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Il VAR di Serie C sbaglia? Squadre, fatevene una ragione: la partita non sarà mai e poi mai ripetuta

Un cartellino giallo nato da una richiesta di rosso e un protocollo invocato come scudo: dentro la decisione che fa giurisprudenza

FVS SERIE C - IMPOSSIBILE RIPETERE LA GARA DOPO RICORSO

C’è un’immagine che resta impressa al minuto cruciale di una partita diventata caso nazionale: il monitor a bordo campo che si accende, il brusio che cala, il gesto dell’arbitro che indica la revisione e poi estrae un altro cartellino giallo. È il 18’ del secondo tempo di AlbinoLeffe–Pro Vercelli del 10 gennaio 2026: richiesto il Football Video Support per valutare un possibile rosso diretto a Jean‑Guy Akpa‑Akpro, l’analisi non conferma il «grave fallo di gioco»; ma dalla revisione esce ugualmente un’ammonizione. Secondo giallo, espulsione e, più tardi, rimonta seriana fino al 2-1. Una scena che ha acceso il dibattito e ha spinto la Pro Vercelli a bussare alle porte della giustizia sportiva. Il verdetto è arrivato il 20 gennaio 2026: ricorso respinto, «infondato». A scriverlo è il Giudice Sportivo di Lega Pro, Stefano Palazzi. E lo fa appellandosi esplicitamente al documento che regola la fase estesa di sperimentazione del FVS: «Football Video Support – Extended Trial Phase Interim Protocol – August 2025 – Version 1.1».

COSA DICE LA DELIBERA: I PUNTI CHE CONTANO
Nella sua ricostruzione, il Giudice Sportivo chiarisce anzitutto il percorso processuale: preannuncio di reclamo della Pro Vercelli l’11 gennaio, ricorso formale il 13 gennaio, richiesta e acquisizione di un supplemento di referto all’arbitro De Angeli. È un dettaglio non secondario, perché proprio quel supplemento cristallizza due aspetti tecnici: 1) la «card» dell’AlbinoLeffe è stata consegnata per richiedere la revisione di un possibile «grave fallo di gioco» (quindi la fattispecie da rosso diretto); 2) l’on‑field review ha escluso il rosso ma ha rivelato un «fallo imprudente» non colto in live, dunque da ammonizione. Da qui il secondo giallo e l’espulsione di Akpa‑Akpro. La Pro Vercelli sosteneva l’errore tecnico: una volta escluso il rosso diretto, l’arbitro avrebbe dovuto «tornare» alla decisione iniziale di semplice calcio di punizione, senza provvedimenti disciplinari, perché, argomentava il club, il FVS non può essere usato per incidere su episodi da giallo o, peggio, per comminare un secondo giallo.

LA CHIAVE DI LETTURA DETERMINANTE
Il Giudice Sportivo ribalta la chiave di lettura su due piani: 1) Procedurale-regolamentare: la fase sperimentale del FVS è governata da un Protocollo ad hoc, non da quello del VAR. In tale Protocollo, richiamato testualmente, è contenuto un principio assorbente: «in linea di principio, una partita non è invalidata a causa di una o più decisioni errate relative all’utilizzo del sistema FVS». Tradotto: anche se si ritenesse sbagliato l’esito di una review, non per questo si invalida la gara. 2) Tecnico‑applicativo: la revisione attivata per valutare un possibile rosso può condurre a esiti diversi dalla sola espulsione diretta. Se la review non conferma il «grave fallo di gioco», l’arbitro, rileva la delibera, può comunque correggere o integrare la propria valutazione disciplinare alla luce di elementi non colti in presa diretta. In questo caso, la qualificazione di «fallo imprudente» giustifica l’ammonizione. Se si tratta del secondo giallo, ne discende legittimamente l’espulsione per somma di ammonizioni. Risultato: il ricorso è dichiarato «infondato», saltano anche i presupposti per ordinare la ripetizione della gara per errore tecnico, e il 2-1 maturato sul campo resta omologato. Una conclusione che, per esplicita ammissione del Giudice Sportivo, poggia sulla «normativa e i principi vigenti in tema di FVS», cioè sulla cornice della sperimentazione FIFA/IFAB.

DAL CAMPO AL PROTOCOLLO: TUTTO SUL FVS
Per capire il senso della decisione bisogna tenere distinto il FVS dal VAR. Il Football Video Support nasce come soluzione «light»: niente sala VAR, niente varisti, pochi feed video (da 1 a 4 telecamere), un tecnico di riproduzione che assiste il direttore di gara al monitor sul bordo campo. Può essere attivato: 1) dall’arbitro stesso; 2) dalle squadre, di norma con un numero limitato di «challenge» recuperabili se la decisione iniziale viene modificata. In Italia la FIGC ha chiesto alla FIFA e all’IFAB di poter introdurre il FVS nella stagione regolare di Serie C e Serie A femminile, proprio per i costi sensibilmente inferiori rispetto al VAR. È la stessa Federazione a spiegare ratio e meccanica di base: lo strumento è pensato come supporto per episodi chiave, sulla scia delle quattro macro‑famiglie del protocollo VAR (gol, rigori, espulsioni dirette e scambio d’identità), con la possibilità per le squadre di effettuare fino a due richieste a gara. Il contesto internazionale conferma la spinta: tra 2024 e 2025 l’IFAB ha esteso e allargato le sperimentazioni del FVS, presentandolo come soluzione «scalabile e a basso costo» per chi non può sostenere l’infrastruttura del VAR. Gli aggiornamenti di fine 2024 e ottobre 2025 parlano di trial in crescita e di una cornice regolatoria in evoluzione. È dentro questo scenario che si colloca la sperimentazione italiana in Serie C.

