Il caso
15 Gennaio 2026
Il terzino si accuccia, sfila in fretta lo scarpino, poi appoggia la pianta del piede sul ghiaccio di una borraccia tagliata a metà. Intorno, compagni e avversari imitano il gesto, qualcuno versa acqua nelle scarpe, altri camminano scalzi a bordo campo cercando sollievo. Non è un’immagine d’archivio né un allenamento amatoriale, ma una partita ufficiale della Copinha – il torneo giovanile più prestigioso del Brasile – giocata nel primo pomeriggio di sabato 10 gennaio 2026 a Itaquaquecetuba (Grande San Paolo). Il match tra Novorizontino e Juventude Samas è stato fermato ripetutamente perché il campo sintetico del “Campo do Brasil” irradiava un calore insopportabile: con l’aria intorno ai 35 gradi e il sole a picco, la superficie era prossima a una lastra rovente. Finale 2-2, ma il risultato è la notizia meno importante.
Secondo un rapporto ripreso dalla stampa locale, nella súmula arbitrale sarebbero state annotate fino a otto interruzioni addizionali per “alta temperatura del gramado sintético” – un dato che rende la misura dell’eccezionalità del pomeriggio a Itaquá. Va precisato che il numero esatto delle pause, oltre alle due per l’idratazione previste da regolamento, varia a seconda delle ricostruzioni mediatiche, ma la sostanza non cambia: la gara è stata spezzettata per tutelare l’incolumità degli atleti.
Non è (solo) una percezione. È scienza dei materiali. Due fattori spiegano l’“effetto piastra”:
Tradotto: con aria a circa 35°C, come a Itaquaquecetuba, il tappeto può stabilmente superare 50–60°C, con punte oltre 70°C nelle ore centrali. È in questo ordine di grandezza che i giocatori del Novorizontino e del Juventude Samas hanno riferito il bruciore alla pianta dei piedi, costringendo l’arbitro a pause di respiro termico e improvvisati protocolli di raffreddamento (acqua, ghiaccio, scarpe sfilate).
Il Campo do Brasil è uno stadio comunale da circa 3.800 posti, rinnovato negli ultimi mesi proprio per ospitare la Copinha: nuovo sistema di drenaggio, adeguamento delle misure e posa del manto sintetico. La Prefeitura aveva celebrato l’intervento come un salto di qualità infrastrutturale; i fatti di sabato impongono ora una riflessione operativa sull’uso e sulla gestione del campo nelle fasce orarie più calde.
Dopo l’episodio, il club locale Itaquá Athletico Clube (IAC) – organizzatore della sede – ha fatto sapere che adotterà anche irrigazioni preventive del sintetico nei giorni di caldo intenso per ridurre la temperatura superficiale: una misura coerente con le indicazioni della letteratura scientifica (efficace ma di durata limitata, quindi da ripetere). La Federação Paulista de Futebol (FPF), dal canto suo, ha ricordato che il regolamento consente paradas técnicas per idratazione e raffreddamento in ogni tempo, con possibilità di ulteriori pause a discrezione dell’arbitro.
La vicenda di Itaquá s’inserisce in un dibattito che, tra 2025 e inizio 2026, ha coinvolto vertici federali e club di Serie A. Nel Consiglio Tecnico dell’11 dicembre 2025, una maggioranza di società ha chiesto alla CBF di sospendere l’omologazione di nuovi campi sintetici in attesa di studi aggiuntivi, misura che diversi club hanno salutato come “fine di un’era di ritardo”. Il Flamengo ha proposto una transizione verso l’erba naturale entro fine 2027 per la Serie A, spingendo per standard minimi di qualità anche sul naturale. La stessa CBF ha chiarito che il tema richiede approfondimenti e un gruppo di lavoro tecnico, ma la sospensione di fatto delle nuove omologazioni è divenuta prassi in attesa della decisione definitiva.
La spinta non è solo “politica”: numerosi giocatori – da Neymar a Thiago Silva e Gabigol – si sono espressi contro il “campo di plastica”, segnalando differenze nel rimbalzo, nella trazione e nell’impatto articolare. Il caso Copinha riporta al centro non soltanto la giocabilità, ma anche la sicurezza termica: quando il calendario porta partite giovanili tra mezzogiorno e pomeriggio, l’“effetto forno” del sintetico può rendere il contesto meno sicuro rispetto al naturale ben irrigato.
Sul campo, il Novorizontino ha centrato l’obiettivo sportivo: qualificazione con 5 punti. Ma a fare il giro del Brasile sono state le immagini dei ragazzi seduti sul sintetico con gli scarpini in mano. Un simbolo potente, che va oltre la polemica tra pro‑sintetico e pro‑naturale. La domanda non è “quale superficie è più moderna?”, bensì “in quali condizioni di sicurezza si gioca”. E la sicurezza, quando entra il calore estremo, non è negoziabile.
L’episodio di Itaquaquecetuba ha già generato alcune reazioni concrete: l’IAC ha annunciato irrigazioni preventive, la FPF ha ribadito il quadro delle paradas técnicas, e il dibattito nazionale – alimentato da club pesanti come il Flamengo – spinge verso standard più rigorosi e, forse, verso un ridimensionamento del sintetico ai massimi livelli. Intanto, per la Copinha e per i tornei di base in climi tropicali, la parola chiave è una: programmazione. Programmare gli orari, pianificare le misure di raffrescamento, predisporre piani d’emergenza chiari. È il modo più semplice per evitare che, di nuovo, siano i piedi dei ragazzi a dirci che il campo è diventato troppo caldo per essere un campo di calcio.
In attesa di decisioni definitive sull’uso dei sintetici in Brasile, resta una certezza: chi organizza calcio – soprattutto giovanile – non può ignorare ciò che accade quando la plastica incontra il sole d’estate.