Serie B
20 Gennaio 2026
BARI SERIE B - Moreno Longo ha già allenato nella stagione 2024-2025 allo stadio San Nicola piazzandosi al 9° posto in classifica
C’è una luce accesa a Strada Torrebella quando la città è ancora assonnata. È la lampada del dirigente che firma i comunicati, mentre al San Nicola restano i fischi della sera prima. Nel giro di poche ore il Bari cambia di nuovo pelle: via Vincenzo Vivarini (allenatore) e Giuseppe Magalini (direttore sportivo), dentro, anzi, «di nuovo», Moreno Longo in panchina e pieni poteri a Valerio Di Cesare nella direzione sportiva. In una stagione scivolata pericolosamente verso il basso, il club guidato da Luigi De Laurentiis prova a riaccendere l’interruttore prima che la classifica si trasformi in condanna.
LA RIVOLUZIONE IN POCHE MOSSE
La prima mossa arriva nella tarda mattinata di lunedì 19 gennaio 2026: il Bari comunica l’esonero del tecnico Vincenzo Vivarini. Con lui saluta anche il direttore sportivo Giuseppe Magalini, arrivato nell’estate 2024 con un contratto fino al 2026 ma travolto dall’onda lunga di un progetto tecnico rimasto incompiuto. Nel pomeriggio, la scelta che completa il puzzle: Moreno Longo viene richiamato per guidare la squadra e Valerio Di Cesare assume formalmente l’incarico di direttore sportivo unico. Tre decisioni nette, tutte ufficializzate a stretto giro, che segnano una cesura col recente passato.
PARLANO I NUMERI
L’esonero di Vivarini è giustificato dai numeri: da fine novembre a metà gennaio, zero vittorie e appena 4 punti in 8 partite (quattro pareggi e quattro sconfitte), con una squadra incapace di invertire la tendenza. L’addio a Magalini chiude un ciclo di un anno e mezzo considerato deludente, tra un mercato giudicato insufficiente e scelte tecniche che non hanno portato i frutti sperati. La panchina a Longo: già allenatore biancorosso nel 2024-2025, torna ora per la seconda volta, scelta favorita anche dal fatto che era ancora sotto contratto fino a giugno 2026. Con lui rientra lo staff: vice Dario Migliaccio, preparatore atletico Paolo Nava, collaboratore tecnico Luca Ceccarelli, più Francesco Cosentino, Nicola Fiorentino, Giuseppe Scalera, il match analyst Filippo Giordano e il preparatore dei portieri Roberto Maurantonio. La «promozione» di Di Cesare a ds unico sancisce il passaggio dall’apprendistato dietro la scrivania al comando dell’area sportiva: l’ex capitano, 235 presenze e 21 gol in biancorosso, prende il testimone e diventa il riferimento operativo del club.
IL CONTESTO: CLASSIFICA PERICOLOSA
La sconfitta interna con la Juve Stabia ha fatto da detonatore. Un 0-1 al San Nicola che ha spinto il Bari al penultimo posto con 17 punti, davanti solo al Pescara e dietro allo Spezia, fotografando un gennaio in cui l’inerzia è tutta contro. La fotografia è impietosa: poche occasioni create, fiducia erosa e la sensazione diffusa di un gruppo in apnea. La piazza rumoreggia, la società accelera. Il calendario non regala tregua: sabato 24 gennaio c’è il Cesena al «Manuzzi», poi il rientro al San Nicola contro il Palermo nel weekend del 31 gennaio; quindi due scontri diretti da segnare in rosso: Mantova il 7 febbraio e Spezia nel turno infrasettimanale del 10 febbraio. È in questa finestra, tra fine gennaio e metà febbraio, che il Bari si gioca una fetta consistente di stagione.
MAGALINI E VIVARINI NON HANNO FUNZIONATO
L’uscita di scena di Giuseppe Magalini e Vincenzo Vivarini non è solo un tema di risultati, ma la spia di un corto circuito più profondo. 1) Il ds lombardo era stato scelto nell’estate 2024 per rifondare con idee e sostenibilità. In 18 mesi, però, i colpi a bilancio non hanno inciso come atteso e alcuni profili chiave non hanno invertito la rotta tecnica. Le contestazioni, dapprima carsiche, sono diventate pubbliche man mano che la squadra scivolava in classifica. La nota ufficiale del club, nel congedarlo, parla di «impegno e professionalità» ma l’epilogo racconta di un progetto rimasto a metà. 2) A Vivarini è mancato il tempo? Forse. Ma è mancata soprattutto la scintilla. Chiamato a fine novembre 2025 per sostituire Fabio Caserta dopo aver iniziato la stagione al Pescara, il tecnico abruzzese non è riuscito ad accendere la squadra: in 8 gare mai un successo, 3 gol segnati, e un’identità offensiva che faticava a comparire. I numeri, nel calcio, non aspettano.
LONGO-BIS, UNA STRADA «CORTA»
La decisione di riportare Moreno Longo al timone è insieme pragmatica e simbolica. Pragmatica, perché il tecnico conosce già gruppo, ambiente e campionato: era stato ingaggiato nel giugno 2024 con accordo fino a giugno 2026, salvo poi la mancata conferma a fine stagione 2024-2025 dopo il 9° posto finale e l’arrivo di Caserta. Simbolica, perché su Longo la piazza aveva conservato, pur tra alti e bassi, una memoria di serietà e lavoro quotidiano. In un momento in cui ogni giorno conta, azzerare curva di apprendimento e liturgie d’ingresso è un vantaggio competitivo. C’è un altro elemento non trascurabile: la sostenibilità. Richiamare un allenatore già a libro paga consente alla società di evitare un nuovo contratto pluriennale per un tecnico «terzo», riducendo esposizione e vincoli. Se la scelta pagherà, lo diranno i prossimi 90 giorni. Intanto, una certezza: il club si è dato una catena di comando corta e riconoscibile. Nel calcio, spesso, è la precondizione per non disperdere energie.