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Una leggenda con Ferguson, ora la sfida da allenatore: l'ex centrocampista guiderà il Manchester United

Vinto il duello con Solskjaer e contratto fino alla fine della stagione: sabato subito il derby con il City

Michael Carrick, il dogma del possesso al bivio di Old Trafford

Michael Carrick firma con il Manchester United, sarà l'allenatore a interim fino a fine stagione

All’ingresso del centro sportivo di Rockliffe Park c’è una lavagna che, fino a giugno 2025, riportava sempre le stesse geometrie: linee orizzontali, distanze corte, frecce che spingono sugli esterni. È l’istantanea di Michael Carrick allenatore del Middlesbrough: un’idea di calcio ferrea, centrata sul possesso palla e su una variazione tattica minima, trasformata prima in volano di crescita e poi in motivo d’attrito con i risultati. Oggi, mentre lo United lo ha scelto - manca solo l'annuncio ufficiale - per guidare la squadra fino alla fine della stagione dopo l’esonero di Rúben Amorim, quella lavagna torna d’attualità: quanto potrà piegarsi il suo sistema, senza spezzarsi?

IL CREDO DI "HAVOC"

Così soprannominato dai tifosi dei Red Devils. Ovvero "Caos"per la sua capacità di creare scompiglio negli schemi avversari con la sua intelligenza tattica e passaggi precisi, nonostante un'apparente calma in campo. Nella sua prima stagione piena al Boro (2022-23), Carrick ha rialzato una squadra precipitata sul fondo della Championship e l’ha portata fino al quarto posto, perdendo poi la semifinale playoff con il Coventry. Il metodo è stato chiaro fin dal primo allenamento: un 4-2-3-1 che in fase di possesso si rimodella in 3-2-4-1, con un terzino che si stringe dentro il campo per formare la prima costruzione e l’altro che canta e porta la croce più in alto, a fissare e superare l’ultima linea.

È la grammatica del suo calcio: costruzione paziente, occupazione razionale degli spazi, progressione palla a terra, pochi lanci lunghi, tante sequenze di passaggi. Questa impostazione ha dato un’identità riconoscibile. Il Middlesbrough ha spesso convertito la linea a quattro in una a tre in impostazione, valorizzando la capacità del terzino di “entrare” accanto ai mediani per creare una doppia cerniera davanti ai centrali. Dall’altra parte, il terzino alto e l’ala lavoravano in sovraccarico per liberare il cross o l’attacco degli spazi. Nelle migliori giornate, il Boro sembrava una piccola orchestra di fraseggi: ordine, pazienza, tempismo.

IL ROVESCIO DELLA MEDAGLIA

Il conto, però, è arrivato nei due anni successivi. La stessa rigidità che aveva dato disciplina al gruppo lo ha reso leggibile, soprattutto laddove le partite chiedevano strappi o correzioni in corsa. In EFL Cup (gennaio 2024) contro il Chelsea, dopo un esaltante 1-0 all’andata firmato Hayden Hackney, il Middlesbrough è crollato a Stamford Bridge perdendo 6-1. È stato un laboratorio televisivo: costruzione dal basso forzata, errori puniti senza pietà, difficoltà ad “uscire” dal copione, anche a costo di miscelare il gioco con sequenze più dirette. Quell’eco, nel tempo, si è allargata.

L’ultimo atto è arrivato a giugno 2025: Carrick e Middlesbrough si separano dopo l’ottavo e poi il decimo posto, fuori dai playoff. Tra i fattori c’è stato anche un terremoto tecnico-economico: la partenza di Emmanuel Latte Lath, centravanti chiave del sistema, volato con un accordo record in MLS all’Atlanta United per circa $22 milioni a ridosso della fine del mercato di gennaio. Una cessione di peso che ha tolto profondità e minaccia agli attacchi in campo aperto, riducendo gli “sbocchi” verticali del possesso. Ne è seguita la critica più ricorrente: “bello, ma poco flessibile”. L’intuizione iniziale si è irrobustita in abitudine, e l’abitudine — in Championship — può diventare prevedibile.

MANCHESTER UNITED: UN COMPITO URGENTE

La biografia professionale di Carrick resta però quella di un tecnico con una cifra precisa, capace di migliorare i singoli. Tre nomi su tutti:

  1. Emmanuel Latte Lath: arrivato da Atalanta nell’estate 2023, ha trovato continuità, attacco alla profondità e una miglior lettura dei tempi di smarcamento dentro un calcio che lo cercava spesso come terminale duro e puro. In due stagioni in Championship ha messo assieme numeri da protagonista, abbastanza da accendere l’MLS e strappare un investimento da record. Il suo addio a gennaio-febbraio 2025 ha lasciato un vuoto tecnico evidente.
  2. Hayden Hackney: prodotto dell’academy del Boro, trasformato in perno della mediana. Con Carrick ha imparato a “pensare” il ritmo della manovra, a ricevere orientato, a trasformarsi in raccordo tra le due fasi. È salito fino all’Inghilterra Under-21, dove a giugno 2025 è entrato nel tabellino della semifinale europea, servendo l’assist del 2-1 a Harvey Elliott. Un salto che racconta quanto il contesto “chiaro” di Carrick aiuti i giovani a consolidarsi.
  3. Morgan Rogers: esterno/seconda punta di sensibilità moderna, rifinitore e attaccante degli spazi. Valorizzato dentro quei meccanismi di sovraccarico laterale e attacco dell’half-space, ha fatto in tempo a prendersi una vetrina di coppa (gol a Stamford Bridge) e una plusvalenza: passaggio all’Aston Villa nel gennaio-febbraio 2024 per un pacchetto di circa £15-16 milioni complessivi.

