AFCON 2025
09 Gennaio 2026
AFCON 2025 NIGERIA • Ademola Lookman e Victor Osimehn
La fase a gironi l’abbiamo lasciata alle spalle e, in men che non si dica, abbiamo appena superato anche gli ottavi di finale. Ora, in Coppa d’Africa, sono rimaste solamente 8 nazioni, che possiamo considerare alcune delle più forti del continente, con forse qualche eccezione.In generale, possiamo dire che di sorprese sfiorate le abbiamo viste, ma nessun gran colpo di scena si è ancora presentato, nonostante le tante belle, anzi bellissime storie che il torneo ha già raccontato. Ecco quindi il sunto degli ottavi di finale.
SENEGAL SUDAN 3-1
Il match, che sembra voler ingannare tutti: dopo sei minuti, il Senegal ha visto materializzarsi l’incubo e, per qualche minuto, il torneo sembrava pronto a regalarci l’ennesima favola africana. Per il Sudan, questo era il primo gol su azione, firmato da Aamir Abdallah, che gioca nel campionato australiano. Il Senegal, però, di far parte di questa storia non ne vuole sapere, e la svolta arriva prima dell’intervallo, quando l’esperienza prende il sopravvento sull’entusiasmo: Pape Gueye firma una doppietta che ribalta il risultato e riporta il match su binari più prevedibili, mentre Mané regala spettacolo, meno decisivo nei numeri ma centrale in tutti gli sviluppi senegalesi. Nella ripresa il Sudan prova a restare aggrappato alla partita, ma la differenza di profondità e gestione è evidente. Il gol finale del giovanissimo Mbaye chiude i conti e spegne ogni residua illusione. Il Sudan lascia la Coppa non da sconfitta, anzi, sono riusciti a raggiungere traguardi incredibili in un momento storico in cui da festeggiare hanno avuto molto poco, sicuramente una partecipazione che ricorderanno con amore.
MALI - TUNISIA 1-1 (3-2 d.t.r)
Mali e Tunisia si riaffrontano dopo 5 anni. L’ultima volta fecero la storia e il giro del mondo quando l’ex arbitro Janny Sikazwe fischiò la fine della gara al minuto ’84, salvo poi correggersi e far continuare il match fino al ’89. Diciamo che, anche questa volta, la partita ha lasciato il segno: al momento, è la partita del torneo, una vera passeggiata, un quarto deciso più dal carattere che dal gioco spettacolare. La gara è subito molto fisica: fin dall’inizio tanti falli e altrettanti cartellini. Nella prima mezz’ora si contano 10 falli e 3 cartellini, ma l’evento clou arriva presto: il rosso prematuro a Coulibaly lascia il Mali in 10 uomini per praticamente tutta la partita. Da lì la Tunisia prende il controllo, gestisce il tempo e sembra bastare solo aspettare. E infatti, il gol arriva tardi, all’88’, quando Firas Chaouat incorna di testa su una dormita della difesa maliana: un gol importante e liberatorio. Sulla panchina tunisina, qualcuno esulta già come se fosse finita. Ma il Mali non molla. Nei minuti conclusivi si aggrappa a tutto: alla forza, all’orgoglio, perfino al caos. Ed è lì che conquista un clamoroso rigore per un folle tocco di mano di Meriah negli ultimi secondi di gara. Dal dischetto, Lassine Sinayoko si prende la responsabilità e porta la gara ai supplementari. La Tunisia non riesce a sfruttare la propria superiorità numerica, e il Mali arriva ai rigori. Dal dischetto, la tensione è altissima, ma il portiere Djigui Diarra diventa l’eroe della serata, con due parate decisive che consentono al Mali di vincere 3-2 ai rigori e volare ai quarti contro il Senegal.
