Cerca

News

A Wembley ha riscritto una storia lunga 125 anni, ora è tra i candidati per la panchina più "bollente" d'oltremanica

FA Cup e Community Shield vinte battendo prima City e poi Liverpool: chi è Oliver Glasner, l'outsider che stuzzica il Manchester United

Oliver Glasner, l’outsider che incanta l’élite: perché il suo calcio “senza palla” seduce il Manchester United

Oliver Glasner, l’outsider che incanta l’élite: perché il suo calcio “senza palla” seduce il Manchester United

La scena è questa: Wembley, maggio 2025, finale di FA Cup. Il Crystal Palace ha il 21% di possesso palla, eppure ingabbia il Manchester City e solleva il primo trofeo maggiore della propria storia. In panchina, con il suo taccuino e l’aria da analista metodico, c’è Oliver Glasner. È l’istantanea che spiega meglio di mille schemi il paradosso virtuoso del tecnico austriaco: un calcio “senza palla”, verticale, feroce nel pressing, capace di domare chi la palla vuole tenerla sempre. E oggi quel modello, perfezionato a Selhurst Park, è sul tavolo del Manchester United che ha appena esonerato Ruben Amorim. Non un dettaglio da gossip: i principali bookmaker lo indicano tra i primissimi candidati per il dopo-Amorim per la stagione 26/27. Ma sarebbe un matrimonio possibile tra l’idea “minimale” e aggressiva di Glasner e le esigenze di un club abituato a dominare? La risposta, come spesso accade, sta nei dettagli.

CHI È OLIVER GLASNER

A 51 anni, il percorso di Oliver Glasner racconta un allenatore cresciuto nella scuola del pressing codificata da Ralf Rangnick ai tempi del Salisburgo, quindi maturato in Bundesliga con Wolfsburg e soprattutto con Eintracht Frankfurt, dove ha conquistato l’Europa League 2022 vincendo ai rigori la finale contro i Rangers. Al Crystal Palace, arrivato nel febbraio 2024, ha ribaltato paradigma e ambizioni: FA Cup 2025, Community Shield 2025 ai rigori contro il Liverpool - i primi due trofei del club in oltre 100 anni di storia - una striscia record di imbattibilità e una presenza consolidata in Europa. Il tutto senza inseguire il controllo del pallone come totem, ma lavorando su spazi, duelli e transizioni.

La sua formazione preferita è il 3-4-2-1, variato in corsa verso il 4-2-3-1 quando le caratteristiche della rosa lo hanno consigliato, senza tradire il principio guida: attacco agli spazi e contro-pressing per forzare gli errori avversari. Un’identità tattica elastica, non ideologica: per Glasner la forma è mezzo, non fine.

PERCHÈ PIACE AL MANCHESTER UNITED

Il 5 gennaio 2026 lo United ha interrotto il rapporto con Ruben Amorim dopo 14 mesi, motivando la scelta con la necessità di un cambio di rotta tecnico e gestionale. Nell’immediato, Darren Fletcher ha assunto l’interim, mentre la dirigenza ha aperto una valutazione ampia sul successore. In questo quadro, Glasner è entrato subito nella ristretta cerchia dei profili graditi. Non è solo una questione di risultati: la sua cifra gestionale – dialogo con lo staff, coinvolgimento dei leader dello spogliatoio, disponibilità ad adattarsi ai contesti – è percepita come un plus in un club che vuole riallineare campo, reclutamento e cultura interna.

Sul fronte scommesse, nelle ore successive all’esonero i mercati hanno oscillato ma hanno spesso indicato Glasner tra i favoriti o co-favoriti per la panchina dello United, con variazioni legate anche alla soluzione-ponte per l’interim. È un segnale: al di là della volatilità delle quote, il suo nome è stabilmente nel lotto di testa dei candidati.