Dentro lo United di gennaio 2026, la sua “cassetta degli attrezzi” può tornare utile subito. Il club lo chiama per traghettare la squadra fino a fine stagione, con un calendario che parte con il derby contro il Manchester City e prosegue con l’Arsenal: partite che chiedono idee chiare e un piano partita riconoscibile. L’assetto base, verosimilmente, resterà il 4-2-3-1 che in possesso disegna un 3-2-4-1.

LE DOMANDE GIUSTE PER OLD TRAFFORD

Qui però si arriva al cuore del bivio. La Premier League è un ecosistema che punisce la ripetibilità quando diventa dogma. Le domande che circondano Carrick sono tre, e sono tutte centrali:

  1. Fino a che punto saprà “storcere” la propria idea per adattarla all’avversario? Lo United ha bisogno di un minimo di flessibilità: saper cambiare in corsa pressing, altezza del blocco, meccanismi di costruzione, rinunciando se serve a qualche principio per guadagnare metri o tempo. È ciò che al Boro è mancato nelle sere in cui il piano A entrava in crisi.
  2. Quanto rapidamente riuscirà a fissare principi condivisi in uno spogliatoio ferito? Dopo l’esonero di Amorim, serve una impalcatura semplice che responsabilizzi i leader e offra riferimenti chiari ai giovani: “chi sale, chi stringe, chi detta il tempo”. In questo Carrick ha dimostrato, anche nel 2021 da traghettatore (tre gare: vittorie con Villarreal e Arsenal, pari a Stamford Bridge), di saper portare calma.
  3. Come comporrà lo staff e il mix tecnico? Dalle indiscrezioni, Darren Fletcher potrebbe restare a supporto operativo; Jonathan Woodgate, braccio destro al Boro, è un profilo che Carrick stima; e non è passata inosservata la disponibilità di Wayne Rooney a dargli una mano. La competenza del gruppo tecnico, anche nella preparazione delle partite e nell’analisi degli avversari, sarà determinante.

UNA LEADERSHIP SILENZIOSA

Nel North-East, Carrick si è guadagnato la fama di tecnico rigoroso nei comportamenti e calmo nel tono. È una dote che in un ambiente come Manchester può disinnescare la volatilità del contesto. Calma, però, non può significare neutralità: le sue scelte (panchine eccellenti nel 2021, quando mise da parte Cristiano Ronaldo a Stamford Bridge, comunicazioni misurate ma ferme) hanno mostrato che sa prendere decisioni impopolari. Allo United, con una tifoseria impaziente e una classifica che chiede un cambio di passo, servirà l’equilibrio tra il principio e la pragmatica.

PERCHÉ ORA E PERCHÉ CARRICK

Perché Michael Carrick adesso? Per tre ragioni:

  1. Conosce l'ambiente. Allenatore in staff con José Mourinho e Ole Gunnar Solskjær, poi caretaker nel 2021 con 3 partite senza sconfitte (vittorie su Villarreal e Arsenal, pari con il Chelsea). Questo passa-vite può aumentare la “presa” immediata sul gruppo.
  2. Ha una proposta di gioco riconoscibile e comprovata al di fuori di Old Trafford. Lo United ha oscillato tra sistemi e principi nelle ultime stagioni: la chiarezza fa guadagnare tempo.
  3. È uno sviluppatore di valore. La crescita di Hackney e Rogers, la valorizzazione di Latte Lath, perfino la vetrina di coppa del Boro sono credenziali che parlano a una dirigenza attenta a coniugare risultati e patrimonio tecnico.

UN PRESENTE COMPLESSO

Gli indizi raccontano un interim fino a fine stagione, con margini operativi non solo sul campo ma, in caso di occasioni “a saldo”, anche sul mercato di riparazione. L’idea di affiancare Darren Fletcher e — se possibile — richiamare Jonathan Woodgate andrebbe in continuità con il suo modo di lavorare. Sullo sfondo, il sostegno pubblico di Wayne Rooney è un segnale politico e tecnico: un ex compagno che si mette a disposizione per dare una mano nello spogliatoio più esposto d’Inghilterra.

Poi c’è il campo: sabato il derby con il Manchester City, a seguire l’Arsenal. Ci sono inizi un filo più soft.

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