Serie C
15 Gennaio 2026
TRAPANI SERIE C - Valerio Antonini ha riportato il club siciliano nel mondo del Professionismo ma dopo il «caso basket» anche in ambito calcistico sorgono prime nubi all'orizzonte
La scena che resta negli occhi è quasi cinematografica: il parquet del PalaShark illuminato a metà, i ragazzi del vivaio chiamati a reggere una partita durata appena 4 minuti e 11 secondi, poi lo stop degli arbitri e il silenzio di un palasport che ha capito di essere arrivato al capolinea. Da lì, la decisione di esclusione della squadra di basket dalla Serie A e, in rapida sequenza, il rischio concreto che lo stesso epilogo travolga la sezione calcio. È il cortocircuito di un progetto nato per unire una città attorno a due colori e al disegno ambizioso di una polisportiva «alla Real Madrid e Barcellona» e che oggi si misura con carte bollate, penalizzazioni, diffide e con la ricorrente parola che orienta l’intera storia: crediti d’imposta. Il Consiglio di Stato ha infatti respinto il ricorso del Trapani contro gli 8 dei 15 punti di penalizzazione complessivi inflitti in estate per pagamenti effettuati utilizzando crediti d’imposta risultati falsi. Una decisione che arriva dopo i tre gradi di giustizia sportiva e il no del TAR del Lazio, e che spinge il club di Serie C (girone C) sull’orlo di una seconda, dolorosa frattura dopo quella già consumata nel basket.
IL NODO CENTRALE: «CREDITI DI IMPOSTA»
Il proprietario Valerio Antonini rilancia: «siamo stati truffati», e annuncia ricorsi fino alla giustizia europea. Ma intanto il calendario federale corre: il 22 gennaio al TFN si discuteranno le irregolarità amministrative legate alla scadenza del 16 dicembre. Se le inadempienze venissero confermate e reiterate, lo spettro dell’esclusione dal campionato diventerebbe sostanza. Il punto di svolta non è solo sportivo: è contabile. Il -8, ora confermato anche in sede amministrativa, nascerebbe dai pagamenti effettuati dal club con F24 compensati tramite crediti IVA riconducibili a soggetti terzi, poi rivelatisi irregolari. La tesi difensiva di SportInvest e del Trapani non ha trovato accoglimento né davanti agli organi di giustizia sportiva né al Consiglio di Stato. Resta agli atti, in controluce, la scelta annunciata nel maggio 2025 di raggiungere un accordo con l’Agenzia delle Entrate per regolarizzare la posizione fiscale e tentare di rientrare dei punti: un passaggio che non ha però ribaltato l’impianto sanzionatorio né la percezione, da parte dei giudici, del vizio originario dei pagamenti.
LE PENALIZZAZIONI VARIE
Sul campo, quei -8 si sono saldati ad altre misure disciplinari. L’8 gennaio 2026, il Tribunale Federale ha inflitto ulteriori -7 per violazioni alla scadenza del 16 ottobre: mancati pagamenti degli emolumenti di luglio e agosto 2025 a tesserati, dipendenti e collaboratori; mancati versamenti di IRPEF e INPS; inadempienze sugli incentivi all’esodo. Totale: -15. Una zavorra che, in classifica, ha scaraventato i granata in piena zona playout con 19 punti (sarebbero stati 34 senza sanzioni), al 17° posto di un girone che in alto vede Benevento e Catania correre.
DALLA A DI BASKET AL RISCHIO FOTOCOPIA IN SERIE D
La miccia è stata accesa dal basket. La Trapani Shark è stata esclusa dal campionato di Serie A: annullati tutti i risultati, comminata un’ammenda da 600mila euro, trasmessi gli atti per lo svincolo degli atleti e l’annullamento dei tesseramenti CNA. Sul tavolo del calcio si prospetta una lettura simile: le norme prevedono che, in caso di esclusione, tutte le gare del club vengano annullate, ridisegnando la classifica e intaccando i destini anche delle avversarie. Un’eventualità che nel girone C toccherebbe più squadre, ma soprattutto il Benevento, unica fra le prime 5 ad aver battuto i granata, e, a seguire, Catania, Salernitana e Cosenza, che recupererebbero 2 punti sui sanniti; mentre la Casertana riagguanterebbe 3 lunghezze dopo la sconfitta incassata proprio contro il Trapani. Un «effetto farfalla» che il Professionismo conosce bene e che gli organismi federali cercano di evitare, se possibile, attraverso sanzioni progressive prima di arrivare al taglio definitivo.
