Italia Under 18
14 Gennaio 2026
foto figc.it
C’è un rumore che tradisce sempre le partite giovanili giocate ad alta intensità: lo stridio delle scarpette sull’erba sintetica quando la pressione scatta di colpo. Alla Ciudad del Futbol di Las Rozas, poco prima dell’intervallo, quel suono ha preceduto l’unico squillo che conta: il destro secco di Pedro Rodriguez, classe 2008 della cantera del Barcellona, che al 43’ ha trasformato un pallone sporco al limite dell’area nell’1-0 che ha indirizzato l’amichevole tra Spagna Under 18 e Italia Under 18. Un colpo preciso, quasi chirurgico, con cui la “Rojita” ha inaugurato il suo 2026 e che gli azzurrini hanno provato invano a raddrizzare nella ripresa.
Il piano gara ha rispecchiato la grammatica spagnola: possesso corto, ampiezza assicurata dai terzini e ricerca della superiorità tra le linee. Nel primo tempo è salito in cattedra Toni Fernandez — trequartista del Barcellona già affacciatosi alla prima squadra in autunno — per qualità di ricezione e immediatezza nelle giocate verso la porta. Attorno a lui, l’underload in zona palla ha attirato l’Italia dentro spazi ristretti, aprendo corridoi sull’esterno per le corse di Alex Campos e la rifinitura di Adrian Perez. La superiorità territoriale non si è però trasformata in grandinata di occasioni: la linea azzurra, pur a tratti schiacciata, ha difeso l’area con ordine e densità, concedendo poco in rifinitura. L’episodio ha fatto la differenza: un’uscita non pulitissima della retroguardia italiana, riconquista spagnola immediata e la conclusione di Pedro Rodríguez che ha infilato l’angolo basso prima dell’intervallo.
L’Italia ha risposto con pazienza: baricentro più prudente nella prima mezz’ora, poi qualche uscita organizzata sul lato forte, cercando le combinazioni tra gli interni e la prima punta per aggredire la profondità. La palla inattiva ha rappresentato un’ancora utile per salire e respirare, ma senza generare l’occasione veramente pulita. L’ammonizione di Vincenzo Prisco al 38’ è stata lo specchio di un primo tempo in cui gli azzurrini hanno dovuto spesso lavorare senza palla, accettando il corpo a corpo tecnico dei padroni di casa.
Dopo l’intervallo, Tenorio ha spinto il pedale delle rotazioni: nove cambi in un colpo solo per testare uomini e strutture, mantenendo in campo i riferimenti offensivi fino all’ora di gioco. L’ingresso di profili come Cristian Grant, Alex Diego e Carlos Macià ha rinfrescato pressione e coperture, mentre Igor Oyono — talento dell’Athletic — ha avuto la palla del potenziale raddoppio, senza però chiudere i conti. Sul piano fisico e del territorio, la Spagna ha tenuto la scena; la partita, però, è rimasta aperta fino alla fine.
Sul fronte azzurro, Favo ha rimodellato la sua squadra con una serie di innesti mirati: dentro Mattia Esposito, Alessio Baralla, Benit Borasio, Leonardo Noah Bovio e il 2009 Destiny Onoguekhan Elimoghale, tutti già nel giro della selezione che ha brillato al Mondiale Under 17. La risposta è stata concreta: più gamba nelle transizioni positive, riaggressione immediata in zona palla persa e qualche segnale in rifinitura tra i piedi di Andrea Chiummariello e Valerio Maccaroni. È mancato, però, il dettaglio nell’ultimo passaggio o un attacco più coordinato al secondo palo sulle crossature dal lato debole.

Il gol che ha deciso l’incontro nasce da una dinamica ricorrente nel primo tempo: l’Italia ha difeso bene l’area piccola, ma nel corridoio di mezzo — tra il vertice dell’area e i 16 metri — la Spagna ha trovato il tempo per calciare dopo la riconquista. Lì la “Rojita” ha giocato con pazienza, manipolando le distanze con ricezioni interne di Toni Fernandez e appoggi rapidi di Rodriguez, in attesa dell’errore italiano nella pulizia dell’uscita. L’episodio della rete al 43’ condensa esattamente questo tema: coperture posizionali corrette in profondità, ma uno spazio lasciato “vivo” al limite che un centrocampista con tecnica e freddezza come Pedro Rodriguez ha trasformato in vantaggio.
Nella ripresa gli azzurrini hanno alzato di qualche metro le pressioni, con gli interni più aggressivi su palla coperta e una migliore sincronia sul lato forte. La Spagna, d’altro canto, ha protetto bene le seconde palle grazie a densità e tempi di accorcio dei nuovi entrati: il recupero immediato ha impedito all’Italia di trasformare le prime uscite pulite in attacchi con campo aperto. Da qui nasce una parte della frustrazione offensiva azzurra: quando il primo pressing saltava, i raddoppi iberici sulla fascia chiudevano la diagonale lunga e costringevano a ricominciare.
In definitiva, una sconfitta che racconta più cose buone che cattive per gli azzurrini e che, dal punto di vista spagnolo, conferma la capacità di questa generazione di essere fedele all’idea di gioco e letale quando il contesto chiede precisione. L’1-0 firmato Rodriguez non è un lampo casuale, ma l’esito di un controllo paziente e di una lettura lucida dell’unico spazio concesso dall’Italia nel momento meno opportuno. È da qui che ripartirà il lavoro di Favo: dalla solidità mostrata e dalla necessità di trasformarla, al prossimo giro, in punti di pressione e pericolosità in più.
«Siamo stati molto sfortunati – sottolinea il tecnico Massimiliano Favo a figc.it – come testimoniano anche i due pali colpiti: entrambi nel primo tempo, prima Elimoghale e poi Campaniello. Nonostante il risultato, sono molto soddisfatto della prestazione della squadra, che dopo il Mondiale ha mantenuto la sua fisionomia inalterata, andando a fare la partita sul campo della Spagna. L’unico neo, chiaramente, è il modo in cui abbiamo preso gol, ma è un errore che non deve essere condannato, perché frutto di un lavoro tattico che voglio che i ragazzi facciano. Oggi siamo stati puniti, ma il più delle volte questo tipo di lavoro ci ha portato dei vantaggi».
SPAGNA-ITALIA 1-0
RETE: 43' Pedro Rodriguez (S).
SPAGNA (4-3-3): Joel Rodriguez; Guille Gonzalez, Alex Campos, David Delgado, Iker Quintero; Nico Guillen, Pedro Rodriguez, Toni Fernandez; Alex Ciria, Miguel Llorente, Adrian Perez. A disp. Pablo Molla, Cristian Grant, Alejandro Gomes, Miguel Gil, Alex Diego, Pedro Villar, Carlos Macià, Guille Fernandez, Asier Bonel, Igor Oyono, Jaume Durà. All. David Tenorio.
ITALIA (4-3-3): Cereser; Mambuku, Bovio, De Paoli, Marini; Prisco, Dottori, Maccaroni; Luongo, Campaniello, Elimoghale. A disp. Longoni, Iddrisa, Baralla, Borasio, Pavesi, Perrotti, Chiummariello, Papaccioli, Esposito, Ricci, Lontani. All. Favo.
ARBITRO: Alvaro Rodriguez (Spagna).
ASSISTENTI: Bilal Jaadar Mokhtari (Spagna) e Jaime Moreno (Spagna).