Serie C
20 Gennaio 2026
TRIESTINA SERIE C - Giuseppe «Geppino» Marino era stato esonerato lo scorso 24 ottobre e ora è in pole position per tornare sulla panchina dei giuliani
La scena è surreale. Sul campo di allenamento della Triestina, una mattina di fine autunno, Attilio Tesser fischia l’inizio della partitella. Comanda i movimenti, ferma l’azione, corregge le posizioni. Tutto normale, se non fosse per un dettaglio non da poco: secondo quanto riferito all’allenatore, avrebbe già perso il posto. Gliel’hanno detto a voce, senza un comunicato ufficiale. In città, intanto, si sussurra che il presunto sostituto, Geppino Marino, sia arrivato con parte del suo staff, in attesa dell’ufficialità. È il fotogramma che sintetizza un cortocircuito gestionale: la squadra si allena, l’allenatore dirige, la società tace. E Trieste osserva, confusa. Questa è la storia di un cambio in panchina diventato emblema di un’annata in cui l’Unione si è ritrovata a convivere con decisioni ribaltate, penalizzazioni a raffica e un quadro societario continuamente sotto pressione. Perché l’episodio del «esonero verbale» non è un fulmine isolato, ma la coda di una tempesta che dura da mesi.
LA GIORNATA DEL PARADOSSO: TESSER IN CAMPO, MARINO ATTENDE
Il cuore della vicenda sta tutto nel contrasto fra le azioni e le dichiarazioni (o meglio, la loro assenza). Così nella giornata di lunedì 19: 1) Attilio Tesser è «in città e in campo» per guidare l’allenamento del pomeriggio. Non un’apparizione simbolica, ma una sessione di lavoro vera, fissata alle 14:30, a dimostrazione di come, sul piano operativo, nulla fosse stato formalizzato. Dalla società, nessuna comunicazione ufficiale sul suo immediato futuro. Un silenzio che alimenta l’incertezza. 2) Parallelamente, rimbalza l’indiscrezione: Geppino Marino avrebbe raggiunto Trieste con il suo staff, pronto a subentrare in caso di avvicendamento. La circostanza, circolata in città e rilanciata da più testate dell’area, contribuisce a definire il clima: giocatori e ambiente percepiscono che qualcosa sta cambiando, ma gli atti formali non arrivano. In altre parole, l’allenatore «in carica» lavora, il possibile subentrante attende in albergo.
LA QUESTIONE PENALIZZAZIONI, URGENZE E LA LINEA SPORTIVA
Non c’è un solo fattore a spiegare questa «pagina nera» di gestione. Ce ne sono almeno tre: 1) Il peso delle penalizzazioni. Partire a -20 (e poi vedere il computo oscillare con nuove decisioni e ricorsi) significa vivere ogni giornata come una finale. Ogni scelta tecnica viene letta con la lente dell’emergenza: o funziona subito, o va azzerata. È dentro questa dinamica che si collocano i rientri lampo in panchina e i ribaltamenti di rotta. 2) La pressione dell’ambiente. Trieste è piazza esigente e appassionata. Dopo l’ufficiale esonero di Marino del 24 ottobre 2025 e il ritorno di Tesser, la squadra ha faticato a trasformare la «spinta emotiva» in punti, complici gli infortuni e una serie di gare stregate. 3) La governance e la comunicazione. Il paradosso dell’allenamento diretto da chi si sarebbe dovuto considerare «fuori» rivela un problema di processo: i passaggi interni non si sono tradotti in una nota ufficiale tempestiva e univoca. Così la notizia, prima verbale, poi smentita nei fatti dal campo, ha generato un cortocircuito. Per un club che ha dovuto gestire sanzioni, cambi di guida tecnica e un calendario serrato, l’ordine delle priorità non può prescindere da una regia comunicativa solida.
UOMINI E RESPONSABILITÀ, TESSER E MARINO
1) Attilio Tesser. La sua figura è, per Trieste, un riferimento tecnico e culturale. È rientrato più volte, accollandosi missioni-lampo in contesti difficili. L’episodio dell’allenamento diretto nella giornata «dell’esonero verbale» racconta un professionista che si muove dentro il perimetro del proprio ruolo: fino a comunicato ufficiale contrario, l’allenatore allena. 2) Geppino Marino. Il suo nome rimbalza come possibile sostituto «di emergenza», poi è lui ad essere esonerato ufficialmente il 24 ottobre 2025. Nel ping-pong di panchina, Marino si ritrova prima uomo di raccordo nell’interregno tecnico, poi «opzione» in caso di nuovo ribaltone. Il suo profilo diventa un termometro: quando torna a scaldarsi, significa che la Triestina sta vivendo un’altra fase di incertezza.
COSA CI DICE QUESTA VICENDA SUL CALCIO DI OGGI
1) Il cortocircuito tra «voce» e «firma». Nel calcio moderno, dove tutto si consuma in tempo reale, la differenza tra una comunicazione verbale e una nota ufficiale è enorme. Non è mera forma: è sostanza giuridica, gestionale e mediatica. A Trieste l’assenza del comunicato, in quella giornata cruciale, ha innescato un effetto domino: nsia nei tifosi, terreno fertile per indiscrezioni. 2) La fragilità delle panchine nell’era dei risultati immediati. Con una penalizzazione di dimensioni eccezionali e un calendario fitto, l’orizzonte temporale si accorcia. Cinque partite, 2 punti: numeri che, in condizioni normali, suggerirebbero tempo e lavoro; in uno scenario a -20, diventano un allarme. Il rischio è che la programmazione venga sacrificata sull’altare dell’urgenza. 3) Il valore di una comunicazione professionale. Quando l’allenatore «dirige da esonerato» e il presunto subentrante «attende in albergo», il club perde autorevolezza.