchia su quella del Besiktas, esperienza però di solo 8 mesi, da gennaio ad agosto 2025, finita dopo la mancata qualificazione in Europa League.
Nel breve periodo, il norvegese è spesso riuscito a rimettere fiato nelle gambe e leggerezza nelle teste. Il punto interrogativo riguarda la sostenibilità di quei ritmi oltre le 10-12 settimane e l’effettiva capacità di incidere su fragilità strutturali già note. È il cuore del dibattito acceso sulla stampa inglese.
Il cronoprogramma è definito: faccia a faccia con Carrick e Solskjær, scambio finale di documenti e, se tutto filerà liscio, annuncio entro venerdì. Domenica, intanto, tocca a Fletcher: un’altra notte alla guida, un’altra prova per una squadra che ha bisogno di ordine tanto quanto di entusiasmo. Dopo il fischio finale con il Brighton, quale che sia il risultato, la società stringerà il cerchio. Se la scelta cadrà su Solskjær, non è escluso che Carrick possa affiancarlo in panchina come vice, rimodellando il tandem che nel 2018-2019 funzionò a corrente alternata ma con picchi emotivi d’impatto. Se invece il prescelto sarà Carrick, il mandato sarà quello di un mini-progetto: ripulire le uscite palla, accorciare le distanze tra i reparti e ricostruire un pressing che tolga aria agli avversari. In entrambi i casi, il tempo è poco e i margini d’errore ancora meno.
COSA RESTA DOPO IL 2-2 DI BURNLEY
Nelle transizioni fra un ciclo e l’altro, la scelta dell’ad interim è spesso liquidata come “tecnica minore”. Qui non lo è. Dentro c’è un messaggio al gruppo, alla tifoseria e al mercato: cosa vuole essere il Manchester United da qui a giugno. Carrick porta ordine, prossimità ai metodi moderni e una relazione naturale con chi deve crescere. Solskjær porta leggerezza, appartenenza e la memoria di un entusiasmo contagioso. In comune, la casa: conoscono corridoi, uffici e non hanno bisogno di traduttori culturali. La differenza la farà il modo in cui si incastreranno nella nuova architettura dirigenziale, dove Berrada e Wilcox hanno promesso metodo e responsabilità. La partita non è solo tra due ex: è tra una nostalgia ben temperata e un pragmatismo che cerca gambe. E lo United, oggi, ha bisogno di tutte e due le cose.
Qualunque sia la scelta, l’idea comune deve essere la semplificazione. Con Carrick, aspettatevi un 4-3-3/4-2-3-1 con costruzione a 3 (terzino dentro al campo), mezz’ali aggressive tra le linee e maggiore pazienza nella risalita. Con Solskjær, la memoria tattica porta a un 4-2-3-1 più verticale, con libertà alla trequarti e attenzione alla riconquista immediata. Due formule diverse che, nel breve, possono funzionare se sorrette da principi condivisi: compattezza tra i reparti, occupazione razionale delle seconde palle e gestione dei “cinque minuti sporchi” dopo gol fatti o subiti. È lì che lo United si gioca l’ad interim, e forse molto più. (Analisi inferenziale basata sulle precedenti gestioni dei due tecnici.)