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Il caso

Campo sintetico e piedi che bruciano in un torneo giovanile: la folle partita sospesa otto volte

È successo in Brasile, ma il match è stato comunque portato a termine: 2-2 il risultato finale, ma è polemica

Campo sintetico e piedi che bruciano in un torneo giovanile: la folle partita sospesa otto volte

Il terzino si accuccia, sfila in fretta lo scarpino, poi appoggia la pianta del piede sul ghiaccio di una borraccia tagliata a metà. Intorno, compagni e avversari imitano il gesto, qualcuno versa acqua nelle scarpe, altri camminano scalzi a bordo campo cercando sollievo. Non è un’immagine d’archivio né un allenamento amatoriale, ma una partita ufficiale della Copinha – il torneo giovanile più prestigioso del Brasile – giocata nel primo pomeriggio di sabato 10 gennaio 2026 a Itaquaquecetuba (Grande San Paolo). Il match tra Novorizontino e Juventude Samas è stato fermato ripetutamente perché il campo sintetico del “Campo do Brasil” irradiava un calore insopportabile: con l’aria intorno ai 35 gradi e il sole a picco, la superficie era prossima a una lastra rovente. Finale 2-2, ma il risultato è la notizia meno importante.

Cosa è successo in campo: cronaca di un pomeriggio estremo

  1. La gara, valida per la terza giornata del Gruppo 24 della Copa Sao Paulo de Futebol Junior, è iniziata alle 13:00 locali nello stadio municipale Ildeu Silvestre do Carmo. Dopo appena 3 minuti il direttore di gara ha disposto la prima interruzione: i calciatori riferivano una sensazione di bruciore alla pianta dei piedi, acuita dal contatto prolungato con il manto artificiale. A seguire altre pause nei minuti 10 e 18, con l’arbitro che ha consentito ai giocatori di bagnarsi i piedi e raffreddare scarpini e talloni usando anche ghiaccio. La scena si è ripetuta più volte nell’arco dei 90 minuti.
  2. Il primo tempo si è chiuso sull’1-1; nella ripresa, a ritmo inevitabilmente calante, sono arrivate altre due reti per il 2-2 finale. Il Novorizontino – doppietta di Antony – ha così centrato la qualificazione agli ottavi del torneo con 5 punti, mentre il Juventude Samas (due rigori di Marcony) è stato eliminato con 1 punto nel girone.

Secondo un rapporto ripreso dalla stampa locale, nella súmula arbitrale sarebbero state annotate fino a otto interruzioni addizionali per “alta temperatura del gramado sintético” – un dato che rende la misura dell’eccezionalità del pomeriggio a Itaquá. Va precisato che il numero esatto delle pause, oltre alle due per l’idratazione previste da regolamento, varia a seconda delle ricostruzioni mediatiche, ma la sostanza non cambia: la gara è stata spezzettata per tutelare l’incolumità degli atleti.

Perché il sintetico diventa un “fornello”: la fisica in due concetti chiave

Non è (solo) una percezione. È scienza dei materiali. Due fattori spiegano l’“effetto piastra”:

  1. Il basso albedo del tappeto in polietilene e, soprattutto, dell’infill in granuli di gomma nera (SBR) aumenta l’assorbimento della radiazione solare; in parallelo, la superficie artificiale ha evaporazione quasi nulla, quindi dissipa meno calore della gramigna naturale. Risultato: temperature del manto sintetico ben più alte dell’aria e ben più alte del prato vivo irrigato. Uno studio open-access pubblicato su Building and Environment ha misurato su parcelle sperimentali picchi medi orari fino a 71,6°C sull’erba artificiale estiva, con rischio di ustioni cutanee prolungato per diverse ore.
  2. I lavori del gruppo della Penn State e dell’International Society for Horticultural Science documentano da anni che il sintetico può essere 35–60°C più caldo del naturale e, in condizioni estreme, arrivare a 93°C di superficie con aria a 37°C: un differenziale sufficiente a trasferire calore verso la suola e la cute del piede in modo clinicamente rilevante. L’irrigazione “a pioggia” abbassa la temperatura, ma l’effetto è spesso temporaneo.

Tradotto: con aria a circa 35°C, come a Itaquaquecetuba, il tappeto può stabilmente superare 50–60°C, con punte oltre 70°C nelle ore centrali. È in questo ordine di grandezza che i giocatori del Novorizontino e del Juventude Samas hanno riferito il bruciore alla pianta dei piedi, costringendo l’arbitro a pause di respiro termico e improvvisati protocolli di raffreddamento (acqua, ghiaccio, scarpe sfilate).

Il luogo e il contesto: perché proprio Itaquaquecetuba

Il Campo do Brasil è uno stadio comunale da circa 3.800 posti, rinnovato negli ultimi mesi proprio per ospitare la Copinha: nuovo sistema di drenaggio, adeguamento delle misure e posa del manto sintetico. La Prefeitura aveva celebrato l’intervento come un salto di qualità infrastrutturale; i fatti di sabato impongono ora una riflessione operativa sull’uso e sulla gestione del campo nelle fasce orarie più calde.

Dopo l’episodio, il club locale Itaquá Athletico Clube (IAC) – organizzatore della sede – ha fatto sapere che adotterà anche irrigazioni preventive del sintetico nei giorni di caldo intenso per ridurre la temperatura superficiale: una misura coerente con le indicazioni della letteratura scientifica (efficace ma di durata limitata, quindi da ripetere). La Federação Paulista de Futebol (FPF), dal canto suo, ha ricordato che il regolamento consente paradas técnicas per idratazione e raffreddamento in ogni tempo, con possibilità di ulteriori pause a discrezione dell’arbitro.

Non è un caso isolato: il fronte caldo delle politiche sul sintetico in Brasile

La vicenda di Itaquá s’inserisce in un dibattito che, tra 2025 e inizio 2026, ha coinvolto vertici federali e club di Serie A. Nel Consiglio Tecnico dell’11 dicembre 2025, una maggioranza di società ha chiesto alla CBF di sospendere l’omologazione di nuovi campi sintetici in attesa di studi aggiuntivi, misura che diversi club hanno salutato come “fine di un’era di ritardo”. Il Flamengo ha proposto una transizione verso l’erba naturale entro fine 2027 per la Serie A, spingendo per standard minimi di qualità anche sul naturale. La stessa CBF ha chiarito che il tema richiede approfondimenti e un gruppo di lavoro tecnico, ma la sospensione di fatto delle nuove omologazioni è divenuta prassi in attesa della decisione definitiva.

La spinta non è solo “politica”: numerosi giocatori – da Neymar a Thiago Silva e Gabigol – si sono espressi contro il “campo di plastica”, segnalando differenze nel rimbalzo, nella trazione e nell’impatto articolare. Il caso Copinha riporta al centro non soltanto la giocabilità, ma anche la sicurezza termica: quando il calendario porta partite giovanili tra mezzogiorno e pomeriggio, l’“effetto forno” del sintetico può rendere il contesto meno sicuro rispetto al naturale ben irrigato.

Cosa insegna il caso Copinha: cinque indicazioni pratiche (subito applicabili)

  1. Orari intelligenti. Evitare – ove possibile – i calci d’inizio tra 12:00 e 16:00 nelle giornate con previsioni oltre 30–32°C. Anticipare la mattina o posticipare alla sera riduce di vari gradi la temperatura superficiale del terreno. In assenza di alternative, predisporre piani di pausa e raffreddamento rafforzati.
  2. Misurare, non intuire. Introdurre la misura WBGT pre‑gara e durante il match. La lettura dell’aria è insufficiente: ciò che conta è quanto calore “sente” l’atleta sotto radiazione solare. Soglie chiare evitano arbitrii discrezionali e proteggono i direttori di gara nelle decisioni.
  3. Raffreddare il campo. L’irrigazione del sintetico abbassa la temperatura anche di decine di gradi, ma serve ripetere l’operazione più volte nelle ore calde, specie con infill scuro. Valutare sistemi di raffrescamento integrati che accumulano acqua nel sottosuolo e sfruttano l’evaporazione quando serve.
  4. Scelte di materiale. Quando si progetta o sostituisce un campo artificiale, considerare fibre a maggiore albedo, infill alternativi o non‑infill ottimizzati dal punto di vista termico, pur consapevoli che il problema del calore riguarda comunque la “carpet” di plastica.
  5. Educazione e protocolli. Squadre e staff devono riconoscere i segni di heat stress e agire in fretta: accesso illimitato all’acqua, ghiaccio disponibile, asciugamani bagnati, consulti medici rapidi. Nei tornei giovanili, cautela doppia.

La partita oltre il 2-2: cosa resterà

Sul campo, il Novorizontino ha centrato l’obiettivo sportivo: qualificazione con 5 punti. Ma a fare il giro del Brasile sono state le immagini dei ragazzi seduti sul sintetico con gli scarpini in mano. Un simbolo potente, che va oltre la polemica tra pro‑sintetico e pro‑naturale. La domanda non è “quale superficie è più moderna?”, bensì “in quali condizioni di sicurezza si gioca”. E la sicurezza, quando entra il calore estremo, non è negoziabile.

L’episodio di Itaquaquecetuba ha già generato alcune reazioni concrete: l’IAC ha annunciato irrigazioni preventive, la FPF ha ribadito il quadro delle paradas técnicas, e il dibattito nazionale – alimentato da club pesanti come il Flamengo – spinge verso standard più rigorosi e, forse, verso un ridimensionamento del sintetico ai massimi livelli. Intanto, per la Copinha e per i tornei di base in climi tropicali, la parola chiave è una: programmazione. Programmare gli orari, pianificare le misure di raffrescamento, predisporre piani d’emergenza chiari. È il modo più semplice per evitare che, di nuovo, siano i piedi dei ragazzi a dirci che il campo è diventato troppo caldo per essere un campo di calcio.

In attesa di decisioni definitive sull’uso dei sintetici in Brasile, resta una certezza: chi organizza calcio – soprattutto giovanile – non può ignorare ciò che accade quando la plastica incontra il sole d’estate.

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