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Dal portiere “quinto difensore” a uno schema d'assalto: dentro alla mente del nuovo allenatore del Chelsea

Liam Rosenior: dal 3-2-2-3 al 3-1-6, pressing alto e transizioni fulminee per una squadra giovane e aggressiva

Chelsea, il laboratorio di Rosenior: perché quella “linea a cinque” cambia tutto

Chelsea, il laboratorio di Rosenior: perché quella “linea a cinque” cambia tutto (INSTAGRAM @chelseafc)

C’è un’immagine che racconta meglio di qualsiasi lavagna tattica la filosofia di Liam Rosenior: il portiere con i piedi sulla riga dell’area, due centrali larghi, un terzino che si schiaccia per completare una “linea a cinque”, e davanti un rombo di centrocampisti pronti a ricevere tra le linee. Un attimo dopo, la stessa squadra appare irriconoscibile: corpi proiettati oltre la trequarti, cinque, sei uomini che invadono l’area, ampiezza esasperata, verticalità feroce. È il passaggio lampo da un 3-2-2-3 pazientemente costruito a un audace 3-1-6, l’istantanea di un calcio che cerca superiorità, poi le assalta, e se perde palla le riaggressioni sono immediate. È questa l’idea con cui Rosenior, fresco di nomina a Chelsea, intende incidere già dalle prime settimane.

CHI È ROSENIOR E IL CONTESTO TECNICO

Ex giocatore di Fulham, Hull City ma anche Brighton tra le altre, la sua recente parabola da tecnico è nota: prima un periodo a interim con il Derby County in League One - terza serie inglese - nel 2022, poi l'Hull City in Championship e l’esperienza di crescita all’estero con lo Strasburgo, club del network BlueCo, Rosenior è stato nominato head coach dei Blues il 6 gennaio 2026 con un contratto fino al 2032. A Londra lo hanno presentato come un tecnico capace di combinare identità di gioco, sviluppo dei talenti e standard elevati: staff rinforzato con Kalifa Cissé e Justin Walker (già con lui in Alsazia), Ben Warner all’analisi, Ben Roberts per i portieri e Bernardo Cueva sulle palle inattive. La prima ufficiale in panchina è prevista in FA Cup contro il Charlton, domani alle 21.

Chi ha seguito lo Strasbourg nelle ultime due stagioni ha imparato a riconoscerne due tratti: pressione aggressiva nella trequarti avversaria e costruzione dal basso quasi radicale. In Ligue 1, i numeri hanno fotografato una squadra tra le più intensive per pressioni alte e recuperi in zona offensiva, con un’identità chiara nonostante la gioventù del gruppo. La stessa Lega francese ha sottolineato come il pressing fosse impostato per “negare lo sviluppo” rivale più che per distruggere in modo caotico. Questo DNA, con i necessari adattamenti al contesto Premier, è ciò che Rosenior porta a Cobham.

COORDINATE TATTICHE

1) Non possesso: la “linea a cinque” per bloccare gli esterni

Rosenior ha una fissazione dichiarata: non concedere superiorità numeriche sugli esterni. Per questo, contro avversari che spingono forte con terzini e ali, tende a formare una linea a cinque in non possesso. A seconda del contesto, la squadra parte da un 4-2-3-1 o 3-4-2-1 “di carta”, ma scivola in un 5-2-3 o 5-4-1 nella fase difensiva posizionale. Il principio è semplice: “pari o più uno” vicino alla palla, soprattutto ai lati, evitando che le rotazioni avversarie (esterno+mezzala+terzino) creino uscite impossibili da gestire per un quartetto difensivo piatto. In pressione, i riferimenti diventano più “uomo su uomo” su trigger precisi (retropassaggio, controllo orientato verso la linea laterale, ricezione spalle alla porta).

  1. Concetto chiave: forzare il gioco avversario verso un lato per poi “chiuderlo a libro” con la punta esterna, il quinti di difesa e il mediano in scivolata. Così si difende largo a cinque, ma si recupera palla con tre o quattro uomini già oltre la palla, pronti a ribaltare.

