Serie C
09 Gennaio 2026
VIRTUS VERONA SERIE C - Gigi Fresco allena il club scaligero dal 1982 e ne è anche presidente dallo stesso anno
Un pomeriggio di allenamento, il campo del Gavagnin-Nocini che ribolle di indicazioni, i ragazzi della Virtus Verona che corrono tra sagome e cinesini. Al centro, il solito berretto, la voce inconfondibile: Gigi Fresco. La scena potrebbe essere di ieri come di dieci anni fa: un’icona di quartiere, l’allenatore-presidente che ha scolpito il DNA del club. Ma fuori dal campo, in queste ore, l’eco non è quella dei cori. È la secca aritmetica di una sentenza: la Corte dei conti del Veneto ha condannato Luigi Fresco a restituire allo Stato «quasi» 200.000 euro, per attività incompatibili con il suo impiego pubblico e per l’uso di permessi retribuiti mentre continuava la propria attività sportiva.
COSA HA STABILITO LA CORTE DEI CONTI
Secondo quanto ricostruito dai giudici contabili, tra le date chiave 2018–2022, Fresco, all’epoca dipendente pubblico a tempo pieno come direttore dei Servizi Generali e Amministrativi (DSGA) in una scuola veronese, avrebbe percepito oltre 117.000 euro per il suo incarico di allenatore senza la necessaria autorizzazione. Per la Corte, quel rapporto con la Virtus Verona integrava un rapporto subordinato di fatto, non compatibile con il regime di pubblico impiego e non riconducibile alla categoria delle attività «libere» autorizzabili. A ciò si aggiunge l’uso dei permessi retribuiti per l’assistenza a un familiare tra 2021 e 2023, periodo durante il quale l’interessato avrebbe continuato ad allenare, andare in ritiro e seguire la squadra in trasferta. Da qui, l’ordine di restituzione di oltre 56.000 euro all’INPS e di circa 136.000 euro al Ministero dell’Istruzione, per un totale vicino ai 200.000 euro. Le eccezioni difensive, prescrizione, buona fede e autorizzazione permanente, sono state respinte. La sentenza è di primo grado e appellabile davanti alle Sezioni centrali d’appello a Roma.
IL CASO RILEVANTE OLTRE VERONA
Non è solo un fatto di cronaca calcistica. È un caso-scuola su incompatibilità nel pubblico impiego, danno erariale e uso dei permessi ex legge 104 e del congedo straordinario. Una trama che incrocia norme stratificate e giurisprudenza recente, e che riguarda migliaia di lavoratori pubblici. La Corte dei conti giudica la responsabilità amministrativo-contabile di chi, ricoprendo un impiego pubblico, arreca un danno alle finanze dello Stato o viola le regole sui cumuli di incarichi. E nel grado d’appello il giudizio si sposta, di regola, davanti alle Sezioni centrali della Corte a Roma.
IL PROFILO DI FRESCO: UN UNICUM DEL CALCIO ITALIANO
Per capire la portata simbolica, basta ricordare cos’è Gigi Fresco per la Virtus Verona: allenatore dal 1982, presidente e anima di un club che ha scalato i gradini dal dilettantismo alla Serie C, una rarità mondiale per longevità e doppio ruolo. La sua figura è stata raccontata dalla stampa locale e nazionale come quella di un «Ferguson d’Italia», riferimento che restituisce la misura di un legame quasi inscindibile con la squadra e con il quartiere di Borgo Venezia. Nella scorsa stagione il club scaligero ha concluso il proprio campionato con 56 punti nel Girone A di Serie C, accedendo ai play off.
PRIMO GRADO E APPELLO: I PROSSIMI PASSAGGI
La decisione è di primo grado. In termini tecnici, Fresco può proporre appello alle Sezioni giurisdizionali centrali della Corte dei conti a Roma. Solo al termine del giudizio d’appello (e di eventuali ulteriori rimedi) il verdetto diverrà definitivo. Nel frattempo, la pronuncia produce effetti in termini di quantificazione del danno e di recupero delle somme, con margini tecnici di sospensione o rimodulazione in dipendenza di quanto sarà richiesto e concesso in sede di impugnazione. Sul piano sportivo, la sentenza della Corte dei conti non è, di per sé, un provvedimento di giustizia sportiva. Non comporta automaticamente sanzioni per la Virtus Verona né per il tesseramento di Fresco.
CONCLUSIONE: OLTRE LA CRONACA, LA LINEA DI PRINCIPIO
Al netto dell’appello, la decisione veneta ribadisce una linea di principio: nelle amministrazioni pubbliche non c’è spazio per zone grigie tra incarichi interni ed esterni, e i benefici legati all’assistenza devono mantenere una coerenza sostanziale con la loro finalità. Per il calcio di provincia, che vive spesso sul volontariato e su figure «totali» come Gigi Fresco, è un promemoria severo: il confine tra passione e pubblica responsabilità non è opinabile. È scritto in legge, in numeri e, ora, anche in una sentenza.