Serie C
14 Gennaio 2026
SAMBENEDETTESE SERIE C - Vittorio Parigini, attaccante classe 1996, nella prima parte di stagione ha giocato per il Siracusa nel Girone C
Quando il pullman della squadra si ferma al «Riviera delle Palme», i più attenti notano un dettaglio: una maglia nuova, la numero 11, pronta per essere consegnata. Non è un cimelio esposto in vetrina, ma il simbolo di un passaggio di consegne sportivo che la città attendeva da settimane. A indossarla sarà Vittorio Parigini, classe 1996, talento cresciuto nel vivaio del Torino e giramondo del calcio italiano, che la Sambenedettese ha messo sotto contratto a titolo definitivo fino al 30 giugno 2027. Un innesto che non riempie soltanto una casella di rosa: ridisegna ambizioni, gerarchie e prospettive in Serie C.
IL CONTESTO: PERCHÈ LA SAMB AVEVA BISOGNO PROPRIO DI PARIGINI
In una stagione di ritorno tra i professionisti, la Sambenedettese, presieduta da Vittorio Massi, ha già dimostrato di saper leggere le esigenze del campionato e della piazza. Il club è ripartito con entusiasmo dalla Serie C 2025/26, con un pubblico caldo e una struttura societaria che ha consolidato i propri ruoli: in panchina dopo l'inizio con Ottavio Palladini oggi c’è Filippo D’Alesio, mentre l’area sportiva fa capo al direttore sportivo Stefano De Angelis. Un’organizzazione definita, cui mancava un tassello con esperienza e strappi sull’esterno per accompagnare la fase offensiva. Il mercato di gennaio, per chi punta a crescere in fretta, è una finestra delicata: servono profili pronti e «plug and play». L’identikit di Parigini risponde esattamente a questa esigenza: duttilità sulle corsie, capacità di saltare l’uomo, letture tra le linee e un bagaglio di partite ad alto livello, fra Serie A e Serie B, che possono alzare il tasso d’esperienza del gruppo.
CHI È PARIGINI OGGI, CURRICULUM E NUMERI
Cresciuto nel settore giovanile del Torino, Vittorio Parigini ha attraversato tutte le categorie del calcio italiano. In massima serie ha indossato le maglie di Chievo, Benevento, Torino e Genoa; in cadetteria ha giocato con Juve Stabia, Perugia, Bari, Cremonese, Ascoli, Como, Feralpisalò e Lecco; in C, negli ultimi anni, con Audace Cerignola, SPAL e Siracusa. La fotografia aggiornata del suo percorso parla di circa 300 presenze tra i Professionisti, con 25 reti: un bagaglio che, tradotto nel quotidiano, significa conoscenza delle partite, dei momenti, degli avversari. In Nazionale giovanile, il suo profilo è stato a lungo attenzionato: dalle prime apparizioni in Under 16 fino ai picchi con l’Under 21, dove ha totalizzato 21 presenze e 7 gol. Un percorso che testimonia non solo qualità tecniche, ma anche personalità, perché reggere la maglia azzurra nelle selezioni giovanili richiede sempre capacità di adattamento e leadership.Perché l’Adriatico può rilanciarlo: incastro tecnico e psicologico.
PERCHÈ L'ADRIATICO PUÒ RILANCIARLO
Il passaggio dal Siracusa alla Sambenedettese non è soltanto geografico, dal Girone C al Girone B, ma anche ambientale e competitivo. A San Benedetto del Tronto l’energia della piazza e il respiro dello stadio possono diventare moltiplicatori: il «Riviera delle Palme» è notoriamente uno dei palcoscenici più coinvolgenti della categoria. In una cornice così, la scelta della maglia numero 11 ha un valore simbolico forte: la responsabilità di essere riferimento creativo e terminale della manovra sugli esterni. Da un punto di vista psicologico, il contratto fino al 2027 offre stabilità dopo una fase della carriera segnata da diversi cambi di maglia in tempi ravvicinati. La continuità è un fattore spesso sottovalutato quando si parla di rendimento: allenarsi e giocare nello stesso contesto per più stagioni permette di sedimentare meccanismi, confidenza e, non meno importante, rapporti tecnici con compagni e staff. Una stabilità che la Sambenedettese ha voluto garantire e che il calciatore ha ricercato, risolvendo in precedenza il rapporto con il Siracusa.
COSA GUADAGNA LA SAMBENEDETTESE
La Serie C è un campionato che esalta chi sa «spaccare» le partite partendo dalla fascia. Con Parigini, D’Alesio si garantisce un’arma per aprire difese chiuse: strappi, cross sul secondo palo per l’attacco della mezzala o del centravanti, e capacità di dialogare sul corto per costruire triangolazioni rapide. Affrontare avversari organizzati e partite ad alta tensione, derby, scontri diretti, trasferte complesse, richiede confidenza con i ritmi e i dettagli del professionismo. Le quasi 300 presenze accumulate dal nuovo numero 11 offrono un capitale di esperienze da mettere a disposizione di un gruppo giovane e affamato. Non servono nastri di capitano per esercitare leadership. A San Benedetto, dove la cultura calcistica è profonda e l’aspettativa sempre alta, profili come quello di Parigini possono spostare l’attenzione sul «come» si sta in campo: gesti tecnici, tempi di pressione, aiuti difensivi sull’esterno basso. Una leadership tecnica che eleva il livello collettivo.
UN AFFARE CHE PARLA ANCHE ALLA CITTÀ
San Benedetto del Tronto vive di calcio. La Fondazione Sambenedettese e i progetti avviati in questi mesi raccontano l’intenzione di irrobustire il legame fra club, territorio e tessuto imprenditoriale. Portare un profilo come Parigini non è solo un investimento sportivo, ma anche un messaggio alla piazza: la Sambenedettese vuole alzare il livello, restituendo al pubblico partite di intensità e qualità. In una città che riempie il Riviera delle Palme con medie spettatori importanti per la categoria, la presenza di calciatori riconoscibili è benzina pura per l’entusiasmo. Ora la palla passa al campo, dove Vittorio Parigini è chiamato a trasformare numeri e curriculum in punti, giocate e, soprattutto, continuità.