2) Possesso: il 3-2-2-3 elastico che diventa 3-1-6

In palla, lo spartito è netto: Rosenior costruisce quasi sempre con tre dietro, due centrocampisti a supporto (i “coni di uscita”), due mezze punte nei “mezzi spazi” e tre giocatori in ampiezza/profondità. È il 3-2-2-3, struttura pensata per creare overload centrali e linee di passaggio verticali corte. In fase di rifinitura, se il rivale resta basso e compatto, una mezzala può alzarsi stabilmente sulla linea degli attaccanti: la squadra “sfida” con un 3-1-6 che porta fino a sei uomini nella linea di attacco, tenendo un solo mediano a protezione. È un atteggiamento che Rosenior ha mostrato a tratti più prudente rispetto ad altri “posizionalisti”, ma presente nel suo arsenale.

  1. Concetto chiave: occupare i “mezzi spazi” con le due trequarti per ricevere tra terzino e centrale avversari; i quinti (o gli esterni) tengono ampiezza massima; la punta funge da “magnete” per centralizzare i centrali rivali. Da qui, o si combina corto per entrare in area, o si prepara il cambio gioco rapido sul lato debole.

3) Il portiere come “primo uomo” di una linea a cinque

Nel disegno di Rosenior, il ruolo del portiere è cruciale: in costruzione bassa, non è un appoggio di sicurezza, ma un giocatore di movimento che, coi due centrali e un terzino che si stringe, completa una “linea a quattro” o una vera linea a cinque virtuale contro pressioni a tre o a quattro. L’obiettivo è semplice: arrivare a un 11 contro 10 nella prima uscita, attirare il pressing, liberare i corridoi interni per il passaggio “terzo uomo”. Il rischio? Errori tecnici in zona rossa, che in Francia, con uno Strasbourg molto fedele alla costruzione corta, non sono mancati. In Premier League la precisione dovrà salire, ma il principio non cambia.

PASSAGGIO IN PREMIER: COSA RESTA E COSA NO

Profili e compiti: esterni fondamentali

Nel sistema Rosenior gli “esterni” sono la cerniera tra struttura e danno: devono alternare ampiezza pura e attacco profondo, ma anche alzarsi in pressione allineandosi alla prima linea. Il Chelsea dispone di profili capaci di interpretare sia il ruolo di quinto alto sia quello di ala che occupa ampiezza: qui la scelta tra 3-4-2-1 “nativo” e 4-2-3-1 che si trasforma in 3-2-5 dipenderà dagli equilibri di rosa e dagli avversari.

Centrocampo: doppio pivot come regia condivisa

Il “2” davanti ai tre difensori è il vero motore: un regista che riceve corto e un compagno che alterna sostegno e attacco dello spazio. Nei big match, il “2” resta compatto; contro blocchi bassi, uno dei due alza la posizione e si passa al 3-1-6 per occupare l’area con più corpi. Lì si decide quanto rischiare.

Trequarti e punta: mezzi spazi e magnete

Le due trequarti sono specialisti dei mezzi spazi: ricevono tra le linee, ruotano dentro/fuori, attaccano il secondo palo quando la palla esce sul lato opposto. La punta, invece, “magnetizza” i centrali, apre corridoi o gioca di sponda: il primo tocco della nove vale quanto un assist.

Portiere e difesa: tecnica e coraggio

Il portiere del Chelsea dovrà essere il “primo regista” in uscita, ruotare coi centrali per formare i “tre” o la “linea a quattro”, riconoscere il momento di forzare la linea o alzare il pallone sul quinto lato debole. I centrali, invece, devono aggredire in avanti in pressione (soprattutto i “braccetti” nei momenti di uomo su uomo), senza perdere compattezza dietro al pallone.

