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Ligue 1

Insulti, sputi e schiaffi: due giocatori chiedono la rescissione per le violenze subite dai tifosi

Dentro il caso Nizza: due attaccanti pronti a rompere con il club e un’inchiesta penale aperta

“Notte al cancello del centro sportivo”: dentro il caso Nizza-Boga-Moffi, quando la violenza dei tifosi arriva a chiedere la rescissione

La scena resta addosso più di qualsiasi tabellino: è notte fonda sul Boulevard Jean‑Luciano, davanti al centro di allenamento del Nizza. Le luci del pullman ancora accese, i vetri appannati dall’alito caldo di chi ha appena perso, e una folla di circa 400 persone che si compatta in un semicerchio, cori, fumogeni, volti coperti, qualche casco da scooter. Da lì in poi, tutto precipita. Alla discesa dal bus, due calciatori – Jeremie Boga e Terem Moffi – finiscono nel mirino: insulti, sputi, schiaffi, calci. Il resto è conseguenza: referti medici, denunce, stop dal lavoro e la richiesta – senza precedenti recenti in Francia, per impatto mediatico – di “rescissione” dei contratti. È successo nella notte tra il 30 novembre e l'1 dicembre 2025, dopo il ko per 3-1 a Lorient: da allora, per i due attaccanti, il campo non esiste più.

La notte del 30 novembre: cronaca di un rientro degenerato

Quella del Nizza era la sesta sconfitta consecutiva in tutte le competizioni: il pullman rientra, sono circa le 23:15, davanti al cancello c’è un presidio organizzato di sostenitori, tra cui gruppi “ultra”. Inizialmente sale un rappresentante dei tifosi per “parlare”; il confronto però tracima fuori dal mezzo e alcuni finiscono alle mani. Colpiti, secondo più ricostruzioni, Boga, Moffi e il direttore sportivo Florian Maurice. A detta dell’allora tecnico Franck Haise, alcuni tifosi si sarebbero presentati “cagoulés”, con in tasca perfino delle “boules de pétanque”. Per Boga e Moffi scatteranno poi giorni di malattia – rispettivamente 5 e 7 – e la denuncia in questura. Il club, la LFP e il sindacato UNFP condannano “con la massima fermezza” le violenze.

La cronaca giudiziaria, intanto, prende forma: la Procura di Nizza apre un’inchiesta per violenze aggravate e per altri reati collegati a un raduno potenzialmente violento; a stretto giro, anche il club annuncia una denuncia contro ignoti. Nei giorni successivi, le autorità sportive – in primis la LFP – fanno sapere che si costituiranno parte civile nelle cause avviate dai calciatori. Un gesto dal forte valore simbolico e pratico.

I perché della miccia: il risultato, ma non solo

Ridurre tutto all’ennesima sconfitta è fuorviante. Alla frustrazione sportiva – 0 punti nel girone di Europa League, goleada subita in casa nel derby con il Marsiglia (1-5 il 21 novembre) e classifica di metà-bassa graduatoria – si sommano due episodi diventati benzina su un fuoco già acceso: a Moffi viene rimproverato un sorriso di circostanza con il presidente del suo ex club, il Lorient; a Boga di aver invitato amici dell’OM all’Allianz Riviera in occasione del derby. Motivi futili, certo, ma efficaci per accendere indignazione tossica. «Non si può negare ciò che è accaduto: c’è chi ha preso botte, chi è stato sputato», ribadirà Haise in un’intervista che suona come atto d’accusa contro ogni minimizzazione.

La linea dei calciatori: “rescissione” per inadempimento di sicurezza

Dopo sei settimane senza allenarsi con il gruppo, con i certificati medici rinnovati e la dimensione professionale sospesa, Boga e Moffi fanno il passo che sposta il caso da sportivo a giuridico: i loro legali si rivolgono alla Commissione giuridica della LFP chiedendo la risoluzione dei contratti. Sostengono che il club non abbia garantito un sufficiente livello di sicurezza ai propri tesserati, una delle obbligazioni primarie di qualsiasi datore di lavoro. Il dossier – spiegano i media francesi – è calendarizzato per un esame in Commissione con riunione attesa per giovedì 15 gennaio 2026. Gli effetti possibili: dalla conciliazione alla rottura del rapporto, fino a scenari intermedi (sospensive, incentivi all’esodo, definizione di piani di protezione e rientro).

