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Serie C

La capolista fa il colpaccio: preso un fantasista che si è fatto strada risalendo dai Dilettanti e ha convinto subito tutti

Dall’eleganza mancina al carisma da capitano, perché il talentuoso 27enne è la pedina giusta per il progetto amaranto

AREZZO SERIE C - MATTEO CORTESI

AREZZO SERIE C - Matteo Cortesi, attaccante classe 1998, nella prima parte di stagione con il Carpi ha collezionato 18 presenze e 6 reti

C’è una scena che racconta più di mille comunicati: la fascia da capitano stretta sul braccio, il sinistro che accarezza il pallone, gli occhi che cercano la soluzione più pulita anche quando il tempo si comprime. È l’immagine di Matteo Cortesi, che da oggi porta quell’istinto estetico e competitivo dentro l’Arezzo. Operazione ufficiale, a titolo definitivo, con contratto fino al 30 giugno 2028: un investimento che parla la lingua della continuità e della visione. Non un semplice innesto, ma un profilo calibrato per un gruppo che ha scelto di progettare il presente senza perdere di vista il domani. Maglia numero 72 per il giocatore ex Carpi. La definizione tecnica è nota: attaccante mancino, 180 cm, giocatore di qualità e misura, già riferimento carismatico nello spogliatoio emiliano.

ELEGANZA FUNZIONALE, NON VEZZO STILISTICO
Di Cortesi colpiscono due tratti: la pulizia dei primi controlli e la capacità di «vedere» la giocata un tempo prima. È un attaccante che ama partire tra le linee, da trequarti o da seconda punta, cucendo e rifinendo. La sua pericolosità non è solo nei gol ma nella somma di micromovimenti che aprono linee di passaggio e liberano i compagni. Gli addetti ai lavori lo definiscono calciatore di tecnica ed eleganza: un’eleganza concreta, utile, funzionale alla progressione dell’azione. È anche per questo che al Carpi gli era stata affidata la fascia di capitano, segno di autorevolezza riconosciuta oltre le giocate.

IL CONTESTO: UN AREZZO CHE PENSA IN GRANDE
Per capire il peso dell’operazione bisogna guardare alla cornice. L’Arezzo ha compiuto scelte di struttura: dal 2025 la proprietà ha accelerato sul tema della solidità finanziaria, ripianando in anticipo le perdite del periodo Covid per presentarsi più forte al confronto con le nuove regole federali. È un gesto di governance che racconta ambizione e metodo. In panchina c’è Cristian Bucchi, subentrato nel febbraio 2025 e oggi perno del progetto, con un rinnovo di lungo periodo che ha allineato le scadenze chiave della «catena di comando» amaranto: guida tecnica e direzione sportiva. Continuità, identità e campo: leve essenziali per chi mira in alto. Sul fronte infrastrutture, il club ha messo sul tavolo un piano di trasformazione del Città di Arezzo in arena moderna: capienza attorno a 12.000 posti, focus su sostenibilità ed esperienza spettatore. Un segnale che spiega bene perché profili come Cortesi vedano in Arezzo un progetto capace di dare prospettiva tecnica e ambientale.

CHE GIOCATORE ARRIVA: NUMERI, LEADERSHIP E RENDIMENTO
Senza scivolare nella tirannia delle cifre, i dati aiutano a capire. Il 2025 di Cortesi a Carpi è stato raccontato, localmente, con toni da leader tecnico: 11 gol nell’anno solare e, allargando lo sguardo al biennio tra Serie D e Serie C, un totale indicativo di 18 reti in 64 partite. Numeri che, letti insieme al ruolo nello spogliatoio, delineano un profilo di affidabilità e impatto. Un altro indizio di maturità è la gestione degli snodi contrattuali: con il Carpi erano arrivati prima il biennale fino a giugno 2026 e poi un adeguamento con estensione al 2028. Segno di quanto fosse considerato patrimonio tecnico del club emiliano. Il passaggio oneroso in amaranto conferma che non si tratta di un semplice avvicendamento di rosa, ma di una scelta «di peso» per la corsa alle prime posizioni.

PERCHÈ È LA PEDINA GIUSTA PER BUCCHI
1) Spazi intermedi e rifinitura: nel sistema di Bucchi, gli interpreti tra linee sono centrali. Cortesi porta un repertorio che consente all’Arezzo di variare registro: può ricevere spalle alla porta e liberare la mezzala, oppure aprirsi sul centrosinistra per combinare con la punta e l’esterno. La sua intelligenza posizionale consente di abbassare la quantità di palloni sprecati. 2) Calcio da fermo e ultimo passaggio: la cronaca carpigiana lo ha spesso esaltato per la capacità di incidere su palle inattive e nel penultimo tocco; qualità che in un campionato «a blocchi» come la Serie C possono spostare l’equilibrio. 3) Leadership trasferibile: l’esperienza da capitano a Carpi non è un’etichetta; è la riprova di una personalità consolidata, utile nei momenti di pressione. In una squadra con ambizione dichiarata, serve qualcuno che regoli tempi emotivi e richiami alla disciplina tattica.

UN SEGNALE CHE VA OLTRE IL SINGOLO NOME
L’Arezzo non compra quindi solo un giocatore: compone un messaggio. Durata del contratto, profilo tecnico, leadership, coerenza con una visione che comprende squadra, guida tecnica, conti in ordine e stadio del futuro. In questa cornice, Matteo Cortesi è il tassello che rende credibile l’obiettivo di restare stabilmente nella parte alta del girone. Sarà il campo a pesare ogni scelta; ma intanto il club ha mostrato di saper unire estetica e pragmatismo: un mancino che sa sedurre e semplificare. E che, soprattutto, sa farsi ascoltare nello spogliatoio.

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