DALL'ALSAZIA A STAMFORD BRIDGE: PERCHÈ POTREBBE FUNZIONARE

  1. Gioventù e intensità. A Strasbourg, Rosenior ha guidato uno dei gruppi più giovani d’Europa, abituandolo a ritmi e principi moderni: pressare alto “con testa”, correre dopo la palla persa, muoversi in sincronia tra i cinque corridoi in attacco. Traslocare in un ambiente con talento abbondante come Chelsea significa poter alzare la qualità della prima e dell’ultima giocata.
  2. Coerenza di principi, varietà di formeRosenior non è un “dogmatico di modulo”: ha usato 4-4-2, 4-2-3-1, 3-4-2-1, ma i principi – occupazione razionale degli spazi, superiorità centrale, pressione su trigger – restano. È un vantaggio in un’Inghilterra dove cambiare pelle durante la gara è spesso necessario.
  3. Staff e dettagli. L’integrazione di figure come Cissé, Walker, Warner, Roberts e Cueva punta a velocizzare l’assimilazione: organizzazione delle palle inattive, micro-coaching sui controlli orientati in uscita, letture condivise dei trigger. In Premier, dove ogni errore viene punito, la cura maniacale dei dettagli fa la differenza.

MAPPE DI PARTITA: 3 SCENARI

Scenario A – Avversario aggressivo, pressione alta

  1. Uscita a 3+2 con il portiere come giocatore aggiunto; attirare il pressing per liberare il “terzo uomo” sul lato debole; puntare sui mezzi spazi con combinazioni “stop-lay-off-through”. Alla perdita, riaggressione a 6-7 uomini orientata dentro.

Scenario B – Avversario in media/bassa densità

  1. Pazienza e cambi lato rapidi; inserimenti tardivi della mezzala sul 3-1-6; ripulire l’ultimo passaggio con ricezioni “apparse” tra centrale e terzino rivali. Rischio: sterilità se manca il timing per “accendere” la giocata.

Scenario C – Partita “a strappi”

  1. Rinunciare a un 6° uomo sulla linea, mantenendo il 3-2-2-3 per avere miglior “rest defence” e alimentare transizioni corte dopo la riconquista. All’occorrenza, alzare il quinto lato palla come minaccia sul secondo palo.

PERCHÈ "METTERSI A 5" NON VUOL DIRE DIFENSIVISMO

Chiamarla “difensiva” è riduttivo. La linea a cinque di Rosenior è un attrezzo tattico: serve a neutralizzare superiorità sugli esterni, a isolare il portatore, a ritagliarsi una piattaforma per ripartire con ampiezza e profondità già pronte. È una scelta di controllo degli spazi, non di rinuncia alla palla. L’equilibrio nasce dall’alternanza: quando, come e quanto passare da 3-2-2-3 a 3-1-6; quando coinvolgere il portiere per creare un cinque “virtuale” basso; quando accettare l’uno contro uno dietro per tenere sei uomini oltre la linea della palla. È la grammatica del calcio posizionale contemporaneo, adattata al gusto di un tecnico che ha dimostrato di saper crescere una squadra giovane e poi alzare l’asticella del rischio per vincere le partite.

COSA ASPETTARSI NELLE PRIME SETTIMANE

  1. Una fase iniziale di “traduzione” dei principi allo spogliatoio del Chelsea, con priorità alla pulizia dell’uscita bassa e alle connessioni sul doppio pivot.
  2. Scelte su misura per gli esterni: chi può fare il quinto a tutta fascia, chi tiene ampiezza da ala pura in un 4-2-3-1 che diventa 3-2-5.
  3. Un uso calibrato del 3-1-6, probabilmente più frequente contro avversari che difendono bassi e larghi.
  4. Un lavoro specifico sul portiere: postura, tempi, passaggi attraverso il pressing a tre avversario.
  5. Un set di palle inattive con dettagli maniacali, area in cui lo staff di Cueva è storicamente meticoloso.

Se il percorso sarà virtuoso, il Chelsea di Rosenior mostrerà presto una cosa molto semplice da riconoscere e molto difficile da difendere: la naturalezza con cui la squadra si dilata e si compatta, passa da cinque dietro a sei davanti, e usa il portiere come “quinto difensore” per generare superiorità che, pochi secondi più tardi, diventano occasioni. È il segno di un’idea che non confonde mai la forma con la funzione: il modulo cambia, i principi restano.

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