Serie C
23 Gennaio 2026
PONTEDERA SERIE C - Cristian Cerretti, difensore classe 2001, nel campionato in corso conta 12 presenze e un go
La scena non è di quelle patinate: piove sottile su Pontedera, l’aria è tagliente, lo stadio Ettore Mannucci è un impasto di voci tese e di respiri trattenuti. Al 16’ del primo tempo la palla spiove oltre la linea difensiva del Pineto: Cristian Cerretti taglia il campo, legge il rimbalzo, alza lo sguardo e, con un tocco sotto, scavalca Tonti. L’assistente alza la bandierina: fuorigioco. Poi il tempo si dilata. passano minuti, un’eternità per chi aspetta. La tecnologia interviene, si rivede, si misura, si traccia: al 23’ la rete è convalidata. E l’urlo che parte non è solo per un vantaggio: è la liberazione di un difensore che, in due anni, ha imparato quanti centimetri possono separare un campo da un lettino operatorio. E quanta vita può scorrere tra un referto e un fischio dell’arbitro. Quel gol, dice lui a fine gara, «me lo sono meritato». E non è una frase fatta.
UN PERCORSO CHE SI ALLUNGA PER 573 GIORNI
Per raccontare questo pomeriggio bisogna tornare indietro. Estate 2023: il Pontedera firma un terzino destro del 2001, alto, duttile, cresciuto nello Spezia e rodato a Imola. Arriva in granata, come ricordano i comunicati del club, mentre sta affrontando un recupero lungo e faticoso per la rottura del legamento crociato anteriore. Il rientro in gruppo si completerà solo a gennaio 2024, dopo ben 352 giorni senza partita. È il primo spartiacque. Il secondo arriva senza preavviso: a marzo 2025, in casa contro il Pescara, lo stesso infortunio, ma all’altro ginocchio. Il cronometro si rimette in moto: 221 giorni di stop, fino al rientro a metà ottobre 2025. Dura da scrivere, durissima da vivere. Eppure, da quel momento, Cerretti non si limita a rientrare: si riappropria del ruolo, macina minuti e si prende una maglia da titolare, restituendo al Pontedera intensità, spinta e letture difensive.
UN GOL CHE VA OLTRE IL PUNTO
Domenica 18 gennaio 2026, Serie C Girone B. Il Pineto è squadra organizzata, di fascia alta. Il Pontedera lotta per tirarsi fuori dal fondo. La gara è ruvida e frammentata: tre revisioni al monitor, ritmo interrotto, nervi tesi. Proprio qui la squadra di Menichini trova il vantaggio con Cerretti: il tocco sotto è pulito, l’istinto è da attaccante, la freddezza da veterano. Il fuorigioco segnalato viene cancellato dopo una lunga revisione con la FVS/VAR. «Gol buono». E il Mannucci esplode. In ripresa, però, il Pineto pareggia con Marrancone al 17’ della ripresa, e nel finale sfiora anche il colpo grosso. Finisce 1-1, con classifica ancora complicata per i granata. Ma la firma del difensore resta. E vale doppio. È il suo quarto centro «tra i grandi”» uno con l’Imolese, la zampata che nel maggio 2022 salvò i rossoblù e mandò in D la Pistoiese, due nella stagione 2024-2025 con il Pontedera, e ora questo. Una somma che racconta un profilo difensivo capace, quando serve, di entrare nella cronaca dalla parte giusta.
CERRETTI, UN TERZINO CHE HA IMPARATO A FARE IL CENTRALE
Cresciuto nel vivaio dello Spezia, Cristian Cerretti incarna un tipo di difensore moderno: terzino destro di ruolo, struttura fisica importante (1,89) e attitudine alla doppia fase. In Serie C ci è entrato con l’Imolese, oltre 60 presenze, spesso da esterno in una linea a quattro, talvolta da braccetto o da centrale per necessità. Nel 2023 la chiamata del Pontedera, contratto fino a giugno 2026 e una crescita che, tra pause forzate e nuove ripartenze, lo ha portato a un livello tattico più completo: copertura della profondità, tempismo nell’uscita, miglior lettura del corpo a corpo e, soprattutto, gestione della palla quando il pressing nemico si fa aggressivo. È un bagaglio costruito sotto pressione, affinato seduta dopo seduta, pesando ogni sensazione del ginocchio e ogni accelerazione.
LA GEOGRAFIA DELLE CICATRICI
Un doppio crociato in meno di due stagioni è molto più di una statistica medica. È una mappa di cicatrici, fisiche e mentali — che obbliga a cambiare priorità e ad ampliare la propria intelligenza di gioco. Nel primo stop (352 giorni), Cerretti ha dovuto imparare la pazienza: ritrovare la propriocezione, ricostruire il gesto, accettare la lentezza. Nel secondo (221 giorni), ha portato quell’esperienza dentro a un processo più rapido, ma non meno insidioso: accelerare senza forzare, ascoltare il corpo più delle tabelle, disinnescare il riflesso della paura nel tackle o nello sprint in diagonale. Sono dettagli invisibili a occhio nudo, ma che emergono quando il difensore «sceglie» l’anticipo giusto, quando spezza una transizione avversaria senza badile, quando accompagna l’azione e ha la lucidità di attaccare il secondo palo. E il gol al Pineto nasce proprio da un’attitudine così: leggere prima, osare al momento opportuno.
LE PAROLE CONTANO: «SE AVESSI MOLLATO...»
A fine partita, tramite i canali ufficiali del club toscano, Cerretti mette il suo percorso in una frase: «Se avessi mollato, non sarei tornato a fare quello che mi piace, cioè giocare a calcio. Dobbiamo stare compatti, uniti, lavorare giorno dopo giorno e vivere ogni partita come una finale». Non è retorica: è la grammatica dei gruppi che si salvano. E che, spesso, ripartono da chi ha già attraversato il deserto. La classifica dice che la salvezza diretta per il team ora allenato da Simone Banchieri non è dietro l’angolo: serve mettere insieme strisce utili, difendere meglio l’area nei secondi tempi e capitalizzare quando la partita offre il 2‑0, occasione che con il Pineto è passata sui piedi di Yeboah. Dentro questo quadro, Cerretti è un moltiplicatore silenzioso di affidabilità. Ma c'è una certezza maturata al termine di un’odissea: quel gol, sì, se l’è meritato.