MAROCCO - TANZANIA 1-0
Segue un copione chiaro fin dall’inizio. Il Marocco prende il controllo del gioco, tiene il pallone e prova ad allargare una Tanzania compatta e ordinata, concentrata soprattutto a non concedere spazi centrali. Il dominio territoriale è evidente, ma le occasioni vere arrivano col contagocce: i marocchini manovrano, la Tanzania resiste e cerca di restare dentro la partita il più a lungo possibile. Lo spartiacque arriva nella ripresa. Dopo una serie di tentativi respinti e qualche errore di troppo nell’ultimo passaggio, il Marocco trova finalmente il varco giusto con Brahim Díaz, che sblocca la gara e rompe un equilibrio che stava diventando scomodo. Il gol cambia il tono del match: i nordafricani gestiscono con più sicurezza, mentre la Tanzania è costretta ad alzarsi e scoprirsi. Nel finale non mancano le proteste per un rigore reclamato dagli africani orientali, episodio che aggiunge nervosismo ma non cambia la sostanza. Il Marocco chiude sull’1-0, senza brillare ma senza correre veri rischi.
CAMERUN - SUDAFRICA 2-1
Sfido chiunque a non essere incuriosito da questa gara: entrambe sono squadre centrali nel panorama africano. Il Camerun può contare sulla storia, mentre il Sudafrica ha mostrato un grandissimo sviluppo recente. Anche i meno interessati hanno comunque buttato un occhio a questa sfida. I Bafana Bafana partono meglio: nei primi minuti dettano il ritmo, sfiorano il gol e creano diverse occasioni, mentre il Camerun sembra in difficoltà nel trovare ritmo e precisione sotto porta. Situazione che viene immediatamente smentita e ribaltata al ’34, quando Junior Tchamadeu trova la porta e manda in vantaggio i suoi. Il solito check al VAR non spezza l’esultanza dei Leoni Indomabili. La ripresa inizia a bomba: il Camerun sembra galvanizzato e, due minuti dopo l’intervallo, Christian Kofane raddoppia. Questo 2-0 taglia le gambe al Sudafrica, che si trova inaspettatamente molto sotto, ma continua a condurre la gara in cerca di un insperato pareggio. Trova una consolazione con Evidence Makgopa nel finale, ma è tardi: il Camerun non si fa beffare e porta a casa la vittoria. Il Camerun affronterà il Marocco agli ottavi, ma dalla sua ha un dato molto interessante: per ben 7 volte ha eliminato la squadra ospitante del torneo.
EGITTO - BENIN 3-1
C’è un tipo di partita che sembra scritta perché dovrebbe essere semplice, ma che diventa subito teatro di sorprese. L’abbiamo visto con il Marocco e un po’ anche con il Senegal, ma una gara che lo ha mostrato ancora più chiaramente è stata Egitto–Benin. I Faraoni, sette volte campioni continentali, si presentano ad Agadir con la fama, la storia, i pronostici e due giocatori come Omar Marmoush e Mohamed Salah dalla loro parte. Ma il calcio è un Bastian contrario e tutte queste certezze non le guarda: la gara rimane bloccata più a lungo del previsto, perché il Benin rifiuta di farsi intimidire e l’Egitto è tradito proprio dai suoi uomini di punta, incapaci di incidere. L’equilibrio dura fino al 69’, quando Marwan Attia si inventa un gol da urlo con un sinistro potente da fuori area. Il Benin non si spezza: quando pochi pensano a un ritorno, Jodel Dossou sfrutta una mischia in area e pareggia, riportando i “Cheetahs” in partita e costringendo i Faraoni a fare gli straordinari. Nei minuti successivi, l’Egitto ritrova l’inerzia: Yasser Ibrahim, con un colpo di testa, firma il nuovo vantaggio. Poco prima del triplice fischio, Salah, con un’esecuzione precisa dopo una ripartenza orchestrata da Zizo, chiude il conto e regala ai suoi il 3-1. Un risultato che non rende giustizia al Benin, ma che conferma il merito dell’Egitto.
