Lutto
19 Gennaio 2026
Piero Cucchi da giocatore conquistò la promozione in Serie A con Varese (2 volte), Lazio e Ternana
La porta del vecchio spogliatoio del Derthona sbatteva al vento di Tortona quando un giovane allenatore con lo sguardo fermo appiccicava alla parete un foglio ingiallito: «Pressa, raddoppia, riparti. Il resto sono chiacchiere». Quel tecnico si chiamava Piero Cucchi e costruiva promozioni con la pazienza di un artigiano. Oggi, con la sua scomparsa a 86 anni nella città dove aveva scelto di vivere, resta il rumore secco di quelle porte, il profumo di erba bagnata e una scia di imprese che raccontano un’altra Italia del pallone: quella che dalla Serie D e dalla C2 tira su i sogni con le mani, fino a farli stare in piedi da soli.
UN CALCIATORE CHE SAPEVA «ALZARE» LE SQUADRE
Nato a Boffalora sopra Ticino nel 1939, cresciuto nel vivaio del Torino, Cucchi fu un centrocampista d’ordine e ritmo, uno di quelli che «non toglie mai la gamba» e sa leggere le pieghe di una partita prima degli altri. La prima impronta forte la lascia a Varese: il 7 giugno 1964, allo stadio «Franco Ossola», è proprio un suo gol contro il Cosenza a consegnare ai biancorossi la prima, storica, promozione in Serie A. Un dettaglio che pesa come un titolo di giornale e che restituisce il valore di un calciatore abituato a far salire il livello delle squadre in cui gioca. Dopo l’esperienza varesina, il passaggio alla Lazio nel 1967: in due stagioni di Serie B contribuisce al ritorno dei biancocelesti nella massima serie, firmando anche una rete nel campionato della promozione, 1968-1969. In totale in maglia laziale colleziona decine di presenze tra campionato e coppa, segno di una centralità tattica riconosciuta dai tecnici dell’epoca.
UN'ALTRA PROMOZIONE
Il bivio decisivo arriva a novembre 1969: Cucchi scende a Terni, dove vestirà per tre stagioni la maglia della Ternana diventando uno dei protagonisti della prima, irripetibile promozione rossoverde in Serie A del 1971-1972. Ecco 79 presenze e 12 gol complessivi in rossoverde, di cui 30 partite e 8 reti nell’anno della massima impresa. Il suo nome resta inciso tra quelli che fecero della «provincia operaia» umbra una storia da album Panini. Nel 1972-1973 l’Arezzo, poi il ritorno al Savona e il ritiro: in tasca, un bilancio da professionista solido, con oltre 400 presenze e quasi 40 gol tra Serie A, B e C, ma soprattutto la reputazione di un centrocampista che «tiene su» le squadre.
IL DOLORE CHE NON PASSA E LA SCELTA DI RESTARE IN CAMPO
Dietro l’allenatore e il calciatore, c’era l’uomo. Nel 1996 Cucchi affronta la perdita del figlio Enrico, centrocampista di Inter, Empoli, Fiorentina e Bari, scomparso a 30 anni dopo una lunga malattia. È una ferita che non si chiude ma che, paradossalmente, lo riporta al calcio con una pacatezza diversa, quasi a cercare nella routine del campo un appiglio di normalità. Il suo nome resterà per sempre legato anche a questa pagina dolorosa, ricordata spesso per le domande rimaste senza risposta e per la dignità con cui la famiglia decise di vivere il lutto.
IL «MAGO» DELLE PROMOZIONI
È in panchina che Piero Cucchi diventa, per tutti, il «mago delle promozioni». Mago, sì, ma senza trucchi: bastano l’ordine, il lavoro quotidiano e una ferrea coerenza tattica. La sua geografia sentimentale è un atlante del calcio di Serie C: Derthona, Giarre, Ischia Isolaverde, Juve Stabia, Catania, ancora Ischia, poi Montevarchi, Nocerina, Savoia. In almeno cinque piazze, la sua firma coincide con lo scatto di categoria. Con il Derthona, la promozione in C2 arriva nel 1977-1978, stagione della riforma che sdoppia la vecchia Serie C: è l’anno del 70º compleanno del club bianconero, festeggiato con l’ingresso nella nuova scala professionistica. A Giarre il doppio colpo: prima costruisce una squadra competitiva in C2, poi nel 1987-1988 firma la salita in C1. Sull’Isola d’Ischia, nel 1990-1991, la promozione in C1 con l’Ischia Isolaverde consacra il suo metodo: pressione, compattezza difensiva, ripartenze pulite. A Castellammare di Stabia, nel 1992-1993, mette il sigillo sulla promozione della Juve Stabia dalla C2 alla C1: stagione di continuità e spinta in avanti. Infine, la pagina più citata: il Catania del 1998-1999. Con Cucchi al timone, i rossazzurri vincono il girone di C2 e tornano in C1 dopo 6i anni. La fotografia dell’aritmetica arriva il 9 maggio 1999: l’1-1 con la Juveterranova Gela vale la promozione, suggellando una cavalcata vissuta spalla a spalla con il Messina.
L'ULTIMO SALUTO A TORTONA
La notizia della sua morte è rimbalzata nel pomeriggio di lunedì 19 gennaio 2026, accompagnata da una scia di ricordi che ha unito tifoserie diverse. Il cordoglio è stato particolarmente vivo a Tortona, la città da lui scelta come casa. I quotidiani locali hanno dato conto anche delle esequie: rosario in Duomo la sera di martedì 20 gennaio e funerali fissati per mercoledì 21 gennaio, sempre in Duomo. Una comunità stretta intorno alla famiglia, la moglie Paola, il figlio Alessandro, i nipoti Riccardo e Alberto, per salutare un uomo che ha insegnato al calcio a non avere paura della parola «ambizione». Il calcio di Piero Cucchi è tutto lì: essenziale e contagioso. Chi oggi lo saluta non ricorda soltanto un «mago delle promozioni», ma un professionista che ha insegnato a un Paese calcistico intero che anche nelle periferie del pallone si può imparare a sognare con metodo. E a volte, con metodo, si vince davvero.