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Ibrahimovic lascia il Milan! Il figlio di Zlatan è pronto a vestire la maglia di una big europea

Maximilian saluta i rossoneri e comincia una nuova avventura: ecco la sua destinazione e la formula del trasferimento

Maximilian Ibrahimovic

Maximilian Ibrahimovic lascia il Milan e andrà a vestire un'altra maglia già indossata dal padre: il classe 2006 è un nuovo calciatore dell'Ajax

Immaginate una sera ventosa alla periferia sud di Milano, campo di Serie D, riflettori che tremano al freddo. Allo scoccare del minuto trentacinque, un sinistro a incrociare s’infila all’angolino: esulta un ragazzo alto, asciutto, cognome ingombrante. Quel gol, uno dei cinque messi insieme nella prima parte di stagione con il Milan Futuro, è la cartolina che accompagna ora Maximilian Ibrahimovic ad Amsterdam, dove una maglia biancorossa lo aspetta: quella dell’Ajax. Un viaggio che profuma di déjà‑vu e di progetto, di responsabilità e di opportunità. Perché la formula è chiara: prestito con diritto di riscatto — che alcune fonti in Olanda e in Italia indicano attorno ai 3,5 milioni di euro — e clausola a favore del Milan su una futura rivendita. E perché il contesto, la Toekomst (letteralmente “futuro”), il centro sportivo dei Lancieri, è uno dei luoghi del calcio europeo dove i giovani imparano più velocemente a diventare calciatori.

L'OGGI E IL DOMANI

Il trasferimento di Maximilian Ibrahimovic all’Ajax nasce come un’operazione “a due tempi”. Nella finestra invernale del calciomercato di gennaio 2026, il Milan lo manda ad Amsterdam in prestito con diritto di riscatto. Diversi media convergono su un’opzione fissata a circa 3,5 milioni: un valore sostenibile per i Lancieri, coerente con la strategia del club sui prospetti in uscita dai vivai d’élite, e una possibile plusvalenza differita per i rossoneri, che in ogni caso si tengono una percentuale sull’eventuale futura rivendita. In altre parole: rischio contenuto per chi compra, tutela del valore per chi cede.

Il piano tecnico è altrettanto netto: Maximilian si allenerà con la prima squadra di Ajax, ma i suoi primi minuti ufficiali arriveranno, con buona probabilità, in Jong Ajax — la formazione Under 23 che gioca stabilmente nella Keuken Kampioen Divisie (la Serie B olandese) e funge da rampa di lancio verso il grande calcio. L’Ajax ha costruito per lui un percorso a tappe: integrazione metodologica, familiarità con i princìpi di gioco del club, e progressiva responsabilizzazione competitiva. È il modello che ad Amsterdam applicano da anni, aggiornato dalla direzione tecnica guidata da Marijn Beuker, il Director of Football arrivato nel 2023 con mandato esplicito sulla filiera dalla U8 alla prima squadra, scouting e analytics inclusi.

NUMERI E PROFILO

Classe 2006, 183 centimetri di altezza, piede destro, naturale tendenza a partire da sinistra per poi stringere dentro il campo, "uno contro uno" vivace, attacco dell’area con i tempi giusti. Nel Milan Futuro — il progetto rossonero che ha sostituito la vecchia seconda squadra inserendola in Serie D — ha lasciato un segno concreto mettendo insieme 16 presenze in campionato, con 5 gol e 4 assist. Numeri che si sommano alle due stagioni giovanili precedenti tra Primavera, UEFA Youth League e Under, dove è cresciuto di rendimento fino a guadagnarsi la prima convocazione in prima squadra per la Supercoppa Italiana di dicembre 2025: un segnale di fiducia interno, nonostante il debutto con i “grandi” non sia ancora arrivato.

