Italia Under 17
23 Gennaio 2026
Una palla persa a tre minuti dalla pausa, un sinistro secco che piega l’equilibrio e cambia l’aria di Las Rozas. Fino a quel momento, dentro la “Ciudad del Futbol” della RFEF, l’Italia U17 aveva fatto esattamente ciò che il commissario tecnico Daniele Franceschini aveva chiesto: sfidare la Spagna sul suo terreno preferito, il possesso palla, senza complessi. Poi, l’episodio che sposta la partita: gli iberici colpiscono quasi allo scadere del primo tempo e rientrano dagli spogliatoi con un altro ritmo, fino al 3-0 finale. Una sconfitta netta, la seconda nel giro di due giorni dopo il 2-0 di martedì, ma che il ct legge con lucidità: «Bene la gestione prima dell’intervallo, nella ripresa ci siamo disuniti». Parole che aiutano a fissare il punto: il percorso degli Azzurrini passa anche da pomeriggi così, soprattutto quando ogni dettaglio è benzina per il secondo turno di qualificazione europeo di fine marzo.
La notizia migliore sta nel primo tempo. L’Italia si dispone con un 4-3-1-2 simile a quello del primo test, ma con rotazioni massicce nell’undici titolare. Buona occupazione degli half-spaces, coraggio nel palleggio contro il pressing spagnolo e linee corte tra i reparti: è così che gli Azzurrini tengono la gara su un binario di equilibrio per oltre 40 minuti. Interessante, in particolare, il lavoro tra le linee del trequartista, funzionale a generare l’uscita laterale della Roja e a liberare il corridoio interno per la prima pressione post-perdita. Le prime scosse sono iberiche: all’8’ il classe 2009 Enzo Alves (Real Madrid, figlio di Marcelo) impegna il portiere azzurro Christian Lupo. È un avviso sulla capacità spagnola di attaccare lo spazio alle spalle del mediano. Poi, al 19’, Garrido di testa su corner chiama ancora Lupo. L’Italia risponde al 29’ con Alessandro Foroni, vicino al tocco risolutivo su assist di Thomas Corigliano: occasione che fotografa la bontà del piano Azzurro quando il pressing spagnolo viene saltato pulito. Il fatto chiave arriva al 42’: palla persa in uscita, transizione corta della Spagna e sinistro di Mendoza su servizio di Tunkara. È il 1-0 che spacca la partita e pesa anche sull’umore azzurro. Una dinamica già vista nel primo test, quando l’inerzia si era capovolta su un cross basso per Imga al 36’. Il filo rosso è chiaro: contro squadre che leggono con anticipo la riaggressione, l’errore in zona calda si paga subito. Nella ripresa la Rojita sale di giri. Al quarto d’ora, dopo un’azione personale di Pesquer e una ribattuta corta, arriva il tocco sotto di Mencia per il 2-0. Nel finale la terza rete, firmata ancora Imga – già decisivo martedì – spinge la contabilità sul 3-0. L’Italia nel frattempo cambia uomini e struttura emotiva, ma fatica a risalire con ordine. È un differenziale di tempo e densità nella riconquista palla: la Spagna accorcia in avanti con continuità, gli Azzurrini perdono qualche metro di campo e non riescono più a consolidare il primo possesso.
Il c.t. Daniele Franceschini non si nasconde, ma invita a leggere i novanta minuti per ciò che sono: un laboratorio. «Il primo tempo è stato nel complesso buono: avevo chiesto ai ragazzi di tenere testa nel possesso palla a un avversario fortissimo, e ci sono riusciti. Peccato per il gol quasi allo scadere. Nella ripresa ci siamo un po’ disuniti e il punteggio è diventato più severo». Poi lo sguardo a marzo, con un’agenda che prevede avversari di profilo europeo e un’amichevole di passaggio a febbraio contro la Francia: «Ci prepareremo per arrivare nelle migliori condizioni possibili». Sono dichiarazioni che danno la cornice: la priorità è consolidare un’identità nella gestione del pallone, punto nevralgico in entrambe le gare di Las Rozas.