IL NODO DEL «SECONDO GIALLO»: UN CASO CHE FA SCUOLA
Il cuore del contendere è un passaggio spesso semplificato nel dibattito pubblico: «il FVS non si usa per i gialli». È vero che la ratio d’intervento richiama le fattispecie «da rosso diretto», come recitano spiegazioni e linee guida divulgative. Ma qui il Giudice Sportivo ha affrontato la questione con una chiave più fine: se la revisione attivata legittimamente per «rosso potenziale» mostra che l’episodio non è da espulsione ma evidenzia elementi oggettivi non valutati che integrano un’infrazione «imprudente», l’arbitro può adottare la sanzione minore coerente con il nuovo accertamento, cioè l’ammonizione. In altri termini: l’oggetto della revisione non si «restringe» all’aut aut rosso‑sì/rosso‑no. Se il video chiarisce meglio la dinamica, l’arbitro può aggiustare la qualificazione disciplinare. L’effetto collaterale, il secondo giallo, è una conseguenza «indiretta» ma ammissibile, perché è frutto di una nuova valutazione disciplinare resa possibile dalla review. È su questa lettura che la decisione si allinea alle istruzioni operative circolate nella categoria durante gli incontri tra CAN C e società di Lega Pro, richiamati in atti.

COSA CAMBIA PER I CLUB
La decisione ha implicazioni pratiche. 1) Per i club: il perimetro d’uso delle «challenge» non è una leva tattica per «far sparire» i gialli. Se attivo una review per il rosso e il video smentisce l’espulsione, l’arbitro può comunque cogliere, grazie al supporto video, che il contatto è «imprudente» e dunque ammonibile. Il caso chiarisce che non esiste un «blocco logico» che vieti al direttore di gara di adottare il provvedimento minore. L’idea, artatamente diffusa, che il FVS non possa «toccare» i gialli si rivela fuorviante quando il giallo emerge come esito fisiologico di una revisione regolarmente attivata per rosso. 2) Per gli arbitri: la delibera riconosce un margine di correzione in uscita dalla review. L’arbitro non è prigioniero del binario rosso‑sì/rosso‑no; può aderire alla verità tecnica emersa al monitor. Questo aumenta l’importanza della formazione specifica e della coerenza applicativa fra gli organi tecnici. 3) Per il dibattito pubblico: la differenza tra FVS e VAR resta cruciale. Il FVS è un supporto all’arbitro in campo, non un sistema «centralizzato» che rilegge la partita. Ciò spiega perché gli organismi internazionali (e la FIGC) ne sottolineino il carattere «accessibile» e «scalabile». Il caso di Zanica mostra come la tecnologia possa affinare la decisione, ma anche come serva una cultura regolamentare capace di distinguere protocolli e finalità.

IL PRECEDENTE E GLI ALTRI SEGNALI DELLA STAGIONE
Già nei giorni successivi alla gara, l’eco del caso aveva occupato la cronaca di settore: prima la non omologazione in attesa del ricorso, poi la ricostruzione dei passaggi tecnici e regolamentari, con interpretazioni spesso riduttive del perimetro FVS. La decisione del 20 gennaio mette un punto fermo: nessun errore tecnico invalidante, ricorso respinto, risultato confermato. Questo passaggio, oltre a definire la vicenda specifica, diventa riferimento operativo per le prossime settimane di campionato, dove il FVS continuerà a essere utilizzato con le sue card, i limiti numerici di chiamata e l’interazione diretta tra panchine e quarto ufficiale. La stagione di Serie C aveva già visto debutti e spiegazioni pubbliche sul funzionamento del FVS, con la CAN C guidata da figure di alto profilo arbitrale nel percorso di addestramento e con la presenza di osservatori di livello internazionale nelle prime applicazioni. A più riprese è stato ribadito: chiamatelo FVS, non «Var a chiamata». E soprattutto, imparate a usarlo e a leggerlo per quello che è. Un approccio un po' troppo semplicistico, però, da quel che si legge dalla decisione del giudice sportivo.

UN CONFINE SOTTILE: SPERIMENTAZIONE E VALIDITÀ DELLA GARA
Resta un punto di sistema, utile oltre il caso singolo: come si concilia una fase sperimentale, per definizione in divenire, con la necessità di garantire certezza giuridica sui risultati? La delibera offre una risposta chiara: il Protocollo FVS prevede espressamente che la partita, «in linea di principio», non si invalida per errori occorsi nell’utilizzo del sistema. È un principio di responsabilità regolatoria: si può discutere, perfezionare, uniformare, ma senza travolgere l’esito sportivo ad ogni frizione applicativa. L’orizzonte, indicato dagli stessi organi internazionali, è quello di una tecnologia sostenibile che aiuta a risolvere gli episodi più gravi e, se ben incardinata, migliora la qualità complessiva delle decisioni sul campo. In poche parole le partite, salvo casi davvero eccezionali, si decidano dove devono: sul campo.

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