AFCON 2025
19 Gennaio 2026
AFCON 2025 SENEGAL • Gli eroi del Senegal: Édouard Mendy e Pape Gueye
È passato poco meno di un mese da quando è iniziata la competizione e, in questa Coppa delle Nazioni, ne abbiamo vissute tante: dal Sudan in guerra, capace di ottenere una vittoria storica e di vivere un vantaggio contro il Senegal, alle grandi prime volte di Mozambico, Tanzania e Benin, fino alla grande organizzazione Marocchina, che ha ospitato grandissimi match all’interno di stadi che il panorama africano non aveva mai visto. Ma non è tutto oro ciò che luccica: le tante proteste e i dubbi arbitrali, ma anche episodi di antisportività come quelli visti in Algeria-Congo nei confronti della “statua” di Lumumba e la spinosa situazione in Gabon. Questa Coppa, come è giusto che sia, ha lasciato tante cose positive, divertenti e da raccontare, ma anche lati negativi che rendono più reale e vivo lo sport. Ora però, l'ultimo atto: Marocco contro Senegal, la sfida per la seconda stella.
Il Senegal, nonostante siano anni che faccia faville nel calcio africano, si è presentato a questa edizione con i favori del pronostico meno marcati rispetto al passato. L’eliminazione a sorpresa rimediata contro la Costa d’Avorio nella scorsa edizione ha forse annebbiato la percezione generale, ma la realtà è diversa: il Senegal non è mai peggiorato. Anzi. Nel corso degli anni sono emersi giovani sempre più interessanti, perfettamente integrati con una base di giocatori esperti e collaudati. Il risultato è evidente: terza finale dal 2019 e, dopo Algeria ed Egitto, ancora una volta contro una nazionale nordafricana. Stavolta però lo scenario è diverso, perché la finale si gioca in un territorio apertamente ostile.
Ma la vera star della Coppa è senza dubbio il Marocco, i padroni di casa. Inutile negarlo: dopo l’impresa storica al Mondiale 2022, il Marocco ha iniziato a incutere timore a chiunque. Oggi vive il suo momento d’oro, sospinto dall’entusiasmo di un intero Paese e da una generazione nel pieno della maturità. L’obiettivo è chiaro: conquistare finalmente quel trofeo che manca da cinquant’anni.
Questa sfida, però, racconta anche altro. Senegal e Marocco sono tradizionalmente considerate nazioni “amiche”: paesi legati da rapporti sportivi, politici e sociali. In territorio Marocchino vive una numerosa comunità Senegalese e, a livello istituzionale, esistono accordi e relazioni consolidate. Ma questa amicizia tra popoli e tifoserie sopravviverà alla pressione di una finale continentale?
Nei giorni precedenti alla partita si sono infatti verificate situazioni poco piacevoli per la delegazione Senegalese, tanto da spingere la Federazione Senegalese di Calcio (FSF) a intervenire duramente con un comunicato.
La FSF ha denunciato la mancanza di adeguate misure di sicurezza al momento dell’arrivo della squadra in treno nella capitale Marocchina. Secondo quanto riportato, l’assenza di un dispositivo efficace ha generato una folla incontrollata attorno a giocatori e staff, esponendoli a rischi ritenuti incompatibili con gli standard di una finale continentale. La federazione prosegue spiegando di aver dovuto presentare una protesta formale scritta per ottenere un alloggio ritenuto adeguato. Le sistemazioni inizialmente proposte, infatti, non sarebbero state idonee alla preparazione atletica e al recupero fisico in vista di una gara di tale importanza. Infine, la FSF ha definito preoccupante anche il numero di biglietti assegnati ai tifosi Senegalesi. La federazione ha dichiarato di aver acquistato tutte le quote consentite dalla CAF (circa 2.850 biglietti), giudicate però insufficienti rispetto alla forte richiesta dei sostenitori arrivati per sostenere la squadra.
Ma che partita bisogna raccontare? Sono rimasti tutti incollati al televisore dall’inizio alla fine, davanti a una delle gare più belle e intense che il calcio africano abbia saputo regalare. Ritmi altissimi sin dal primo minuto, occasioni pericolosissime da una parte e dall’altra, la sensazione costante che bastasse un attimo di distrazione per perdersi qualcosa di decisivo. In un secondo El Kaabi si divora chance clamorose sotto porta, nell’altro Ndiaye e Bounou emulano Kolo Muani e il Dibu Martínez. È una partita piena di talento, gioco, coraggio e talento puro, una di quelle che non smettono di emozionare nemmeno per un istante, sul piano sportivo è una gara corretta e piacevole.
Qualcosa però cambia nel finale: al 92’, sugli sviluppi di una palla inattiva, il Senegal trova il gol del vantaggio con Ismaïla Sarr, ma l’arbitro annulla tutto per una presunta spinta su Hakimi prima della conclusione, scatenando le proteste furibonde dei Senegalesi. È solo il preludio al vero episodio chiave della partita. Al 98’ arriva una trattenuta di Diouf su Brahim Diaz, una di quelle che si vedono su ogni calcio d’angolo, ma il numero dieci Marocchino protesta in modo veemente mentre il VAR entra in azione. Dal controllo la sensazione resta invariata, eppure il direttore di gara concede un rigore clamoroso e discusso allo scadere.
Da lì la partita perde completamente il controllo. Pape Thiaw va fuori di sé, ordina il ritiro immediato della squadra e richiama tutti negli spogliatoi. È Sadio Mané a opporsi, a chiedere di restare in campo. Sono minuti lunghissimi e surreali: i tifosi del Senegal iniziano a invadere il terreno di gioco, volano seggiolini dagli spalti, la squadra rientra negli spogliatoi. È in quel momento che emerge il carisma di un vero leader. Mané riesce a riportare alla ragione allenatore e compagni, il Senegal torna in campo e, al ’90+24, il Marocco è pronto a battere il rigore. Dal dischetto va in scena uno scenario tragicomico: Brahim Diaz tenta il cucchiaio, ma ne esce una conclusione debole e inspiegabile, che termina comodamente tra le braccia di Mendy. Il dieci Marocchino crolla in lacrime, mentre la gara, ormai oltre ogni limite, si trascina fino ai tempi supplementari.
Ed è lì che il Senegal scrive la storia. Dopo appena tre minuti della prima frazione extra, Pape Gueye riceve palla al limite dell’area dopo un’azione costruita da Mané e Gana Gueye, si libera e lascia partire una conclusione potente e angolata che sorprende Bounou e fa esplodere il popolo Senegalese. È il gol che decide tutto, l’unico della partita, quello che vale il titolo continentale.
Al triplice fischio finale è festa totale. Il Senegal conquista il secondo titolo della sua storia, la seconda stella, proprio sul campo del Marocco, lasciando ancora una volta i Leoni dell’Atlante senza coppa, prigionieri di una maledizione che sembra non voler finire. Nei festeggiamenti Kalidou Koulibaly, indisponibile per la finale, consegna simbolicamente la fascia a Sadio Mané: il vero volto di questo successo, il leader tecnico ed emotivo di una nazionale che, ancora una volta, ha dimostrato di saper vincere anche nelle notti più folli e difficili. Oggi festeggia il popolo Senegalese, che ancora una volta si conferma la squadra da battere.