Se allarghiamo lo sguardo alle sue tre stagioni in rossonero — tra settore giovanile, coppa europea giovanile e primi passi nel calcio dei grandi — il bilancio complessivo è di circa 80 presenze, 15 gol e 7 assist. Una base che racconta un percorso graduale, qualche strappo di talento e la sensazione diffusa che la continuità competitiva (quella vera, settimanale) sia l’ultimo mattone da aggiungere per capire a quale altezza Maximilian possa spingersi.

UN PONTE LUNGO 22 ANNI

Il fascino narrativo è fin troppo evidente, ma non per questo meno sostanziale: ventidue anni fa, un altro Ibrahimovic attraversava mezza Europa per vestire il biancorosso dell’Ajax. Tra il 2001 e il 2004, Zlatan Ibrahimovic segnò in Olanda 48 gol in 110 partite, vinse due Eredivisie (2001‑02 e 2003‑04) e “spiegò” al continente di che pasta fosse fatto, passando ai quarti di Champions League con due reti all’esordio nella massima competizione contro il Lione. Il resto è storia condivisa: Juventus, Inter, Barcellona, il ritorno al Milan, PSG, Manchester United, LA Galaxy, di nuovo Milan fino all’addio del giugno 2023.

Per Maximilian, la connessione è più di un tratto di penna in anagrafe. È un contesto che sa lavorare con i figli d’arte, che declina il carico del cognome in responsabilità tecnica, non in peso emotivo. Succede quando una organizzazione non ti chiede di “essere tuo padre”, ma di essere il miglior te stesso possibile dentro un’idea di gioco molto chiara: dominanza territoriale, occupazione razionale degli spazi, cura maniacale della ricezione orientata, rifinitura sul corto e sull’attacco della profondità.

PERCHÉ L'AJAX È IL POSTO GIUSTO

Cultura del talento. L’Ajax ha una infrastruttura specifica — la De Toekomst — e un metodo interno aggiornato: staff “a coppie” in alcuni reparti per combinare didattica e specialismo, monitoraggio individuale, e un principio non negoziabile: “progressione lenta è la migliore progressione”. Per un 2006 in uscita dalla Serie D italiana, equivale a un acceleratore di apprendimento. Gradualità agonistica. Il passaggio per Jong Ajax nella Keuken Kampioen Divisie garantisce minuti veri senza bruciare le tappe. Parliamo di un campionato professionistico, con ritmi, fisicità e pressioni tutt’altro che accademiche, ma dentro una struttura che risponde alle esigenze di sviluppo dell’Ajax più che a quelle di classifica (le squadre “Jong” non possono essere promosse). Chiarezza dei ruoli. A Maximilian verrà chiesto di “interpretare” l’esterno sinistro alla maniera dei Lancieri: ampiezza in non possesso per coprire la linea di passaggio esterna, attacco al mezzo-spazio in conduzione, rifinitura “a muro” e tagli a chiudere sul secondo palo. È, di fatto, ciò che ha già mostrato al Milan Futuro, ma con standard tecnici e decisionali più alti. Finestra sul mercato. Se l’Ajax esercitasse il diritto di riscatto (oggi stimato attorno a 3,5 milioni di euro), lo farebbe per un profilo in cui crede davvero. E se un domani arrivasse una rivendita, ecco la clausola di sell‑on a tutela del Milan: non solo “addio”, ma partnership sul valore futuro.

PERCHÉ HA SENSO ANCHE PER IL MILAN

Dal lato Milan, l’operazione rispetta tre criteri che a Casa Milan sono diventati bussola negli ultimi anni. Valorizzazione del patrimonio. Mandare un 2006 a giocarsi minuti in una struttura come quella dell’Ajax è, di per sé, una forma di investimento, con ritorno potenziale sia tecnico che economico. Razionalità contrattuale. Il prestito con diritto (e non obbligo) di riscatto lascia al Milan il controllo delle conseguenze. Se Maximilian esplode e l’Ajax esercita, i rossoneri monetizzano e mantengono la finestra sulla futura rivendita. Se invece i Lancieri non affondano il colpo, il giocatore rientra con un bagaglio tecnico arricchito. Coerenza sportiva. In prima squadra, le gerarchie sulle corsie offensive sono fitte. Garantire oggi a Maximilian quel monte‑minuti che lo aiuti a colmare il “gap decisionale” è obiettivamente complicato. Farlo ad Amsterdam è una scelta di campo, non di comodo.

