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Serie C

L'ex Serie A calcia dai 25 metri e riscrive la storia: prima incredibile vittoria nel derby fuori casa nel capoluogo

Un lampo al minuto 70, un urlo che scavalca decenni: il colpo dell'attaccante trasforma un pomeriggio in un capitolo da conservare

GUBBIO SERIE C - ANDREA LA MANTIA

GUBBIO SERIE C - Andrea La Mantia, attaccante classe 1991, nella stagione in corso con il club umbro conta 18 presenze e 4 reti in campionato

La palla sembra innocua, rimbalza ai 25 metri. In quell’istante, in uno stadio sospeso tra il brusio e la paura, Andrea La Mantia non pensa: agisce. «È stato un gol d’istinto», dirà più tardi. Un destro pieno, secco, che s’incunea nell’angolo alto e ammutolisce il Renato Curi. Cronometro intorno al 70’, risultato finale 0-1. Non è solo un derby deciso: è un confine che si sposta. Perché questa, per la prima volta nella sua storia, è la vittoria del Gubbio sul campo del Perugia. Una cesura emotiva e statistica che cambia la stagione e ridisegna le mappe dell’orgoglio umbro. La squadra della periferia batte la squadra del capoluogo a casa sua. Mai successo prima.

UNA VITTORIA CHE VA OLTRE I 3 PUNTI
È un successo che interrompe una fase complicata degli eugubini: il Gubbio non vinceva da ottobre, e risalire a quota 23 significa rimettersi in carreggiata dopo settimane di affanno. Il Perugia, fermo a 19, ricade in zona playout. Il contesto di classifica, oltre alla dimensione simbolica del derby, spiega l’intensità dell’urlo finale. La firma è di un attaccante arrivato in estate per alzare l’asticella: La Mantia, 34 anni, 190 cm, numero 19, acquistato a titolo definitivo il 27 agosto 2025. Curriculum pesante: 30 gare in Serie A e oltre 230 in B. Un profilo portato a Gubbio per esperienza e verticalità, oggi manifesto della vittoria più attesa. Non è un episodio isolato nel suo avvio di stagione: tra ottobre e gennaio, La Mantia aveva già timbrato in gare chiave, come il 3-0 a Carpi, in cui segna e serve un assist. Il suo rendimento è cresciuto con i minuti e con l’affinamento del rapporto con i compagni.

IL RACCONTO DEL DERBY: EQUILIBRIO, UN VARCO E LA STOCCATA
Il primo tempo è contratto, studiato. Perugia e Gubbio si annullano, l’intensità non trova profondità. Nella ripresa la gara resta tattica, ma gli spazi cominciano ad aprirsi. È in questo micro-squarcio che La Mantia legge con un attimo d’anticipo la traiettoria «comoda» e si prende la responsabilità del tiro. L’impatto è pulito, l’esecuzione pesante. A quel punto, i Grifoni alzano la pressione, cambiano uomini, spingono più per inerzia che per reale lucidità. Il muro rossoblù regge fino al triplice fischio: 0-1, festa eugubina sotto il settore ospiti. I resoconti locali concordano su un primo tempo avaro di emozioni e su un finale nervoso, con poche vere occasioni create dai padroni di casa.

LE PAROLE CHE RESTANO
Nell’immediato dopo-gara, Andrea La Mantia non cerca metafore: «Gol d’istinto. Ho visto la palla, ho pensato solo a calciare. Sapevamo che poteva essere un gol storico e ci meritavamo questa vittoria per quello che abbiamo sofferto». Frasi asciutte, come il suo gesto tecnico, che chiudono un cerchio con i tifosi e con la città. L’attaccante riconosce il merito del Perugia nella reazione, ma rivendica la compattezza della sua squadra nei momenti caldi.

LA MAPPA EMOTIVA DI UNA «PRIMA VOLTA»
Le «prime volte» nel calcio hanno un’inerzia tutta loro. Vincere, per la prima volta, al Curi non sposta soltanto la classifica: riscrive il rapporto con i luoghi. Il Gubbio aveva già rotto il tabù derby in altre stagioni al Barbetti, ma lontano da casa il peso della storia si faceva sentire. Gli H2H recenti raccontavano una supremazia biancorossa tra le mura amiche, interrotta da pareggi sofferti o vittorie di misura del Perugia. L’1-0 di oggi mette un segno opposto accanto alla data 18 gennaio 2026 e costruisce un nuovo riferimento per le generazioni che verranno.

L'ABBRACCIO CHE DICE TUTTO
C’è un’immagine che vale un titolo: La Mantia che corre verso la panchina e abbraccia Mimmo Di Carlo. Un gesto che ribadisce un legame tecnico ed emotivo. È stato l’allenatore a volerlo con forza, a cucirgli addosso un ruolo centrale, a chiedergli non solo gol ma responsabilità. Nel dopo-gara, le parole del tecnico e quelle del centravanti si inseguono e si completano: «Vittoria storica», «Gol d’istinto», «Ci meritavamo questa vittoria». È il vocabolario di una squadra che riparte dalle certezze minime: compattezza, sofferenza condivisa, determinazione nelle scelte decisive. Tutto il resto, la tattica, gli equilibri, i cambi, viene dopo. Nelle partite che contano, spesso, la storia sceglie i suoi autori in un singolo gesto.

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