La coppia di portieri, Emanuele Giaretta (Juventus) e Christian Lupo (Lecce), ha retto impatti significativi in contesti di pressione alta. Giaretta aveva fronteggiato con coraggio la densità spagnola nella prima amichevole; Lupo ha messo interventi “puliti” su Enzo Alves e palle inattive complicate nella seconda. Sono dettagli che contano: la costruzione dell’Under 17 passa da un numero uno a proprio agio sia tra i pali sia con i piedi. In difesa, le rotazioni hanno coinvolto profili come Matteo Albini, Cristian Cioffi, Djibril Diallo, Andrea Donato, Alessandro Ghiotto e Ludovico Varali: fisicità e piedi discreti, ma la linea è stata costretta spesso a difendere in campo aperto, situazione in cui i tempi di scivolamento e le letture preventive fanno la differenza. Il secondo gol del 22 gennaio nasce da una ribattuta non raccolta e da un contro-movimento sulle seconde palle: è un tema tattico da ripassare. In mezzo, il mix tra 2009 e classe 2010 – con Lorenzo Bernamonte e Mattia Guaglianone tra i più giovani – è un investimento in personalità oltre che in tecnica. La scelta del 4-3-1-2 cerca un equilibrio tra densità centrale e ampiezza “funzionale” affidata ai terzini: quando la Spagna ha spinto con rotazioni a tre in catena, la mezzala sul lato palla è stata chiamata a stress altissimo. Nei minuti migliori si sono viste uscite pulite e triangolazioni rapide sul corto; quando è calata la lucidità, l’Italia ha faticato a risalire con linee di passaggio verticali. Davanti, Diego Perillo, Samuele Pisati, Luca Menon e Tommaso Casagrande hanno alternato compiti di profondità e raccordo. La fotografia delle due sfide racconta che, contro difese pronte alla riaggressione immediata, la prima ricezione spalle alla porta dev’essere assistita da un trequartista vicino e da un terzino pronto alla “scappata” per offrire lo scarico lungo. Il primo test aveva comunque lasciato due tentativi interessanti di Casagrande dal limite; nel secondo, le conclusioni non hanno inquadrato la porta per pochi centimetri. Segnali da non disperdere.

Il secondo turno di qualificazione all’Europeo U17 (dal 25 al 31 marzo 2026) proporrà un trittico che non ammette distrazioni. Il Portogallo – campione d’Europa U17 in carica nell’ultima stagione – è un benchmark tecnico e mentale, l’Islanda porta un calcio diretto e fisico ma con scuola tattica in crescita, la Romania è avversario da prendere con guanti d’acciaio per qualità nelle seconde palle e nei piazzati. L’Italia ci arriva con una base costruita in autunno: 8-1 all’Estonia all’esordio del primo turno, poi qualificazione centrata a Tallinn con 6 punti. Il salto adesso è di precisione e continuità, non di identità: la traccia del 4-3-1-2 va raffinata nei momenti-chiave.
In fondo, la fotografia di Las Rozas è nitida: la Spagna oggi corre e pensa un secondo prima, ma l’Italia U17 ha gambe e idee per rimettersi al passo. A patto di trasformare la lezione dello 0-3 in allenamenti tematici e, soprattutto, in una gestione più matura dei momenti che cambiano la partita: gli ultimi minuti dei tempi, le seconde palle al limite, le uscite quando l’avversario ti morde la caviglia. Non sono dettagli: sono la frontiera tra una sconfitta che insegna e una prestazione che, a marzo, può valere la qualificazione.
SPAGNA-ITALIA 3-0
RETI: 42’ Byron Mendoza (S), 15' st Ian Mencia (S), 40' st Christian Imga (S).
SPAGNA: Guillermo Ponce, Raul Exposito, Mario Diaz, Mateo Garrido, Jordi Pesquer, Holmes Junior, Ian Mencia, Tunkara Ebrima, Byron Mendoza, Enzo Alves, Santiago Del Pino. A disp. Diego Piqueras, Sergi Mayans, Ruben Gomez, Michal Zuk, Arnau Cases, Eloi Gomez, Mikel Urrestarazu, Roberto Tomas, Marc Martinez, Christian Imga, Jorge Dominguez. All. Sergio Garcia.
ITALIA: Lupo, Foroni, Donato, Ghiotto, Albini, Pibiri, Baldini, Bernamonte, Corigliano, Menon, Casagrande. A disp. Cantarelli, Cioffi, Diallo, Varali, Biondini, Landi, Compaore, Pisati, Guaglianone, Perillo. All. Franceschini.
ARBITRO: Luis Enrique Morona del Campo (Spagna).
ASSISTENTI: Javier Blanco Martin (Spagna) e Daniel Lopez Montalban (Spagna).