News
13 Gennaio 2026
Michael Carrick firma con il Manchester United, sarà l'allenatore a interim fino a fine stagione
All’ingresso del centro sportivo di Rockliffe Park c’è una lavagna che, fino a giugno 2025, riportava sempre le stesse geometrie: linee orizzontali, distanze corte, frecce che spingono sugli esterni. È l’istantanea di Michael Carrick allenatore del Middlesbrough: un’idea di calcio ferrea, centrata sul possesso palla e su una variazione tattica minima, trasformata prima in volano di crescita e poi in motivo d’attrito con i risultati. Oggi, mentre lo United lo ha scelto - manca solo l'annuncio ufficiale - per guidare la squadra fino alla fine della stagione dopo l’esonero di Rúben Amorim, quella lavagna torna d’attualità: quanto potrà piegarsi il suo sistema, senza spezzarsi?
Così soprannominato dai tifosi dei Red Devils. Ovvero "Caos", per la sua capacità di creare scompiglio negli schemi avversari con la sua intelligenza tattica e passaggi precisi, nonostante un'apparente calma in campo. Nella sua prima stagione piena al Boro (2022-23), Carrick ha rialzato una squadra precipitata sul fondo della Championship e l’ha portata fino al quarto posto, perdendo poi la semifinale playoff con il Coventry. Il metodo è stato chiaro fin dal primo allenamento: un 4-2-3-1 che in fase di possesso si rimodella in 3-2-4-1, con un terzino che si stringe dentro il campo per formare la prima costruzione e l’altro che canta e porta la croce più in alto, a fissare e superare l’ultima linea.
È la grammatica del suo calcio: costruzione paziente, occupazione razionale degli spazi, progressione palla a terra, pochi lanci lunghi, tante sequenze di passaggi. Questa impostazione ha dato un’identità riconoscibile. Il Middlesbrough ha spesso convertito la linea a quattro in una a tre in impostazione, valorizzando la capacità del terzino di “entrare” accanto ai mediani per creare una doppia cerniera davanti ai centrali. Dall’altra parte, il terzino alto e l’ala lavoravano in sovraccarico per liberare il cross o l’attacco degli spazi. Nelle migliori giornate, il Boro sembrava una piccola orchestra di fraseggi: ordine, pazienza, tempismo.
Il conto, però, è arrivato nei due anni successivi. La stessa rigidità che aveva dato disciplina al gruppo lo ha reso leggibile, soprattutto laddove le partite chiedevano strappi o correzioni in corsa. In EFL Cup (gennaio 2024) contro il Chelsea, dopo un esaltante 1-0 all’andata firmato Hayden Hackney, il Middlesbrough è crollato a Stamford Bridge perdendo 6-1. È stato un laboratorio televisivo: costruzione dal basso forzata, errori puniti senza pietà, difficoltà ad “uscire” dal copione, anche a costo di miscelare il gioco con sequenze più dirette. Quell’eco, nel tempo, si è allargata.
L’ultimo atto è arrivato a giugno 2025: Carrick e Middlesbrough si separano dopo l’ottavo e poi il decimo posto, fuori dai playoff. Tra i fattori c’è stato anche un terremoto tecnico-economico: la partenza di Emmanuel Latte Lath, centravanti chiave del sistema, volato con un accordo record in MLS all’Atlanta United per circa $22 milioni a ridosso della fine del mercato di gennaio. Una cessione di peso che ha tolto profondità e minaccia agli attacchi in campo aperto, riducendo gli “sbocchi” verticali del possesso. Ne è seguita la critica più ricorrente: “bello, ma poco flessibile”. L’intuizione iniziale si è irrobustita in abitudine, e l’abitudine — in Championship — può diventare prevedibile.
La biografia professionale di Carrick resta però quella di un tecnico con una cifra precisa, capace di migliorare i singoli. Tre nomi su tutti:
Dentro lo United di gennaio 2026, la sua “cassetta degli attrezzi” può tornare utile subito. Il club lo chiama per traghettare la squadra fino a fine stagione, con un calendario che parte con il derby contro il Manchester City e prosegue con l’Arsenal: partite che chiedono idee chiare e un piano partita riconoscibile. L’assetto base, verosimilmente, resterà il 4-2-3-1 che in possesso disegna un 3-2-4-1.
Qui però si arriva al cuore del bivio. La Premier League è un ecosistema che punisce la ripetibilità quando diventa dogma. Le domande che circondano Carrick sono tre, e sono tutte centrali:
Nel North-East, Carrick si è guadagnato la fama di tecnico rigoroso nei comportamenti e calmo nel tono. È una dote che in un ambiente come Manchester può disinnescare la volatilità del contesto. Calma, però, non può significare neutralità: le sue scelte (panchine eccellenti nel 2021, quando mise da parte Cristiano Ronaldo a Stamford Bridge, comunicazioni misurate ma ferme) hanno mostrato che sa prendere decisioni impopolari. Allo United, con una tifoseria impaziente e una classifica che chiede un cambio di passo, servirà l’equilibrio tra il principio e la pragmatica.
Perché Michael Carrick adesso? Per tre ragioni:
Gli indizi raccontano un interim fino a fine stagione, con margini operativi non solo sul campo ma, in caso di occasioni “a saldo”, anche sul mercato di riparazione. L’idea di affiancare Darren Fletcher e — se possibile — richiamare Jonathan Woodgate andrebbe in continuità con il suo modo di lavorare. Sullo sfondo, il sostegno pubblico di Wayne Rooney è un segnale politico e tecnico: un ex compagno che si mette a disposizione per dare una mano nello spogliatoio più esposto d’Inghilterra.
Poi c’è il campo: sabato il derby con il Manchester City, a seguire l’Arsenal. Ci sono inizi un filo più soft.