IL NODO CONTRATTO CON IL PALACE

Il contratto di Glasner con il Crystal Palace scade al termine della stagione 2025/26. Lo stesso allenatore, nei mesi scorsi, ha ribadito che non c’erano ancora state trattative decisive per il rinnovo, mantenendo una postura prudente: prima il campo, poi il futuro. Intanto il club ha avviato colloqui e scenari di contingenza, consapevole che la crescita del tecnico ha acceso i radar di mezza Europa.

Sul fronte interessamenti, nel tempo il nome di Glasner è stato accostato anche a club come Bayern e Tottenham. L’austriaco ha ridimensionato pubblicamente le voci sui bavaresi (“tanta nonsense”), ma il dato resta: profilo appetibile, con stima trasversale e curriculum in espansione.

PRESSING, DUELLI E VERTICALITÀ

  1. Il suo sistema più iconico resta il 3-4-2-1, con due “10” stretti dietro la punta e quinti pronti a saltare in ampiezza. L’obiettivo è comprimere il campo, recuperare palla in zone utili e risalire in verticale. Nei suoi anni in Germania, le squadre di Glasner sono state con costanza nelle prime posizioni per duelli e tra le più basse per PPDA, a certificare l’aggressività della pressione.
  2. Il possesso? Strumento, non dogma. La statistica dice che le sue squadre raramente superano il 51% medio stagionale. Con il Crystal Palace l’impronta è chiara: stagione 2025/26 attorno al 43% medio, con picchi di rinuncia al controllo palla anche in partite-chiave come la finale di FA Cup vinta con il 21%.
  3. L’uscita dal basso è pragmatica: se c’è pressione, si cerca la soluzione diretta sul riferimento alto (in Premier spesso Jean-Philippe Mateta), attorno a cui si sviluppa la scalata del blocco. Non è calcio “speculativo”: è un modo per eludere il pressing avversario e orientare lo sviluppo negli half-spaces.

DALLA TEORIA ALLA PRATICA

Il vero interrogativo è se il calcio di Glasner sia traslabile, senza annacquarlo, in un contesto come Old Trafford, dove per tradizione, pressione ambientale e struttura della rosa, lo United gioca spesso con il 55-60% di possesso e deve attaccare blocchi bassi con continuità. Alcuni nodi possibili:

  1. Gestione del dominio palla: nelle stagioni recenti lo United ha viaggiato stabilmente sopra il 50% di possesso. Con Glasner, si tratterebbe di trasformare la “transizione come arma primaria” in “transizione come minaccia costante”, sapendo però riconoscere quando manovrare più a lungo per aprire varchi. La sua esperienza di 4-2-3-1 “mimetico” al Wolfsburg dimostra che l’allenatore sa modulare le strutture.
  2. Profili chiave: i “10” stretti sono essenziali. Servono giocatori capaci di ricevere spalle alla porta, resistere alla pressione e rifinire in zona-centrale. In Premier, a Palace, lo hanno fatto in combinazione calciatori come Eberechi Eze e, a tratti, attaccanti atipici che si muovono negli half-spaces. Allo United, la trasposizione richiederebbe almeno un “conduttore” di alto livello tra le linee.
  3. Transizioni difensive: il pressing “a elastico” di Glasner richiede difensori capaci di uscire forte in avanti e quinti con motore per coprire ampiezza. In assenza di tali profili, l’allenatore sa passare a una linea di 5 più piatta e un 5-4-1 di emergenza, ma l’efficacia in alto livello dipende dalla qualità degli interpreti.

QUALE UNITED TROVEREBBE

Dopo l’addio ad Amorim, i vertici dello United hanno indicato come priorità la ricostruzione di un quadro coerente tra panchina, recruitment e sviluppo dei talenti. Il profilo di Glasner, apprezzato per metodo e collaborazione, va in quella direzione. Non è un “allenatore-dominus” che assorbe ogni sfera del club; piuttosto un capo tecnico che pretende chiarezza di ruoli e condivisione dei processi. In uno spogliatoio esigente e un ambiente mediaticamente incandescente, questa postura può aiutare.

