Nazionali
22 Gennaio 2026
Christopher Attys e Ruben Providence, protagonisti della storica qualificazione di Haiti ai Mondiali (foto: triestina1918.it - ASRoma.com)
Cinquantuno anni. 18615 giorni. Una vita intera. 1974, la prima - e finora ultima - apparizione di Haiti ai Mondiali. Nella Germania Ovest la piccola isola caraibica uscì subito, dopo aver racimolato molto poco: 0 punti nel girone, con due gol fatti e quattordici subiti. Anche se, per sette minuti, Les Grenadiers avevano sognato un esordio da sogno. Sanon porta avanti i suoi, poi ci pensano Rivera e Anastasi a consegnare i tre punti alla squadra di Valcareggi. È servito attendere, tantissimo. Aspettare fino al 19 novembre 2025. Fino a quel 2-0 con il Nicaragua, a quei tre punti ottenuti sull'isola di Curacao - che troverà invece il punto qualificazione a Kingston, diventando così la nazione meno popolosa ad aver partecipato al torneo. E in quella serata che si fa torrida, tanto all'Ergilio Hato tanto per le strade di Port-Au-Prince, un po' d'Italia torna sempre. Perché il gol vittoria, quello che a fine primo tempo sembra dare ancor più certezza nei cuori rossoblù, è di una meteora della Roma, che ora però comincia a diventare stella: Ruben Providence. Brilla l'ala, nel cielo scuro delle notti caraibiche. Animando così uno Stato intero.
Bisogna fare però qualche passo indietro. Nell'anno della Primavera post-Covid, in quel 2020/21 che vedrà Sampdoria, Juventus e Inter appaiate in vetta alla fine della Regular Season. In quella che si rivelerà poi la stagione dell'Empoli, campione dopo la finale thriller con l'Atalanta, decisa da due giovani che poi avremmo imparato a conoscere. Kristian Asllani e Tommaso Baldanzi. E dietro al trittico, c'era la Roma di Alberto De Rossi, quella che in attacco brillava anche del talento di Ruben Providence. «Divino», si era detto dopo il 4-0 con il Torino. «Difficilissimo da contenere, le sue ripartenze confondono i difensori avversari. Il talento però c’è, e si vede ogni volta che ha la palla tra i piedi», dopo lo 0-0 con il Milan.
Ma nella Capitale non ci fu mai lo spazio giusto. Ne trovò con l'Under 19, fu anche convocato con la Prima Squadra, ma di minuti in serie A non ne collezionò. E nonostante il rinnovo, il futuro calcistico del classe 2001 sarà lontano dall'Italia. All'Estoril in Portogallo prima, all'Hartverg e all'Almere poi. E in nazionale? Il peso giusto, al momento giusto. Perché l'attaccante confeziona l'assist per Pierrot nell'1-0 con il Nicaragua e, una settimana dopo, decide il big match con l'Honduras. In una parola? Decisivo. Sette mesi dopo la prima convocazione. E cinque mesi dopo il primo gol con Les Grenadiers nella gara qualificazione con Aruba. Uomo della Provvidenza.
Francese e creolo, le lingue ufficiali di Haiti. Ma, almeno nel giro della Nazionale, c'è anche un po' di italiano. Perché, oltre a Providence, allo stadio Ergilio Hato si è seduto in panchina Christopher Attys. Il centrocampista classe 2001, arrivato all'Inter nel 2018, è rimasto con la Primavera nerazzurra fino al 2020. Poi il salto alla SPAL - dove incontra anche il connazionale nell'1-0 di Ferrara - infine il grande passo fra i grandi. L'esperienza in Slovenia, il ritorno in Italia. Maturità tattica e visione di gioco che si sono messi a servizio dell'Imolese, del Trento, della Feralpisalò, del Lecco e, per ben due volte, della Triestina.
E seppur assente nelle fase finale, scorrendo i giocatori della rosa haitiana salta anche all'occhio il nome di Fabrice Picault. Perché Fafà si afferma negli States - con 244 presenze e 60 gol in MLS - ma la sua storia parte da Cagliari. Nel 2007 il club sardo lo nota durante i provini del Cagliari-Strike Force - una sorta di scuola calcio che i rossoblù avevano aperto a Miami - e lo aggrega alla propria Primavera. Dove rimarrà fino al 2011, decidendo poi di tornare negli USA.