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Serie D

La città di 100mila abitanti è da record: 5 finali di Coppa in 5 categorie diverse, in Italia nessuno come lei

Completato il «Giro d'Italia» che come tappa prestigiosa ha il doppio scontro con la Sampdoria all'epoca della Serie B nel 1994

ANCONA COPPA ITALIA 1993-1994 - MASSIMO AGOSTINI

Massimo Agostini, per i tifosi dorici «Il Condor», ha giocato con l'Ancona la doppia finale di Coppa Italia 1993-1994 persa contro la Sampdoria

C’è un odore di zolle bagnate e benzina lungo la SS Sinnica quando una carovana biancorossa spegne i motori a Francavilla in Sinni. È il minuto 86 quando un tap-in di Samuele Bonaccorsi si infila in rete, spezza l’equilibrio, e consegna all’Ancona un biglietto che vale una storia: la finale di Coppa Italia di Serie D (l'avversario sarà la Pistoiese). Non è «solo» un passaggio del turno: è la tessera mancante di un mosaico costruito nel tempo, tra cadute e risalite, che rende i dorici il primo club capace di presentarsi all’ultimo atto di coppa in 5 diverse categorie del nostro calcio, dalla massima Coppa nazionale fino ai tornei regionali. Un primato che profuma di identità più che di statistiche.

CINQUE CATEGORIE, UN FILO CHE NON SI SPEZZA
Nel dato c’è molto più che un esercizio di aritmetica. Il percorso dell’Ancona attraversa epoche, denominazioni e geografie del nostro calcio: 1) Coppa Italia Serie A/B, stagione 1993-1994: i dorici, allora in Serie B, arrivano sino alla finalissima contro la Sampdoria. Dopo lo 0-0 del 6 aprile 1994 al Del Conero, al ritorno del 20 aprile 1994 al Ferraris finisce 6-1 per i blucerchiati, che alzano il trofeo. È la finale con lo scarto più ampio nella Coppa nazionale dall’era moderna in poi. Tecnici: Sven-Göran Eriksson da una parte, Vincenzo Guerini dall’altra. In campo nomi come Ruud Gullit, Attilio Lombardo, Pietro Vierchowod. 2) Coppa Italia di Serie C, 1983-1984: finale contro il Fanfulla. Dopo lo 0-0 dell’andata, i lodigiani si impongono 2-0 ai supplementari nelle Marche. Uno dei capitoli più noti dell’albo d’oro di categoria. 3) Coppa Italia Dilettanti - Eccellenza, 2010-2011: l’Ancona 1905 (rinata dopo il fallimento) torna a Roma con la Coppa battendo in finale il Città di Marino. È un giro di boa simbolico: la tifoseria si ricompatta e il club riparte. 4) Coppa Italia Promozione Marche, 2018-2019: altro trofeo, stavolta nella bacheca regionale. Finale all'Helvia Recina di Macerata: Anconitana batte Maceratese 3-2, con firme d’autore (tra cui Guido Mastronunzio) e un settore ospiti in festa. 5) Coppa Italia Serie D, 2025-26: il tassello mancante. Il gol di Bonaccorsi a Francavilla in Sinni chiude un cerchio che attraversa quarant’anni di calcio italiano e consegna all’Ancona il suo record. Ora, l’ultimo gradino.

IL PRESENTE: CLASSIFICA E FORMA
Non c’è solo la Coppa. Al 21 gennaio 2026, i numeri del campionato fotografano due squadre in alto: l’Ancona è terza nel Girone F con 45 punti (14 vittorie, 3 pareggi, 3 sconfitte), la Pistoiese è terza nel Girone D a quota 40 (11 vittorie, 7 pareggi, 2 sconfitte). Un passo regolare, compatto, tipico delle squadre di vertice. 1) Leader offensivi: per i dorici il riferimento è Daniel Zinon Kouko (circa 8 reti in stagione al momento della qualificazione); per gli arancioni l’uomo in più è Federico Russo (9 gol nelle prime 19 presenze). Sono indicatori, non sentenze: ma raccontano la bilancia del gol nella finale che verrà. 2) Pistoiese in spinta: la semifinale di ritorno al Marcello Melani suggella un cammino di Coppa autorevole (tra cui il 3-0 al Vado nei sedicesimi). L’1-0 sul Club Milano nasce da un’azione «alla Andreucci», ma in panchina oggi c’è un profilo di peso come Cristiano Lucarelli. 3)Francavilla, crocevia dorico: i lucani hanno trasformato il Nunzio Fittipaldi in un campo scivoloso per chiunque, ma i dorici sono usciti con una partita «operaia», resistendo ai lanci lunghi e colpendo nel finale. Dettaglio di calendario prezioso: in Coppa niente supplementari in caso di parità complessiva, si va dritti ai rigori. A maggior ragione, quel gol all’86’ pesa come piombo.

PANCHINE E IDENTITÀ TATTICA
Ancona. In panchina c’è Agenore Maurizi, scelto dall’SSC Ancona a giugno 2025. Tecnico esperto, ha messo mano all’equilibrio tra aggressività in prima pressione e gestione corta del campo. La sua squadra sa soffrire e ripartire, come a Francavilla, ma in casa tende a manovrare con esterni alti a piede invertito per attaccare l’area a ondate. Pistoiese. Il club arancione ha cambiato marcia durante l’inverno, affidando la squadra a Cristiano Lucarelli dopo l’esonero di Antonio Andreucci. L’impianto resta verticale, con ricerche frequenti della profondità per i riferimenti centrali e i sotto-punta. Il colpo di testa di Rossi nella semifinale è un indizio: arancioni efficaci sulle corsie e sulle palle laterali.

PERCHÈ QUESTO RECORD CONTA DAVVERO
1) Per il club. L’Ancona ha attraversato fallimenti, rinascite, cambi di denominazione e orizzonti diversi, riuscendo quasi sempre a riportare la squadra dove la città la vuole: in alto. Di stagione in stagione, la costante è l’attaccamento del pubblico. La finale di Eccellenza 2011, vinta contro il Città di Marino, e la Coppa Promozione 2019 a Macerata sono state bandierine piantate lungo la risalita. 2) Per la piazza. I tifosi che hanno percorso centinaia di chilometri fino a Francavilla, circa un centinaio nel settore ospiti, raccontano un senso di appartenenza che trascende la categoria. Chi conosce il Del Conero sa che, quando la città chiama, la risposta si sente. 3) Per la memoria collettiva. La finale del 1994 è stata un trauma e un vanto: subire 6 gol dalla Samp di Gullit e Lombardo non cancella la grandezza di un traguardo raggiunto partendo dalla Serie B. Quella notte di Genova è la radice lontana della serata di Francavilla: in mezzo, la capacità di «stare» nelle Coppe, qualunque sia il livello.

L'ULTIMA CURVA
In fondo, una finale non cambia il destino di una città. Ma lo illumina. L’Ancona ci arriva con una consapevolezza nuova, frutto di un cammino che ha messo insieme cattedrali come il Ferraris e campi di provincia, trofei regionali e applausi nazionali. Di là c’è la Pistoiese, società nobile, oggi guidata da Cristiano Lucarelli, che ha rimesso benzina nel serbatoio arancione e sente l’odore della Serie C. Un incrocio di storie, per una data che gli appassionati hanno già scolpito: 11 marzo 2026. Nel mezzo, 90 o 180 minuti in cui contano dettagli, centimetri, decisioni. E la certezza che, comunque vada, questo record resterà: il Giro d’Italia delle Coppe è compiuto, ora si prova a metterci sopra una Coppa Italia di Serie D.

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