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Fabregas allarga il Como: un metro in più che cambia pressing, ampiezza e identità

Una modifica invisibile ai più, ma decisiva per chi gioca e allena: il terreno del Sinigaglia è stato ampliato sulle fasce su richiesta dell’allenatore spagnolo. E dietro c’è un’idea precisa di calcio

Fabregas allarga il Como: un metro in più che cambia pressing, ampiezza e identità

Una mattina qualunque sul lago, con il sole che rimbalza sull’acqua e il vento che muove le bandiere in curva. D’un tratto, però, la linea di gesso corre più lontano, spingendosi qualche passo verso le tribune. Non è un miraggio: al Giuseppe Sinigaglia il campo è davvero più largo. Non di molto, “solo” di oltre un metro, ma abbastanza per cambiare geometrie, tempi di gioco e letture del pressing. A chiedere l’intervento è stato Cesc Fabregas, che al Como sta cucendo addosso alla squadra il suo calcio di ampiezza, coraggio e uscite pulite dalla pressione. E quando il piano di gioco cozza contro la fisica del perimetro, si interviene sulla fisica. Con criterio, regolamento alla mano, e una visione tattica netta.

COSA È STATO MODIFICATO E PERCHÉ

Il terreno del Sinigaglia misurava prima 105×65 metri; oggi la larghezza si avvicina a 66 metri, grazie a un allargamento di “oltre un metro” effettuato sulle due fasce laterali. La lunghezza resta di 105 metri, lo standard delle grandi leghe. La richiesta è partita direttamente da Fabregas, convinto che “avere il campo più largo permetta di gestire meglio la pressione avversaria, superando la prima linea grazie all’apporto degli esterni”. È lo stesso tecnico spagnolo ad averlo spiegato a margine dell’ultima partita casalinga. Il margine di ulteriore intervento, tecnicamente, esiste: i Regolamenti IFAB fissano per il calcio professionistico un quadro che consente variazioni entro limiti definiti, e per i campi delle competizioni di vertice la raccomandazione è quella di rispettare lo standard di 105×68 metri. In Serie A, lo standard è proprio questo; la larghezza minima tollerata per ragioni strutturali è di 65 metri. Il Como, dunque, si è mosso da 65 verso 66, ed è plausibile che in futuro si possa spingere ancora fino a 67 o 68, compatibilmente con gli spazi e con le autorizzazioni della Lega Serie A.

QUANTO CONTA "SOLO UN METRO"

Nel calcio d’élite, un metro non è un dettaglio: significa un corridoio in più per il terzino che sale, una traiettoria più ampia per il cambio gioco, qualche millisecondo aggiuntivo per ricevere fronte porta. Le squadre allenate per uscire dal pressing in modo codificato sfruttano l’ampiezza per allargare le maglie avversarie e creare linee di passaggio interne. È un principio chiave: attirare sul lato forte, cambiare lato sulla corsa e attaccare l’area con più uomini. In campi stretti, invece, le pressioni “a gabbia” comprimono tempi e spazi, costringendo spesso a giocate più dirette. Non a caso, la rassegna delle misure dei campi di Serie A mostra come molti impianti siano tarati su 105×68, mentre realtà con vincoli strutturali hanno mantenuto 65 o 67 di larghezza, con conseguenze pratiche nella conduzione delle partite.

IDENTITÀ E DETTAGLI

La mossa racconta molto della cifra tecnica di Fabregas allenatore. L’ex regista di Arsenal, Barcellona e Chelsea ha portato a Como un’idea di calcio in cui il primo principio è il controllo: palla coperta, linee di passaggio pulite, esterni che danno ampiezza reale e non meramente posizionale. Su un campo più largo: l’uscita dal basso contro pressioni organizzate trova più sbocchi sull’esterno; l’ampiezza “porta fuori” i quinti o i terzini avversari, creando buchi nel mezzo spazio; i cambi di gioco diventano arma per “saltare” la densità sul lato forte; le transizioni negative possono essere gestite con contro-pressione meglio distribuita, perché la prima ricezione dell’avversario tende a essere più lontana dalla zona pericolosa. È quanto lo stesso Fabregas ha lasciato intendere: si tratta di un adattamento per “gestire meglio la pressione” e valorizzare gli esterni. E non è escluso che, nel medio periodo, si punti a un’ulteriore larghezza entro il limite massimo di 68 metri.

GLI EFFETTI IN PARTITA

Pressione alta avversaria: su campo stretto, le distanze tra centrale, terzino e ala si comprimono; l’uomo in ricezione gioca “spalle al mare” e viene ingabbiato. Su campo più largo, la ricezione in ampiezza apre l’angolo di uscita e attira un difendente in più, liberando una linea per la mezzala nel mezzo spazio. È il primo “guadagno” tattico della modifica. Costruzione a tre e rotazioni: con più larghezza, il braccetto che si abbassa o il mediano che scivola in prima costruzione hanno più tempo per ricevere e alzare la testa; la diagonale di uscita verso l’esterno alto diventa più lunga (e quindi meno leggibile) per la pressione avversaria. Rifinitura e cross: un metro in più allarga le aree di cross “attaccabili” e concede un passo in più per alzare la testa al giocatore di fascia, migliorando qualità e selezione del cross stesso. Sono spiccioli di campo che, messi insieme, producono “interessi composti” sull’arco dei 90 minuti. È esattamente il tipo di accumulo di micro-vantaggi che un allenatore dalla cultura del dettaglio come Fabregas ricerca.

UN CAMBIO CULTURALE

Il segnale che arriva da Fabregas è anche culturale. Per anni, molti club italiani hanno “subìto” vincoli infrastrutturali, adattando il gioco a quello che lo stadio permetteva. Qui accade il contrario: si interviene sullo stadio per avvicinarlo all’idea di gioco. È una linea coerente con il percorso del Como negli ultimi anni: promozione, consolidamento in Serie A, progettualità sull’impianto e volontà di valorizzare un luogo iconico senza rinunciare alla competitività sportiva. Il percorso di riqualificazione del Sinigaglia, pur con aggiustamenti e ridimensionamenti in corso nel dialogo con il Comune di Como, va letto dentro questa traiettoria.E adesso? Il prossimo step, come suggerisce l’allenatore, sarà misurare in campo l’impatto di questo “micro-ritocco” sui principi cardine del Como: uscita pulita dalla pressione, uso degli esterni come “elastici” per allargare la difesa rivale, capacità di rifinire sul lato debole. Se le sensazioni restituiranno i dividendi attesi, non è un’eresia immaginare un’ulteriore spinta verso 67 o 68 metri, sempre che i margini strutturali lo consentano e che l’iter autorizzativo lo avalli. Nel frattempo, il Sinigaglia ha guadagnato un metro. A volte, nel calcio, è la distanza che separa un’idea dalla sua realizzazione.

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