Per comprendere la cornice, vale ricordare che la Commissione giuridica della LFP è competente a tentare la conciliazione e, all’occorrenza, a dare indirizzo nelle controversie su “manquements” contrattuali fra club e tesserati, inclusi i casi in cui “la prosecuzione normale del rapporto” sia compromessa. Una prassi codificata dalla Charte du Football Professionnel francese.

Cosa dice il diritto: obbligo di sicurezza e nuovo contesto europeo

Nel diritto del lavoro francese – e nella prassi del calcio professionistico – l’obbligo di sicurezza del datore resta cardine: garantire condizioni ragionevoli di incolumità per chi presta la propria opera. Quando il perimetro di sicurezza salta, il giudizio sulla responsabilità è caso‑per‑caso. In parallelo, il contesto regolatorio europeo è cambiato dopo l’“arret Diarra” della Corte di giustizia UE (4 ottobre 2024), che – secondo FIFPRO – ha reso più accessibile per i calciatori la rottura unilaterale dei contratti in certe circostanze, riequilibrando il potere rispetto ai club. Pur non essendo un automatismo, l’orientamento conta: fissa un quadro nel quale le tutele del lavoratore‑calciatore possono tradursi più facilmente in vie d’uscita contrattuali quando si determina un grave vulnus.

In Francia, a ogni modo, la risoluzione “per accordo” resta uno sbocco praticabile e frequente: una volta formalizzato l’atto di scioglimento consensuale, la LFP ne omologa la conformità sportiva. Nel caso di specie, però, Boga e Moffi non avanzano un addio “consensuale”, ma una risoluzione legata a presunti “inadempimenti” del club. E qui la palla – giuridica – torna alla Commissione e, se del caso, al giudice del lavoro.

Il club e le istituzioni: condanna e parti civili

Sul fronte istituzionale, le reazioni sono state nette. Il Nizza ha parlato di incidenti “inaccettabili”, ha assicurato sostegno ai tesserati coinvolti e ha annunciato – in raccordo con la proprietà INEOS – una denuncia contro ignoti. La LFP ha definito le aggressioni “totalmente inaccettabili” e ha comunicato di volersi costituire parte civile nelle cause intentate dai calciatori per “sostenere fino in fondo il loro percorso di tutela”. Il sindacato UNFP ha diffuso un comunicato dal titolo eloquente – “Intolérable” – offrendosi di accompagnare i giocatori nelle procedure. Anche la Procura, come visto, ha acceso i riflettori su ipotesi di reato plurime.

Il contesto tecnico e societario: dal tracollo al cambio panchina

Mentre la vicenda prendeva la via dei tribunali, il Nizza sprofondava in classifica e cambiava struttura. Dopo una lunga serie di ko, il club ha chiuso l’era Haise “di comune accordo” e ha affidato la prima squadra a Claude Puel fino a fine stagione, con l’obiettivo minimo del rilancio e della messa in sicurezza del campionato. Non è un dettaglio: un nuovo allenatore eredita anche il compito di gestire spogliatoio e dinamiche emotive in un ambiente scosso come mai negli ultimi anni.

La crisi sportiva, peraltro, aveva già reso l’aria irrespirabile: sconfitta con l’OM per 1-5 all’Allianz Riviera, sesto ko di fila tra Ligue 1 ed Europa, 0 punti nel girone europeo. In questo stato d’animo ha agito la frangia più estrema del tifo, trasformando una “contestazione” in un’aggressione con persone ferite e un club che, suo malgrado, si ritrova a dover riscrivere i propri protocolli di sicurezza.