Ma resta la domanda estetica-identitaria: il tifo di Old Trafford accetterà un calcio meno “palleggiato” se efficace? La risposta, come sempre, la daranno i risultati. L’epopea di Wembley insegna: si può dominare anche con poco pallone se si dominano gli spazi.

L'EREDITÀ DI GLASNER A SELHURST PARK

Il Crystal Palace è diventato laboratorio e vetrina. Il mercato di gennaio 2026 ha portato l’investimento record su Brennan Johnson (35 milioni da Tottenham), prova che il club ha alzato le ambizioni e vuole consolidare il salto europeo. Al contempo, la situazione-contratto di elementi pregiati come Marc Guéhi ha imposto scelte pragmatiche, sempre affrontate da Glasner con franchezza pubblica: nessun dogma, solo equilibrio tra progetto tecnico e sostenibilità.

Se Glasner dovesse effettivamente partire a fine stagione, lascerebbe in eredità un patrimonio metodologico tangibile: un modello di squadra riconoscibile, capace di adattarsi all’avversario senza perdere identità. Un capitale che il Palace vorrebbe trattenere, come dimostrano i tentativi – a fasi alterne – di riaprire una trattativa per il rinnovo.

TRA BAYERN E SPURS: I RUMORS

Nel gioco delle panchine, i nomi pesanti arrivano sempre. Su Bayern e Tottenham si è scritto molto. L’austriaco ha respinto con ironia le voci su Monaco di Baviera, segnale di una strategia comunicativa lucida: non alimentare speculazioni, proteggere il gruppo, tenersi le porte aperte senza dichiarazioni che brucino ponti. Gli Spurs, dal canto loro, hanno annusato l’idea già in passato: non stupirebbe rivederne l’interesse in caso di nuovo ribaltone a Londra. Ma la priorità, oggi, è il presente del Palace e la situazione dello United.

COSA SERVIREBBE ALLO UNITED DI GLASNER

  1. Un reparto difensivo adatto ai “salti in avanti” delle mezzali difensive da braccetti in un’eventuale linea a 3. Senza quel tipo di atletismo e letture, il sistema perde mordente.
  2. Due rifinitori elastici tra le linee, capaci di cucire gioco e aggredire il mezzo spazio. Il mercato dovrà riflettere questo requisito, più della ricerca di un “regista puro” per un possesso-sovrano.
  3. Meccanismi di riaggressione codificati con il reparto offensivo: nel modello di Glasner la prima pressione è decisiva, ma va sostenuta da un centrocampo corto e pronto alla contro-pressione.

Il passaggio da un progetto “challenger” a un “club dominante” comporta sempre una curva di apprendimento. Il rischio? Che la Premier League ti costringa spesso a palleggiare contro blocchi bassi, riducendo le occasioni “naturali” di transizione. L’opportunità? Portare allo United un’identità diversa e chiara: un calcio che non rincorre il pallone, ma lo riconquista e colpisce. Perché questo funzioni, servono due leve: pazienza del club e mercato mirato sugli interpreti giusti.

LA DOMANDA FINALE

Sarebbe Glasner l’uomo giusto per restituire allo United una fisionomia tecnica riconoscibile? La risposta dipende da due condizioni:

  1. Disponibilità del club a fare un passo verso un calcio più “intenzionale” che “di controllo”;
  2. Capacità dell’allenatore di alzare il baricentro del proprio modello quando il contesto lo richiede. La carriera dell’austriaco suggerisce che la seconda condizione è nelle sue corde. Sulla prima, deciderà la visione della proprietà e della dirigenza di Old Trafford nei prossimi mesi. Intanto, una certezza c’è: il suo nome non è più un’eresia d’élite. È un’opzione concreta, nata dal campo, non dalla narrativa.

Una certezza però: se Glasner diventerà allenatore del Manchester United passerà dall'incantato palazzo di cristallo all'inferno dell'Old Trafford, inteso 360° gradi. E no, nessuna metafora, chiedere a Rúben Amorim.

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Sprint e Sport

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter