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09 Gennaio 2026
Oliver Glasner, l’outsider che incanta l’élite: perché il suo calcio “senza palla” seduce il Manchester United
La scena è questa: Wembley, maggio 2025, finale di FA Cup. Il Crystal Palace ha il 21% di possesso palla, eppure ingabbia il Manchester City e solleva il primo trofeo maggiore della propria storia. In panchina, con il suo taccuino e l’aria da analista metodico, c’è Oliver Glasner. È l’istantanea che spiega meglio di mille schemi il paradosso virtuoso del tecnico austriaco: un calcio “senza palla”, verticale, feroce nel pressing, capace di domare chi la palla vuole tenerla sempre. E oggi quel modello, perfezionato a Selhurst Park, è sul tavolo del Manchester United che ha appena esonerato Ruben Amorim. Non un dettaglio da gossip: i principali bookmaker lo indicano tra i primissimi candidati per il dopo-Amorim per la stagione 26/27. Ma sarebbe un matrimonio possibile tra l’idea “minimale” e aggressiva di Glasner e le esigenze di un club abituato a dominare? La risposta, come spesso accade, sta nei dettagli.
A 51 anni, il percorso di Oliver Glasner racconta un allenatore cresciuto nella scuola del pressing codificata da Ralf Rangnick ai tempi del Salisburgo, quindi maturato in Bundesliga con Wolfsburg e soprattutto con Eintracht Frankfurt, dove ha conquistato l’Europa League 2022 vincendo ai rigori la finale contro i Rangers. Al Crystal Palace, arrivato nel febbraio 2024, ha ribaltato paradigma e ambizioni: FA Cup 2025, Community Shield 2025 ai rigori contro il Liverpool - i primi due trofei del club in oltre 100 anni di storia - una striscia record di imbattibilità e una presenza consolidata in Europa. Il tutto senza inseguire il controllo del pallone come totem, ma lavorando su spazi, duelli e transizioni.
La sua formazione preferita è il 3-4-2-1, variato in corsa verso il 4-2-3-1 quando le caratteristiche della rosa lo hanno consigliato, senza tradire il principio guida: attacco agli spazi e contro-pressing per forzare gli errori avversari. Un’identità tattica elastica, non ideologica: per Glasner la forma è mezzo, non fine.
Il 5 gennaio 2026 lo United ha interrotto il rapporto con Ruben Amorim dopo 14 mesi, motivando la scelta con la necessità di un cambio di rotta tecnico e gestionale. Nell’immediato, Darren Fletcher ha assunto l’interim, mentre la dirigenza ha aperto una valutazione ampia sul successore. In questo quadro, Glasner è entrato subito nella ristretta cerchia dei profili graditi. Non è solo una questione di risultati: la sua cifra gestionale – dialogo con lo staff, coinvolgimento dei leader dello spogliatoio, disponibilità ad adattarsi ai contesti – è percepita come un plus in un club che vuole riallineare campo, reclutamento e cultura interna.
Sul fronte scommesse, nelle ore successive all’esonero i mercati hanno oscillato ma hanno spesso indicato Glasner tra i favoriti o co-favoriti per la panchina dello United, con variazioni legate anche alla soluzione-ponte per l’interim. È un segnale: al di là della volatilità delle quote, il suo nome è stabilmente nel lotto di testa dei candidati.
Il contratto di Glasner con il Crystal Palace scade al termine della stagione 2025/26. Lo stesso allenatore, nei mesi scorsi, ha ribadito che non c’erano ancora state trattative decisive per il rinnovo, mantenendo una postura prudente: prima il campo, poi il futuro. Intanto il club ha avviato colloqui e scenari di contingenza, consapevole che la crescita del tecnico ha acceso i radar di mezza Europa.
Sul fronte interessamenti, nel tempo il nome di Glasner è stato accostato anche a club come Bayern e Tottenham. L’austriaco ha ridimensionato pubblicamente le voci sui bavaresi (“tanta nonsense”), ma il dato resta: profilo appetibile, con stima trasversale e curriculum in espansione.
Il vero interrogativo è se il calcio di Glasner sia traslabile, senza annacquarlo, in un contesto come Old Trafford, dove per tradizione, pressione ambientale e struttura della rosa, lo United gioca spesso con il 55-60% di possesso e deve attaccare blocchi bassi con continuità. Alcuni nodi possibili:
Dopo l’addio ad Amorim, i vertici dello United hanno indicato come priorità la ricostruzione di un quadro coerente tra panchina, recruitment e sviluppo dei talenti. Il profilo di Glasner, apprezzato per metodo e collaborazione, va in quella direzione. Non è un “allenatore-dominus” che assorbe ogni sfera del club; piuttosto un capo tecnico che pretende chiarezza di ruoli e condivisione dei processi. In uno spogliatoio esigente e un ambiente mediaticamente incandescente, questa postura può aiutare.
Ma resta la domanda estetica-identitaria: il tifo di Old Trafford accetterà un calcio meno “palleggiato” se efficace? La risposta, come sempre, la daranno i risultati. L’epopea di Wembley insegna: si può dominare anche con poco pallone se si dominano gli spazi.
Il Crystal Palace è diventato laboratorio e vetrina. Il mercato di gennaio 2026 ha portato l’investimento record su Brennan Johnson (35 milioni da Tottenham), prova che il club ha alzato le ambizioni e vuole consolidare il salto europeo. Al contempo, la situazione-contratto di elementi pregiati come Marc Guéhi ha imposto scelte pragmatiche, sempre affrontate da Glasner con franchezza pubblica: nessun dogma, solo equilibrio tra progetto tecnico e sostenibilità.
Se Glasner dovesse effettivamente partire a fine stagione, lascerebbe in eredità un patrimonio metodologico tangibile: un modello di squadra riconoscibile, capace di adattarsi all’avversario senza perdere identità. Un capitale che il Palace vorrebbe trattenere, come dimostrano i tentativi – a fasi alterne – di riaprire una trattativa per il rinnovo.
Nel gioco delle panchine, i nomi pesanti arrivano sempre. Su Bayern e Tottenham si è scritto molto. L’austriaco ha respinto con ironia le voci su Monaco di Baviera, segnale di una strategia comunicativa lucida: non alimentare speculazioni, proteggere il gruppo, tenersi le porte aperte senza dichiarazioni che brucino ponti. Gli Spurs, dal canto loro, hanno annusato l’idea già in passato: non stupirebbe rivederne l’interesse in caso di nuovo ribaltone a Londra. Ma la priorità, oggi, è il presente del Palace e la situazione dello United.
Il passaggio da un progetto “challenger” a un “club dominante” comporta sempre una curva di apprendimento. Il rischio? Che la Premier League ti costringa spesso a palleggiare contro blocchi bassi, riducendo le occasioni “naturali” di transizione. L’opportunità? Portare allo United un’identità diversa e chiara: un calcio che non rincorre il pallone, ma lo riconquista e colpisce. Perché questo funzioni, servono due leve: pazienza del club e mercato mirato sugli interpreti giusti.
Sarebbe Glasner l’uomo giusto per restituire allo United una fisionomia tecnica riconoscibile? La risposta dipende da due condizioni:
Una certezza però: se Glasner diventerà allenatore del Manchester United passerà dall'incantato palazzo di cristallo all'inferno dell'Old Trafford, inteso 360° gradi. E no, nessuna metafora, chiedere a Rúben Amorim.