LE PROSSIME DATE: TFN E SCADENZE AMMINISTRATIVE
La data da segnare è il 22 gennaio: all’ordine del giorno del TFN c’è l’accertamento sulle scadenze del 16 dicembre 2025. In ballo, ancora una volta, i pagamenti di emolumenti, ritenute IRPEF, contributi INPS e incentivi all’esodo, oltre alla regolarità dei conti correnti utilizzati per le transazioni (altro punto sollevato dagli organi inquirenti). Se dovessero emergere nuove inadempienze, o se non venissero rispettate le successive scadenze di febbraio, la sanzione potrebbe salire ulteriormente e trasformarsi in esclusione. È lo scenario che gli osservatori del girone definiscono «spartiacque»: o il club trova un percorso di rientro immediato e credibile, oppure la parabola della sezione calcio potrebbe replicare, in tempi rapidi, la fine della Shark.
ANTONINI RILANCIA: «RICORSI FINO ALLA GIUSTIZIA EUROPEA». MA LA CITTÀ VOLTA PAGINA
A livello pubblico, Valerio Antonini ha ribadito la linea: il Trapani sarebbe stato «vittima di truffa» nella catena dei crediti d’imposta; il sistema sportivo avrebbe operato «forzature procedurali»; e ora resta «solo la via della giustizia ordinaria», fino a quella europea. È una strategia di contrapposizione che l’imprenditore aveva già messo in campo nel basket, anche nei toni, molto duri, delle ultime settimane. La risposta istituzionale della città è arrivata attraverso un gesto simbolico pesante: il sindaco di Trapani Giacomo Tranchida ha annunciato la revoca della cittadinanza onoraria concessa ad Antonini nel gennaio 2025, motivandola con il venir meno dei «meriti sportivi» che avevano giustificato l’onorificenza. Una rottura non solo formale, che fotografa il cambio di clima in una comunità passata in pochi mesi dall’entusiasmo del «Sono trapanese e me ne vanto» alla preoccupazione per un patrimonio sportivo, e relazionale, entrato in sofferenza.
MERCATO IN USCITA
Il basket si è fermato, il calcio si svuota. Nelle ultime settimane si è innescata una fuga di giocatori: tra i partenti figurano Carriero, Ciotti, Grandolfo, Negro, Segberg, e non è da escludere che altri seguano. È un dato tecnico ma anche psicologico: la prospettiva di nuove penalizzazioni e di un possibile stop al torneo spinge gli atleti a cercare soluzioni altrove, mentre i club concorrenti monitorano la situazione per eventuali opportunità di mercato. Sul piano sportivo, ciò si traduce in un allenatore, Salvatore Aronica, costretto a reinventare scelte e moduli a ogni fine settimana e, sul piano economico, in minusvalenze e occasioni perse che aggravano i conti.
UN PATRIMONIO DA NON DISPERDERE
C’è infine un tema che va oltre i numeri in classifica: Trapani ha dimostrato, negli ultimi anni, di possedere un capitale emotivo e una base sportiva di prim’ordine. Il boom di pubblico, la riaccensione dell’identità cittadina, persino gli slogan diventati coro collettivo: tutto questo non merita di essere archiviato in un faldone giudiziario. Qualunque sia l’esito delle aule, la città ha il diritto, e il dovere, di difendere il proprio patrimonio sportivo da gestioni improvvide o opache, pretendendo standard, governance, regole. Perché gli investimenti possono cambiare, gli imprenditori passano, ma le società, se ben amministrate, restano. Il conto alla rovescia è iniziato. Il calcio trapanese è su un costone molto stretto. E tra carte, decreti e sentenze, la differenza la farà una parola semplice, spesso evocata e troppo poco praticata: trasparenza.