AFCON 2025
15 Gennaio 2026
MAROCCO • Achraf Hakimi capitano del Marocco
C’è poco da dire: questa è la gara che in tanti aspettavano. Di fronte a fronte, il miglior attacco contro la miglior difesa: Nigeria contro Marocco. Due squadre con l’obbligo di vincere questa competizione. Il Marocco non solleva la Coppa d’Africa dal 1976 e non raggiunge la finale dal 2004. Ora, davanti a tutto il suo pubblico, ha il dovere di farcela e riportare la festa in patria. La Nigeria, dal canto suo, non vince dal 2013 e nell’ultima finale disputata è uscita sconfitta in rimonta contro la Costa d’Avorio. A questo si aggiunge la seconda mancata qualificazione consecutiva al Mondiale, un peso che ha reso la sfida ancora più importante. Dopo il grande percorso compiuto fino a questo punto, nessuna delle due squadre voleva andarsene a mani vuote, senza nemmeno giocarsi la finale. È una partita che promette tensione, emozioni e un calcio dove ogni dettaglio potrà fare la differenza.
Il match di Rabat è stato un continuo equilibrio sul piano del risultato. Il Marocco, sostenuto da un pubblico enorme, ha controllato il possesso a tratti e creato più occasioni, registrando sei tiri nel primo tempo contro uno solo della Nigeria, con Brahim Díaz particolarmente attivo in avanti. La Nigeria, invece, non è riuscita ad essere propositiva come al solito: abituata a guidare il gioco offensivo per tutta la competizione, questa volta è rimasta arretrata, quasi con timore, giocando in maniera difensiva. Il suo miglior attaccante, Victor Osimhen, isolato e ben marcato dalla difesa marocchina, non è mai riuscito a innescare i suoi tipici contrattacchi letali.
I supplementari non hanno cambiato il copione: ritmo lento, poche occasioni nitide e crescente nervosismo, con entrambe le squadre consapevoli che tutto poteva decidersi ai rigori. E così è stato. Alla fine dei 120 minuti, il punteggio è rimasto sullo 0‑0, e la qualificazione si è decisa dal dischetto. Qui è emerso il grande protagonista della serata: Yassine Bounou, portiere del Marocco, che ha compiuto due parate decisive respingendo i tentativi di Samuel Chukwueze e Bruno Onyemaechi.
I marocchini hanno trasformato quattro rigori con freddezza, quelli di Neil El Aynaoui, Eliesse Ben Seghir e Achraf Hakimi, mentre la Nigeria ne ha segnati solo due, incluso quello di Paul Onuachu. Al quinto tiro, Youssef En‑Nesyri non ha fallito, facendo esplodere il pubblico di casa e portando il Marocco in finale di Coppa d’Africa per la prima volta dal 2004, con la concreta possibilità di vincere il titolo continentale davanti alla propria gente per la prima volta dal 1976.
Il Marocco si presenterà contro il Senegal con i favori del pronostico e numeri impressionanti: il più eclatante, forse, è che la squadra non ha ancora subito gol su azione durante tutto il torneo, una statistica che la rende una delle difese più solide e temibili della competizione. Ma il successo marocchino non nasce dal nulla: è il frutto di quella che ormai viene definita la Generazione d’Oro marocchina. Questa squadra rappresenta l’esito di anni di lavoro nel vivaio e nelle accademie. La cosiddetta “Generazione d’Oro” ha portato il Marocco a risultati storici recenti: le semifinali al Mondiale 2022, la vittoria dell’Under‑20 nella FIFA U‑20 World Cup e il successo negli Under‑17 e in tornei regionali come l’Arab Cup. Ma non è oro tutto ciò che luccica. È onesto sottolineare che il Governo marocchino ha investito una quantità di risorse davvero ingente nel mondo calcistico, tra strutture, accademie, ingaggi e promozione internazionale. Un impegno che ha avuto un impatto concreto sul campo, ma che allo stesso tempo ha sollevato interrogativi e critiche sul piano sociale ed economico. In settori fondamentali come quello sanitario e infrastrutturale, le risorse sono state percepite come insufficienti, e molte delle proteste interne, che riflettono disagio e tensioni diffuse nella popolazione, sono passate quasi inosservate in Occidente, oscurate dai successi sportivi. In Marocco, invece, la situazione è tutt’altro che tranquilla