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09 Gennaio 2026
Chelsea, il laboratorio di Rosenior: perché quella “linea a cinque” cambia tutto (INSTAGRAM @chelseafc)
C’è un’immagine che racconta meglio di qualsiasi lavagna tattica la filosofia di Liam Rosenior: il portiere con i piedi sulla riga dell’area, due centrali larghi, un terzino che si schiaccia per completare una “linea a cinque”, e davanti un rombo di centrocampisti pronti a ricevere tra le linee. Un attimo dopo, la stessa squadra appare irriconoscibile: corpi proiettati oltre la trequarti, cinque, sei uomini che invadono l’area, ampiezza esasperata, verticalità feroce. È il passaggio lampo da un 3-2-2-3 pazientemente costruito a un audace 3-1-6, l’istantanea di un calcio che cerca superiorità, poi le assalta, e se perde palla le riaggressioni sono immediate. È questa l’idea con cui Rosenior, fresco di nomina a Chelsea, intende incidere già dalle prime settimane.
Ex giocatore di Fulham, Hull City ma anche Brighton tra le altre, la sua recente parabola da tecnico è nota: prima un periodo a interim con il Derby County in League One - terza serie inglese - nel 2022, poi l'Hull City in Championship e l’esperienza di crescita all’estero con lo Strasburgo, club del network BlueCo, Rosenior è stato nominato head coach dei Blues il 6 gennaio 2026 con un contratto fino al 2032. A Londra lo hanno presentato come un tecnico capace di combinare identità di gioco, sviluppo dei talenti e standard elevati: staff rinforzato con Kalifa Cissé e Justin Walker (già con lui in Alsazia), Ben Warner all’analisi, Ben Roberts per i portieri e Bernardo Cueva sulle palle inattive. La prima ufficiale in panchina è prevista in FA Cup contro il Charlton, domani alle 21.
Chi ha seguito lo Strasbourg nelle ultime due stagioni ha imparato a riconoscerne due tratti: pressione aggressiva nella trequarti avversaria e costruzione dal basso quasi radicale. In Ligue 1, i numeri hanno fotografato una squadra tra le più intensive per pressioni alte e recuperi in zona offensiva, con un’identità chiara nonostante la gioventù del gruppo. La stessa Lega francese ha sottolineato come il pressing fosse impostato per “negare lo sviluppo” rivale più che per distruggere in modo caotico. Questo DNA, con i necessari adattamenti al contesto Premier, è ciò che Rosenior porta a Cobham.
Rosenior ha una fissazione dichiarata: non concedere superiorità numeriche sugli esterni. Per questo, contro avversari che spingono forte con terzini e ali, tende a formare una linea a cinque in non possesso. A seconda del contesto, la squadra parte da un 4-2-3-1 o 3-4-2-1 “di carta”, ma scivola in un 5-2-3 o 5-4-1 nella fase difensiva posizionale. Il principio è semplice: “pari o più uno” vicino alla palla, soprattutto ai lati, evitando che le rotazioni avversarie (esterno+mezzala+terzino) creino uscite impossibili da gestire per un quartetto difensivo piatto. In pressione, i riferimenti diventano più “uomo su uomo” su trigger precisi (retropassaggio, controllo orientato verso la linea laterale, ricezione spalle alla porta).
In palla, lo spartito è netto: Rosenior costruisce quasi sempre con tre dietro, due centrocampisti a supporto (i “coni di uscita”), due mezze punte nei “mezzi spazi” e tre giocatori in ampiezza/profondità. È il 3-2-2-3, struttura pensata per creare overload centrali e linee di passaggio verticali corte. In fase di rifinitura, se il rivale resta basso e compatto, una mezzala può alzarsi stabilmente sulla linea degli attaccanti: la squadra “sfida” con un 3-1-6 che porta fino a sei uomini nella linea di attacco, tenendo un solo mediano a protezione. È un atteggiamento che Rosenior ha mostrato a tratti più prudente rispetto ad altri “posizionalisti”, ma presente nel suo arsenale.
Nel disegno di Rosenior, il ruolo del portiere è cruciale: in costruzione bassa, non è un appoggio di sicurezza, ma un giocatore di movimento che, coi due centrali e un terzino che si stringe, completa una “linea a quattro” o una vera linea a cinque virtuale contro pressioni a tre o a quattro. L’obiettivo è semplice: arrivare a un 11 contro 10 nella prima uscita, attirare il pressing, liberare i corridoi interni per il passaggio “terzo uomo”. Il rischio? Errori tecnici in zona rossa, che in Francia, con uno Strasbourg molto fedele alla costruzione corta, non sono mancati. In Premier League la precisione dovrà salire, ma il principio non cambia.
Nel sistema Rosenior gli “esterni” sono la cerniera tra struttura e danno: devono alternare ampiezza pura e attacco profondo, ma anche alzarsi in pressione allineandosi alla prima linea. Il Chelsea dispone di profili capaci di interpretare sia il ruolo di quinto alto sia quello di ala che occupa ampiezza: qui la scelta tra 3-4-2-1 “nativo” e 4-2-3-1 che si trasforma in 3-2-5 dipenderà dagli equilibri di rosa e dagli avversari.
Il “2” davanti ai tre difensori è il vero motore: un regista che riceve corto e un compagno che alterna sostegno e attacco dello spazio. Nei big match, il “2” resta compatto; contro blocchi bassi, uno dei due alza la posizione e si passa al 3-1-6 per occupare l’area con più corpi. Lì si decide quanto rischiare.
Le due trequarti sono specialisti dei mezzi spazi: ricevono tra le linee, ruotano dentro/fuori, attaccano il secondo palo quando la palla esce sul lato opposto. La punta, invece, “magnetizza” i centrali, apre corridoi o gioca di sponda: il primo tocco della nove vale quanto un assist.
Il portiere del Chelsea dovrà essere il “primo regista” in uscita, ruotare coi centrali per formare i “tre” o la “linea a quattro”, riconoscere il momento di forzare la linea o alzare il pallone sul quinto lato debole. I centrali, invece, devono aggredire in avanti in pressione (soprattutto i “braccetti” nei momenti di uomo su uomo), senza perdere compattezza dietro al pallone.
Chiamarla “difensiva” è riduttivo. La linea a cinque di Rosenior è un attrezzo tattico: serve a neutralizzare superiorità sugli esterni, a isolare il portatore, a ritagliarsi una piattaforma per ripartire con ampiezza e profondità già pronte. È una scelta di controllo degli spazi, non di rinuncia alla palla. L’equilibrio nasce dall’alternanza: quando, come e quanto passare da 3-2-2-3 a 3-1-6; quando coinvolgere il portiere per creare un cinque “virtuale” basso; quando accettare l’uno contro uno dietro per tenere sei uomini oltre la linea della palla. È la grammatica del calcio posizionale contemporaneo, adattata al gusto di un tecnico che ha dimostrato di saper crescere una squadra giovane e poi alzare l’asticella del rischio per vincere le partite.
Se il percorso sarà virtuoso, il Chelsea di Rosenior mostrerà presto una cosa molto semplice da riconoscere e molto difficile da difendere: la naturalezza con cui la squadra si dilata e si compatta, passa da cinque dietro a sei davanti, e usa il portiere come “quinto difensore” per generare superiorità che, pochi secondi più tardi, diventano occasioni. È il segno di un’idea che non confonde mai la forma con la funzione: il modulo cambia, i principi restano.