MAXIMILIAN OGGI

Il “giovane Ibrahimovic” non è (né sarà) un clone di Zlatan. Struttura più filiforme, meno gioco spalle alla porta, più campo aperto e conduzioni diagonali dal lato debole. I punti forti. Attacco del primo controllo. Quando riceve sul sinistro per poi aprire il destro, ha una rapidità di orientamento che salta la prima pressione. Arrivo in area. L’istinto sul secondo palo e il tempo di inserimento dal lato debole gli hanno già fruttato 5 gol in Serie D. Lettura del corto. Ha migliorato la qualità del “muro” a un tocco per l’interno o il terzino in sovrapposizione. Le aree di crescita. Forza specifica nei duelli. La Keuken Kampioen Divisie gli metterà addosso difensori abituati al corpo‑a‑corpo. Lì serviranno spalle, appoggi e “resistenza al contatto”. Selezione della giocata. In alcune partite giovanili, la tentazione del dribbling di troppo è ricomparsa. Ad Amsterdam l’asticella decisionale è più alta: una giocata in meno, un vantaggio collettivo in più. Pressione organizzata. L’Ajax misura molto la qualità della prima riaggressione e delle uscite coordinate sull’esterno. È una scuola tattica che “educa” subito al dettaglio.

IL COGNOME: PESO O PRIVILEGIO?

Il cognome Ibrahimovic è un amplificatore. Ogni scelta viene ingigantita, ogni gesto tecnico filmato. Eppure, nelle ultime due stagioni, Maximilian ha iniziato a prendersi lo spazio con meriti propri: doppietta all’esordio in Primavera (agosto 2024), progressione stabile in Youth League, minuti e leadership crescente nel Milan Futuro fino alle prime convocazioni con i “grandi”. La chiamata in Supercoppa (dicembre 2025) è stata il segnale che il club lo percepisce come parte della pipeline.

In Olanda, avrà un duplice vantaggio: la normalizzazione della sua figura dentro una comunità che tratta i talenti per quello che sono (progetti tecnici), e una città — Amsterdam — abituata a incrociare storie, lingue e football culture differenti. Un contesto che diluisce l’ossessione mediatica e concentra l’energia dove serve: sul campo.

UN CERCHIO CHE SI CHIUDE… FORSE

C’è una fotografia che molti tifosi hanno ancora negli occhi: Zlatan con la maglia dell’Ajax, il ciuffo ribelle, la sforbiciata, il sorriso sfrontato. Maximilian non è quella foto. È un’altra storia, che passa dagli stessi corridoi ma a un piano diverso, con un bagaglio di strumenti inedito e una mappa che dice: “cresci bene prima di crescere in fretta”. Un prestito, un’opzione, una percentuale: numeri e clausole che dicono meno del luogo dove atterrerà ogni mattina — la Toekomst — e di ciò che lì succede: il futuro, per definizione, si costruisce.

Se tutto andrà come immaginano a Milano e ad Amsterdam, tra gennaio e giugno 2026 vedremo un ragazzo misurarsi con la realtà professionistica olandese, una organizzazione mettergli addosso il passo giusto, e due club stringersi la mano su un’idea comune: il talento ha bisogno di una traiettoria, non solo di una destinazione. E chissà che, tra qualche anno, quando leggeremo “Ibrahimovic” sui tabellini europei, il primo istinto non sia più quello del confronto, ma quello della curiosità: che cosa ha fatto oggi, con il suo calcio, questo ragazzo di 19 anni che ha imparato ad Amsterdam a essere sé stesso?

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