Cerca

Serie A

A 82 anni ci lascia un protagonista del calcio dei bei tempi, partì dalle Coppe Europee e giocò anche in Serie A

La parabola discreta e tenace di un Professionista che ha attraversato mezzo secolo di calcio italiano tenendo sempre dritta la rotta

BOLOGNA SERIE A - RENZO RAGONESI

Renzo Ragonesi aveva iniziato la sua carriera con il Bologna e si è ritirato nel 1976 dopo 2 campionati al Modena

La porta della foresteria si chiudeva piano, l’alba scivolava sul Dall’Ara e un ragazzo con la borsa di cuoio ripeteva a bassa voce le consegne per il centrocampo. Aveva 16 anni, poche parole e un’idea molto chiara di cosa significhi «stare dentro una squadra». Quel ragazzo si chiamava Renzo Ragonesi. A Bologna è arrivato a 16 anni nel 1960, ha assaggiato il grande calcio con tre presenze in Mitropa Cup nel 1962, e da lì ha percorso una carriera larga, tenace, da mediano che sa leggere il gioco e da uomo di campo capace di far funzionare uno spogliatoio. Nella notte tra il 12 e il 13 gennaio 2026, a Bologna, si è spento a 82 anni. Il club rossoblù lo ha salutato con un messaggio asciutto e affettuoso, il più consono per chi ha fatto dell’essenzialità una cifra personale.

DALLA MITROPA AL PROFESSIONISMO
Quando Bologna solleva la Mitropa Cup 1961 nella doppia finale chiusa il 4 aprile 1962, l’ambiente rossoblù respira ambizione europea e palato tecnico. In quel contesto, il giovane Ragonesi trova spazio per tre apparizioni nella competizione, anticamera del professionismo che seguirà. La Mitropa di quegli anni è più che un trofeo: è un passaporto culturale, una vetrina che unisce scuole calcistiche diverse. E il Bologna, allora, la interpreta al meglio. Il salto tra i grandi matura a cavallo tra inizio e metà anni ’60. Da Bologna il percorso si snoda tra piazze calde e palcoscenici complessi: Catanzaro, Venezia, Reggiana, SPAL, Parma, Modena. In Serie B, Ragonesi costruisce la sua reputazione di centrocampista affidabile: in totale, le sue presenze cadette saranno 222, con 11 gol. Numeri che dicono continuità e una sostanza tipica di quei mediani che la tattica la respirano a ogni allenamento.

IL CENTROCAMPISTA «OPERAIO» CHE SAPEVA FAR CORRERE LA SQUADRA
Nella stagione 1968-1969 la Reggiana lo prende dal Venezia per irrobustire il reparto nevralgico: i granata sognano l’aggancio alla massima serie, lo slancio c’è e lo testimoniano i passaggi-chiave di quel campionato. È il calcio che valorizza il sincronismo, che pretende mezzali capaci di leggere il ritmo e di spezzare l’azione avversaria per rilanciare con criterio. Ragonesi è esattamente quel profilo. Il momento di massima visibilità arriva con il debutto in Serie A: 1969-70, maglia del Brescia. È la grande vetrina: i ritmi si alzano, le letture devono essere immediate, gli errori pesano. Un anno dopo, il trasferimento al Cesena apre persino un fascicolo della Federcalcio: un’inchiesta breve, che si chiude con l’archiviazione e non lascia strascichi sulla sua reputazione. Sono frammenti di un’epoca in cui i passaggi di cartellino possono accendere più di una discussione, e in cui la figura del calciatore è già professionista, ma non ancora «brand». Ragonesi resta «uomo di campo».

LE STAGIONI DA «COSTRUTTORE»
La dimensione più vera di Ragonesi è la lunga militanza in Serie B, categoria maieutica del nostro calcio: forma, tempra e seleziona. Lì matura la disciplina che poi lo renderà prezioso in panchina. In bacheca mette anche due sigilli da giocatore: la vittoria del campionato di Serie C con la SPAL nel 1972-1973 (girone B) e quella con il Modena nel 1974-1975 (girone B). Non sono trofei appariscenti, ma contano perché raccontano la sua utilità nei gruppi che devono imparare a vincere. E vincere in C, con viaggi infiniti e campi complicati, è un laboratorio severo. In quelle stagioni attraversa spogliatoi diversi per temperamento e cultura: la passione calabrese di Catanzaro, il respiro lagunare di Venezia, la concretezza emiliana di Reggio Emilia e Modena, la tradizione operaia di Ferrara. Ovunque porta lo stesso contributo: ordine, letture intuitive, capacità di «regolare il traffico» tra difesa e attacco. È il ruolo invisibile per natura, quello che si nota soprattutto quando manca.

L'AVVENTURA IN PANCHINA
Finite le corse, comincia il tempo della lavagna. Ragonesi allena un semestre il Forlì, poi rientra a Bologna e si prende la Primavera: un incarico che gli calza per indole, perché con i giovani puoi insegnare il «come» prima del «quanto». In seguito, la strada lo porta esattamente dove gli sarebbe toccato stare: un passo di lato, da vice. Diventa il «secondo» di Franco Colomba, un sodalizio umano e professionale che attraversa stagioni e città. Le loro tappe comuni comprendono gli anni alla Reggina, l’esperienza ad Ascoli e il ritorno a Bologna nel 2009-2010, con Ragonesi ad affiancare Colomba in una stagione intensa e complicata. Nell’aprile 2011, quando Colomba accetta la chiamata del Parma, lo staff gialloblù si ridisegna e Ragonesi figura come collaboratore tecnico nella stagione 2011-12, a conferma di un rapporto professionale consolidato e di una fiducia non convenzionale nel suo sguardo tattico. In quello staff, tanto per capire l’orizzonte, agiscono figure come Luca Bucci (preparatore dei portieri) e, a rotazione, tecnici di valore nel ruolo di vice: un contesto di alto profilo in cui la competenza silenziosa di Ragonesi trova spazio naturale.

BOLOGNA, ANCORA E SEMPRE: UN LEGAME CHE NON SI SPEZZA
Il Bologna FC 1909 non ha dimenticato il ragazzo arrivato nel 1960 e diventato una presenza discreta nel suo orizzonte tecnico. Il comunicato del 13 gennaio 2026 lo dice con chiarezza: una vita intrecciata ai colori rossoblù, prima in campo, poi a bordo campo, infine nella memoria della comunità sportiva. Il ricordo non arriva solo sotto le Due Torri. Dal mondo gialloblù di Parma sono giunte condoglianze ufficiali, che restituiscono il valore del suo passaggio anche in Emilia occidentale: «professionalità e dedizione» sono le parole chiave. Termine giusto, «dedizione», per definire chi ha scelto il lavoro meno visibile, migliorare gli altri, come mestiere. Se il calcio è una lingua, Renzo Ragonesi ne ha custodito la grammatica: equilibrio, appartenenza, sobrietà. Non fa rumore, ma senza quella grammatica nessun gioco può dirsi davvero compiuto.

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Sprint e Sport

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter