Serie A
15 Gennaio 2026
NAPOLI-PARMA SERIE A - Filippo Rinaldi, portiere classe 2002, nel suo curriculum ha 4 stagioni in Serie C con Aquila Montevarchi, Piacenza, Olbia e FeralpiSalò
C’è un’immagine che vale più di 90 minuti: al triplice fischio, i compagni del Parma corrono verso il loro portiere, lo abbracciano, qualcuno gli scompiglia i capelli, altri gli battono la mano sul petto. Si chiama Filippo Rinaldi, ha 23 anni, la maglia con il numero 66, ed è appena uscito indenne dal Diego Armando Maradona contro un Napoli che spinge, produce, reclama, ma non sfonda. Finisce 0-0. Il protagonista è lui, all’esordio in Serie A. Il contesto? Una serata incastrata tra urgenze e scelte: Zion Suzuki fuori per un serio problema alla mano, Vicente Guaita arrivato da svincolato e poi fermato, una rotazione ragionata che convince il tecnico Carlos Cuesta a lanciare «il quarto» nel momento più scomodo del calendario. Risultato: punto pesante per la classifica, messaggio forte per lo spogliatoio, copertina per un ragazzo cresciuto a Montecchio Emilia con un modello ben preciso: Gigi Buffon.
UN'EMERGENZA TECNICA, NON NARRATIVA
L’ingorgo nasce settimane fa. Zion Suzuki, titolare designato, si frattura polso e dito della mano sinistra contro il Milan: stop stimato in 3-4 mesi e addio (temporaneo) anche alla Nazionale giapponese. Il club corre ai ripari e firma Vicente Guaita fino al 30 giugno 2026, profilo d’esperienza pescato tra gli svincolati. La sfortuna però non si esaurisce: tra acciacchi e gestione fisica, anche lo spagnolo non è disponibile per il Maradona. La fotografia di partenza è quindi nitida: tra i pali si gioca la carta Rinaldi, mentre Edoardo Corvi, pure lui prodotto del settore giovanile, siede inizialmente in panchina per scelta tecnica.
L'INEDITO CHE DIVENTA PIANO: CUESTA SCEGLIE IL CORAGGIO
Il contesto è caldo. Dall’altra parte c’è il Napoli di Antonio Conte, costretto in tribuna dalla squalifica e con il vice Cristian Stellini a bordo campo. La squadra azzurra attacca, il VAR cancella un gol a Scott McTominay per posizione irregolare a inizio azione, poi la partita si accomoda su un assedio a tratti insistito. Il Parma non si scompone: linee corte, gestione degli spazi, disponibilità al sacrificio. Il resto lo mette Rinaldi: interventi puliti, letture essenziali, nessun eccesso. Il punteggio non si schioda: 0-0 e terzo pareggio consecutivo per il Napoli; per i ducali, un punto «da grande».
DALLA SERIE C AL MARADONA, CERTE «GAVETTE» FANNO LA DIFFERENZA
Per un portiere di 1,88 affrontare la Serie C significa misurarsi con campi ruvidi, palle inattive ripetute, fisicità estrema: un ambiente perfetto per costruire abitudini, letture e «spigoli» caratteriali. Tra Montevarchi, Piacenza, Olbia e FeralpiSalò, Rinaldi ha accumulato oltre 90 presenze tra campionato e Coppe negli ultimi anni, con cicli di risultati alterni ma utilissimi sul piano formativo. Il passaggio è chiaro: meno estetica, più sostanza. E la sostanza, di solito, viaggia bene anche quando il livello sale. La breve convivenza a inizio carriera con Buffon non è una favola da prefazione, ma un riferimento operativo. Rinaldi ne ha tratto due idee-chiave: la centralità della postura, mani vive, corpo sempre «dentro» l’azione e il rapporto con il gruppo, cioè il modo in cui un portiere parla alla squadra nei momenti di pressione. A Napoli, lo si è visto: poche urla, tanta direzione con gesti corti; mai un eccesso, molta presenza. È il modo più semplice per farsi prendere sul serio.
FOCUS SU RINALDI
Nel repertorio di Rinaldi spiccano tre qualità «spendibili» in Serie A: 1) la lettura dell’uscita bassa: decide presto e non si scompone; 2) l’economia dei movimenti: pochi scatti superflui, spostamenti laterali «corti»; 3) un primo tocco sobrio che lo rende affidabile nella circolazione dal basso quando il pressing non è feroce. Quelle viste al Maradona non sono «prodezze da highlights», ma l’alfabeto che chiede ogni allenatore quando l’inerzia è contro. Nel contesto giusto, la cifra può crescere rapidamente. Sul fronte migliorabile, due voci: posizionamento di postura alta quando la palla viaggia esterna-esterna e aggressività sui traversoni tesi dalla trequarti. Non sono difetti strutturali, ma dettagli che il salto di categoria mette a nudo. Con lo staff di Cuesta, che lavora molto su video e micro-correzioni individuali, questi step sono alla portata.
EPILOGO: LA NOTTE CHE NON VALE SOLO STATISTICA
La grandezza dell’esordio di Filippo Rinaldi non sta nei numeri nudi, ma nella qualità delle risposte: la fiducia ricevuta da Carlos Cuesta, la capacità di un gruppo di proteggere il suo portiere, la compostezza con cui un classe 2002 ha trasformato una chiamata d’emergenza in un pezzo di identità. Il Parma porta via un punto che pesa. Il Napoli archivia un’altra notte storta sotto porta ma mantiene la sensazione di essere una squadra piena, appena imprecisa. Dentro, resta l’immagine di quel cerchio gialloblù a fine gara. Un cerchio che, a volte, racconta di più di qualsiasi cifra. E se cercate il titolo giusto per la sua prima volta, è forse questo: un esordio «alla Parma», senza clamori, con idee chiare e un ragazzo che ha imparato da Buffon la virtù essenziale dei portieri: essere, sempre, al posto giusto.