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16 Gennaio 2026
Marc Guehi lascia il Crystal Palace, che si prepara a salutare anche il tecnico Glasner a fine stagione, e firma con il Manchester City
All’ora di pranzo, nel salone stampa di Beckenham, Oliver Glasner ha infilato due notizie in un’unica frase. La prima: «a fine stagione me ne vado». La seconda: il capitano del Crystal Palace, Marc Guéhi, non giocherà contro il Sunderland perché la sua uscita è imminente. Il destinatario, salvo sorprese, è il Manchester City. Un passaggio di poche parole che cambia il baricentro del mercato d’inverno: il City, già scosso dagli stop di Rúben Dias, Joško Gvardiol e John Stones, ha deciso di blindare il cuore della retroguardia con un centrale inglese nel pieno della maturità. E lo fa in un momento in cui i campioni d’Inghilterra hanno appena investito per Antoine Semenyo, confermando un’aggressività da club che non contempla l’idea di lasciare scoperte le zone nevralgiche del campo.
La scelta di Glasner di lasciare il Palace a fine stagione arriva dopo due anni densi: subentrato nel 2024 a Roy Hodgson, ha riordinato la squadra fino a una storica FA Cup vinta nel 2025 contro il Manchester City, seguita dal Community Shield 2025 contro il Liverpool. Sono traguardi che hanno alzato lo status dei singoli, Guéhi su tutti. Oggi l’austriaco conferma che l’addio del suo capitano è imminente: un punto che si incastra con l’altra grande svolta di Selhurst Park, la fine di un ciclo e la necessità di monetizzare prima della scadenza del 30 giugno 2026.
Nel frattempo, lo scenario intorno al difensore è mutato più volte: un accordo da circa £35 milioni con il Liverpool era naufragato all’ultimo nell’estate 2025; da ottobre 2025 lo stesso Glasner ha riconosciuto pubblicamente che Guéhi non avrebbe rinnovato. Oggi, a metà gennaio, la dinamica si è ribaltata: il City non ha tempo da perdere e la disponibilità del giocatore, unita alle urgenze fisiche di Guardiola, avvicina la fumata bianca.
Sul prezzo circolano due cifre centrali: intorno a £20 milioni secondo alcune ricostruzioni, circa £40 milioni secondo altre. La verità operativa è che le valutazioni oscillano per tre motivi:
C’è poi la variabile “post-vendita”: nel passaggio del 2021 da Chelsea al Palace furono inseriti diritti a favore dei Blues (sell-on e facoltà di pareggio offerte). Più fonti recenti parlano di un 20% a favore del Chelsea tra percentuale sulla rivendita o sul profitto, anche se la formulazione precisa non è stata mai resa integralmente pubblica. La sostanza, per il City, non cambia: ogni milione in più pagato al Palace non resta interamente a Selhurst Park.
A prescindere dalla cifra, l’identikit tecnico spiega perché Pep Guardiola abbia spinto per Guéhi:
In breve: un difensore “da sistema”, utile nel palleggio di costruzione e nella riaggressione immediata dopo perdita. Non un “braccio” fisico alla Dias, non un “ibrido” come Gvardiol, ma un centrale che può occupare il centro-destra in una linea a 4 oppure il braccetto in una linea a 3, con benefici immediati in uscita sotto pressione e nella gestione dell’ampiezza difensiva.
Il tempismo, in casa City, è dettato dagli infortuni: Dias fermo per diverse settimane, Gvardiol operato per una frattura alla tibia destra, Stones ai box. Con una sequenza di 7-8 gare in gennaio, Guardiola ha già richiamato il giovane Max Alleyne dal prestito al Watford.
È la fotografia di una coperta che s’è accorciata di colpo. E spiega perché il club abbia accelerato parallelamente su Semenyo (£62,5 milioni iniziali, accordo fino al 2031) e su un difensore immediatamente impiegabile in Premier e in coppe. La mossa su Guéhi ha anche un valore “regolamentare”: è un profilo homegrown che semplifica le liste Premier League e UEFA, dettaglio non secondario per un organico spesso al limite numerico.
Per il Palace, la cessione in gennaio consente di monetizzare quanto possibile su un asset che in estate si sarebbe svalutato fino a svincolarsi. Il club, che deve il suo “picco” recente a una serie di scelte coraggiose (la FA Cup 2025 non è un incidente della storia), incassa e può reinvestire su un percorso tecnico già avviato. Glasner, nell’annunciare l’addio a fine stagione, ha parlato spesso di “soglia” economica oltre la quale la società avrebbe scelto la cessione: frase che fotografa bene l’equilibrio tra ambizione sportiva e sostenibilità finanziaria.
Per il Chelsea, il possibile 20% di ritorno (su rivendita o profitto) trasformerebbe l’operazione in un cash-back tardivo su un talento prodotto in casa. È il rovescio della strategia Blues: massimizzare valore di vivaio anche ex post tramite clausole intelligenti. Per il Liverpool e altre contendenti (da Real Madrid al Bayern passando per Barcellona), il City che si muove ora chiude una finestra su un profilo seguito da mesi: un colpo che sutura un buco proprio mentre gli avversari attendono la scadenza per risparmiare.
Per Marc Guéhi il trasferimento ha tre effetti principali:
Sul piano tecnico, Guéhi non va a reinventarsi, ma a “sintonizzarsi” su frequenze più alte. Il suo meglio, a oggi, lo ha espresso quando la squadra gli ha chiesto tanto senza chiedergli tutto: coprire il lato corto, aggredire in avanti, non perdersi nelle letture lunghe. Al City, dove la struttura copre gli spazi e le distanze sono pensate al centimetro, può guadagnare mezzo secondo in lettura e guadagnare metri in conduzione senza pagare dazio.
Il Palace perde il capitano e perno dell’area. Ma lo fa in un momento in cui la società deve ripensarsi: l’addio annunciato di Glasner, i trasferimenti eccellenti dell’ultimo biennio, la gestione di una rosa che ha saputo alzare l’asticella con intelligenza. Monetizzare oggi, anziché perdere a zero in estate, è una scelta razionale. L’effetto emotivo sarà forte; l’effetto tecnico, inevitabile. Ma a Selhurst Park sanno che il modo migliore per assorbire questi addii è investire subito sul prossimo ciclo, evitando il logoramento di un finale scontato.
L’operazione Guéhi è profondamente coerente con il DNA del Manchester City: identificare un bisogno, muoversi con decisione, pagare il giusto (o qualcosa in più) per non lasciare scoperta una zona strategica, scegliere un profilo che migliora subito e che, in prospettiva, non svaluta. Se chiuderà a £20 milioni, avrà l’aria del capolavoro “di contesto”; se si alzerà verso £40 milioni, resterà comunque un prezzo ragionevole per un titolare d’Inghilterra, homegrown, che colma una falla nel mese più stressante della stagione.
C’è un’ultima, non trascurabile, connessione simbolica: fu proprio Glasner a sbarrare la strada a Guéhi nell’estate 2025, tenendolo per puntare ai trofei. Oggi, annuncia l’addio e lo accompagna verso l’Etihad. Segno che in Premier i cicli sono rapidi, e che il mercato non aspetta: chi è pronto a decidere al momento giusto, spesso decide il campionato.