NIGERIA - MOZAMBICO 4-0
Immaginiamo la Nigeria come un piatto, il classico Riso Jollof, che puoi condire e reinterpretare a piacere. Ora immaginiamo di avere due ingredienti eccellenti singolarmente e decidiamo di provarli insieme per vedere se la combinazione funziona: Victor Osimhen e Ademola Lookman. All’inizio sembrano amalgamarsi bene: Coppa d’Africa stellare, prestazioni da applausi e gol in serie, anche proprio contro il Mozambico. Ma poi arriva il boccone che nessuno voleva sentire. Durante la partita esplode la lite tra i due: Osimhen, furioso per un mancato passaggio di Lookman che gli avrebbe potuto regalare la tripletta, perde la pazienza e chiede addirittura il cambio. Da qui sono nate speculazioni su un possibile ritiro dell'attaccante del Galatasaray, ma al momento rimangono solo voci. Sul campo, però, la Nigeria non ha conosciuto ostacoli: dal primo all’ultimo minuto ha dominato. Nel primo tempo a segnare sono stati Lookman e due volte Osimhen, la seconda su assist proprio dell’atalantino, e allo scadere Akor Adams ha chiuso il conto con l’ultimo gol. Ora alla Nigeria aspetta il quarto contro l’Algeria, ma l’ambiente non è sereno: dalle tensioni tra le due star alle minacce di ritiro della Coppa per mancati pagamenti da parte della federazione, i problemi extra-campo mettono un po’ d’ombra su una squadra che in campo continua a brillare.
ALGERIA - RD CONGO 1-0
Mentiremmo se dicessimo che non ci siamo innamorati un pochino del Congo. Uno dei motivi probabilmente è Michele Kuka Mbolandinga, l’uomo che dalla prima giornata ha scelto di tifare per i suoi giocatori mimando la statua di Patrice Lumumba. Per chi non lo sapesse, Lumumba fu l’eroe congolese che liberò il suo paese dal colonialismo belga: all’epoca, il Congo era una delle colonie più brutalmente sfruttate e massacrate, e Lumumba divenne il primo leader del Congo indipendente. Ripassatina storica fatta, Lumumba, in un certo senso, è stato importante anche per l’Algeria: la sua influenza arriva fino a qui, e il nostro uomo-statua è diventato un po’ il simbolo di questa Coppa d’Africa. L’Algeria quest’anno è un’altra squadra rispetto al passato: il capitale di cui dispone è sfruttato al meglio. Ma il Congo è una squadra non bella da vedere ma davvero difficile e, forse, anche un po’ antipatica. I nordafricani provano a comandare, ma senza mai dare la sensazione di avere davvero il controllo. Il Congo accetta di soffrire, chiude gli spazi e costringe Mahrez e compagni a giocare lontano dalla porta. I dettagli cambiano nel momento più drammatico della serata. Al 119’, quando tutto sembrava destinato ai rigori, Adil Boulbina firma il gol che vale la qualificazione: un destro potente che taglia fuori il portiere, manda in visibilio i tifosi e fa crollare il sogno congolese. La scena della nostra statua che si lascia cadere mentre i tifosi la sostengono è, indubbiamente, bellissima.
COSTA D'AVORIO - BURKINA FASO 3-0
È un piccolo derby dell’Africa occidentale, un incontro tra due Paesi vicini per storia, geografia e legami culturali, che hanno vissuto tanti scambi migratori e che fanno di loro quasi la stessa anima. La Costa d’Avorio entra in campo carica, spinta dal pubblico di Abidjan e dalla fame di confermarsi campione in carica. Il Burkina Faso si chiude, fisico e paziente, pronto a sfruttare ogni errore. Ma la Costa d’Avorio è superiore: domina la gara e non permette mai al Burkina di combinare qualcosa. Amad Diallo, dalla stessa scuola dello United, apre le marcature con un sinistro potente e preciso. Il Burkina Faso non si arrende, ma ogni volta che prova a uscire si scontra con la difesa ivoriana, attenta e pronta a chiudere ogni spazio. Il raddoppio è frutto di una combinazione veloce: Diallo serve Yan Diomandé, che non sbaglia e porta il punteggio sul 2-0. Nel finale, a chiudere la pratica ci pensa Bazoumana Touré, freddo sotto porta e preciso nel mettere la firma sul 3-0.
Venerdì 9 gennaio 2026
Mali vs Senegal – ore 17:00
Camerun vs Marocco – ore 20:00
Sabato 10 gennaio 2026
Algeria vs Nigeria – ore 17:00
Egitto vs Costa d’Avorio – ore 20:00