L’impatto su mercato, spogliatoio e reputazione

Che cosa comporterebbe, per il Nizza, una eventuale risoluzione dei contratti di Boga e Moffi? Anzitutto, la perdita – senza indennizzo in entrata – di due attaccanti ancora nel pieno della carriera, entrambi legati fino a giugno 2027. In termini sportivi, significherebbe ricalibrare il reparto offensivo nel mezzo della stagione, con un allenatore appena insediato. In termini d’immagine, l’ennesima fotografia di una gestione che – al netto delle responsabilità penali dei singoli aggressori – non è riuscita a preservare il requisito minimo di ogni ambiente professionistico: che il percorso dal pullman allo spogliatoio sia un tragitto sicuro. Sullo sfondo, la possibilità che il caso faccia giurisprudenza nel calcio francese: se la Commissione giuridica validasse la rottura per carenze di sicurezza, il messaggio per i club diventerebbe persino più chiaro.

Per lo spogliatoio, la ferita è profonda. In simili contesti, il rischio è vedere consolidarsi una cultura dell’“accerchiamento” per cui la squadra si abitua a vivere scortata, mentre il dialogo con la tifoseria organizzata si svuota di contenuto e resta solo la gestione dell’ordine pubblico. Sono dinamiche che appartengono a un calcio malato, che perde il proprio codice di convivenza. Il rischio reputazionale, poi, non riguarda solo un club: tocca l’intera Ligue 1, che negli ultimi anni ha dovuto già fare i conti con episodi di violenza negli stadi e nelle adiacenze.

Le versioni, le cautele, ciò che resta da chiarire

Sulle modalità esatte e sulle responsabilità individuali della notte tra 30 novembre e 1° dicembre dovranno parlare gli inquirenti: il numero dei presenti oscilla nelle ricostruzioni tra 200 e 400, la durata viene stimata in “decine di minuti”, e non tutte le testimonianze collimano sui dettagli (insulti a sfondo razzista, oggetti in mano agli aggressori, dinamica dell’“esfiltrazione” di dirigenti e giocatori). Ma su alcuni punti-chiave l’informazione è consolidata: aggressioni fisiche ci sono state, Boga e Moffi hanno riportato traumi refertati e sono stati messi in malattia, hanno presentato denuncia e – dopo settimane – chiesto formalmente l’intervento della LFP per chiudere il rapporto contrattuale. Anche per questo, la scelta della LFP di costituirsi parte civile non è solo un gesto di vicinanza: è l’assunzione di un ruolo attivo nella ricerca di responsabilità.

Un precedente che può cambiare le regole non scritte

La partita ora si gioca in tre stadi: penale, lavoro‑sportivo e sportivo puro. Sul primo, la Procura farà il suo corso. Sul secondo, la Commissione giuridica peserà tutele, obblighi, condotte esigibili e negligenze. Sul terzo, Puel dovrà ricostruire una squadra che ha perso certezze e – per ora – due pedine offensive. Ma l’onda d’urto potrebbe andare oltre. Il combinato disposto tra obbligo di sicurezza e nuova sensibilità europea post‑Diarra potrebbe ridisegnare i margini di manovra dei professionisti in casi di violenza: non per aprire varchi opportunistici, ma per fissare un principio non negoziabile. Chi lavora nel calcio non è un bersaglio. Chi indossa una sciarpa non è padrone del destino altrui. Il resto è tifo, più o meno caldo. Ma deve restare tifo.

Cosa aspettarsi nei prossimi giorni

Entro la settimana del 15 gennaio 2026, la Commissione giuridica dovrebbe esaminare il fascicolo. Il Nizza contesterà verosimilmente la tesi dell’inadempimento, rivendicando le misure prese e annunciando protocolli più stringenti per gli arrivi post‑trasferta; i legali di Boga e Moffi insisteranno sull’assenza di tutela effettiva quel 30 novembre. Sul piano operativo, il club dovrà gestire il mercato di gennaio con prudenza: qualsiasi uscita “a zero” di calciatori sotto contratto fino al 2027 impatta sul valore d’impresa e sulla competitività immediata. Ma, come ricordato dalla LFP e dall’UNFP, prima delle tabelle e dei piani tecnici c’è una priorità: garantire che la strada dal bus allo spogliatoio resti – sempre – uno spazio protetto. Solo così si può tornare a parlare di schemi e di risultati senza guardare ogni volta chi c’è, in ombra, al cancello.

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