Primavera 1
13 Gennaio 2026
Una serata di dicembre a Poljud, lo stadio ribollente dell’HNK Hajduk Split. Il tabellone segna 2-1 su Vukovar 1991 e il giovane che allunga la falcata al novantesimo non ha ancora compiuto diciannove anni. È alto 1,92 e gioca con la naturalezza di chi ha capito in fretta due cose semplici e difficili: anticipare e semplificare. Si chiama Branimir Mlacic, fa il difensore centrale, indossa il numero 22. È qui che gli osservatori dell’Inter appuntano tre parole sul taccuino: “tempi, pulizia, margini”. In Viale della Liberazione il file è già corposo: la linea del club è chiara, l’interesse è concreto, ma l’operazione va incastrata bene nel calendario. Tradotto: giugno è la finestra indicata come “momento giusto”, senza escludere — se si aprisse la possibilità — una mossa anticipata, da incastonare con prudenza.
Nato a Split il 12 marzo 2007, Mlacic è il prodotto della fucina dell’Accademia “Luka Kaliterna” dell’Hajduk, dove è approdato a 11 anni dal Trogir 1912. Difensore centrale di piede destro, longilineo ma già ben strutturato, è entrato stabilmente in prima squadra nella stagione 2025/26: debutto europeo il 31 luglio 2025 (Qualificazioni UEFA Conference League, vittoria 2-1 in trasferta sullo Zira), esordio in campionato pochi giorni dopo contro l’Istra 1961. Al 21 dicembre 2025, la stessa Hajduk certificava un bilancio di 18 presenze stagionali, 17 da titolare, 0 gol e 2 assist, con media di 87 minuti a gara: indizi forti di una fiducia conquistata in fretta dal ragazzo nello scacchiere di Poljud. Il salto di qualità è fotografato anche dal percorso nelle nazionali giovanili: Under 18 nel 2024, Under 19 nel marzo 2025 e, da ottobre 2025, prime convocazioni con la Croazia Under 21 del ct Ivica Olic per le qualificazioni all’Europeo 2027. Un dettaglio non banale per un classe 2007. Sul fronte contrattuale, Mlacic ha prolungato con l’Hajduk fino al 30 giugno 2029, notizia resa pubblica il 7 novembre 2025 dal club e ripresa dalla stampa croata: un rinnovo che rafforza la posizione negoziale di Spalato e chiarisce al mercato che il ragazzo è considerato patrimonio tecnico.
L’Inter ha inserito Mlacic tra i profili monitorati con priorità, in un quadro in cui il club intende evitare mosse affrettate e privilegiare una pianificazione coerente. Il club nerazzurro valuta la finestra estiva come la più adatta per affondare, ma non esclude una mossa anticipata se si dovessero manifestare condizioni favorevoli (per esempio, finestre regolamentari, spazi in rosa o incastri con eventuali prestiti). È una linea coerente con le scelte recenti fatte sui giovani: acquisizione programmata, inserimento graduale e valorizzazione in un contesto tecnico protetto.
Profilo fisico e aereo: l’altezza di 1,92 favorisce il dominio nel gioco aereo, qualità preziosa tanto in marcatura quanto sulle palle inattive, in entrambe le aree. Concetto chiave: tempo di salto. Letture difensive: precoce nella lettura delle linee di passaggio, mostra un discreto timing sull’anticipo. Concetto chiave: intercetti. Prima costruzione: predilige la giocata semplice e verticale, con margini per consolidare la gestione sotto pressione. Concetto chiave: uscita palla. Polivalenza dentro la linea: può occupare il centro-destra in una difesa a tre o lavorare da braccetto, ma è stato impiegato anche in linee a quattro. Concetto chiave: adattabilità. Il contesto tattico dell’Inter — che negli ultimi anni ha fatto dell’ordine difensivo, del dominio territoriale e delle transizioni “controllate” la propria grammatica — rende un centrale come Mlacic un investimento coerente, soprattutto se pensato con tempi di maturazione congrui a un classe 2007. Le valutazioni tecniche filtra(te) da testate italiane e croate insistono su un difensore “moderno”, con spiccata attitudine all’impostazione e una proiezione di crescita fisica ancora significativa.
Nel disegnare la rotta, a Milano si guarda anche all’esperienza recentissima di un altro talento cresciuto a Poljud: Luka Vuskovic, prelevato dal Tottenham con un accordo siglato nel 2023 e attivato nel 2025, per poi essere avviato a una sequenza di prestiti formativi (Polonia, Belgio, Bundesliga con l’HSV). È un modello “a tappe” — proprietà del cartellino e sviluppo progressivo in ambienti adatti — che molti club di vertice stanno replicando quando individuano centrali ad alto potenziale. Per l’Inter, la tentazione di replicare una traccia simile con Mlacic esiste nella misura in cui l’Hajduk - club che negli ultimi anni ha consolidato la reputazione della propria Accademia anche grazie alla corsa storica fino alla finale di UEFA Youth League 2022/23 - offre contesto competitivo e pressioni calibrate. La vetrina europea dei giovani di Spalato è stata certificata dalla finale contro l’AZ Alkmaar e dal percorso passato per avversarie di primo piano.
Ci sono talenti che si colgono d’impulso, e altri che si raccolgono con il tempo giusto. Branimir Mlacic sembra appartenere alla seconda specie: un difensore centrale classe 2007 che ha già messo in fila presenze, continuità e convocazioni in un contesto competitivo, ma che per impattare ad alto livello ha ancora bisogno di stratificare esperienza e struttura. L’Inter, che negli ultimi anni ha dimostrato di saper “pensare” i colpi per il domani — e di valorizzarli con metodo — non ha fretta: giugno è il perno della strategia. Ma il calcio di mercato, si sa, vive anche di finestre che si aprono all’improvviso. Se capitasse, a Viale della Liberazione sono pronti a capire se anticipare può diventare la scelta giusta. Con una bussola semplice: qualità, tempi, progetto.