Cerca

Lutto

Ci lascia un protagonista del calcio dei bei tempi, a 17 anni esordì in Serie A e fu allenatore di successo

I migliori anni in panchina sono stati quelli tra gli '80 e i '90, quando fece grandi alcune società del pallone di provincia

CESENA - PAOLO FERRARIO

Paolo Ferrario aveva 82 anni e ha legato la sua carriera a Milan e Cesena come giocatore, e a Ospitaletto, Trento e Cesena come allenatore

All’età di 82 anni si è spento a Cesenatico, la città che aveva scelto come casa da tantissimi anni, Paolo «Ciapina» Ferrario. Un nome che per molti tifosi non è soltanto una voce negli almanacchi, ma un pezzo vivo di memoria calcistica italiana: prima attaccante di talento rarissimo, poi allenatore appassionato e formativo, uomo di campo vero, legato a doppio filo al pallone e alle persone che lo abitano. Buon giocatore negli anni '60 e '70, successivamente è stato uno dei tecnici più in voga in Serie C negli anni '80 e '90.

L'ESORDIO
Nato a Milano il 1º marzo 1942, Ferrario cresce nel settore giovanile del Milan, in un’epoca in cui vestire il rossonero significava respirare eccellenza ogni giorno. Il talento è evidente fin da giovanissimo: rapido di pensiero, fulmineo negli spazi stretti, dotato di un istinto naturale per il gol. A soli 17 anni, il 15 novembre 1959, arriva l’esordio in Serie A in Padova–Milan 2-0. È l’inizio di una storia che sembra già scritta in grande. Non passa molto tempo prima che Ferrario assaggi anche l’Europa: debutta in Coppa dei Campioni e segna prima di compiere 18 anni, un evento rarissimo per l’epoca. In quella squadra gioca accanto a campioni assoluti come Gianni Rivera, condividendo il campo con chi avrebbe segnato la storia del calcio mondiale. Eppure, nonostante la giovane età, «Ciapina» non sembra mai intimorito: gioca con sfrontatezza, vive l’area di rigore come territorio naturale.

TRATTO DISTINTIVO
Il soprannome «Ciapina» nasce proprio così, dal suo modo di segnare: gol rapidi, improvvisi, spesso sporchi, da rapinatore dell’area. Il riferimento popolare è a Ugo Ciappina, membro della «Banda Dovunque», famosa tra Milano ed Emilia-Romagna: un paragone che racconta bene il Ferrario calciatore, sempre pronto a colpire nel momento meno atteso. Per crescere e giocare con continuità, il Milan lo manda in prestito. Due stagioni alla Lazio, poi il passaggio al Monza, dove in Serie B esplode definitivamente: 18 gol in 27 partite, numeri che parlano da soli. È anche nazionale Under 21, con uno score impressionante: 6 presenze e 6 gol, la conferma di un potenziale che sembra non avere limiti.

LA CARRIERA DA GIOCATORE
Nel 1963 torna al Milan e dimostra di poter essere decisivo anche ai massimi livelli: 12 reti in 20 partite di Serie A, una media altissima. Ma il calcio di quegli anni è duro, competitivo, e Ferrario intraprende un percorso fatto di tappe importanti. Nel 1966-1967 arriva al Cesena, segnando 13 gol in 22 partite e lasciando subito un segno profondo. Seguono le esperienze con Bologna, Varese e Perugia, prima del ritorno a Cesena nel 1969. Proprio a Cesena, Ferrario trova molto più del calcio. Conosce la moglie e qui mette radici. Lascia poi l Cesena nel 1972, chiudendo poi la carriera da calciatore tra Ternana, Bellaria e Novese, ma senza mai allontanarsi davvero dal campo.

IL PERCORSO DA ALLENATORE
Il calcio, per Paolo Ferrario, non è solo un mestiere: è un linguaggio. Così, nel 1976, inizia il percorso da allenatore nel settore giovanile del Cesena. Lavora con i ragazzi, insegna i fondamentali, trasmette mentalità e passione. Nella stessa stagione viene promosso in prima squadra insieme a Neri per sostituire Corsini: l’obiettivo è la salvezza in Serie A, che purtroppo non arriva. Ma quella parentesi non scalfisce la sua reputazione né il suo valore. Torna al vivaio, prima a Cesena e poi ancora al Milan, contribuendo alla crescita di tanti giovani. Successivamente passa al calcio dei «grandi»: allena il Ravenna nel 1982-83, il Rimini nel finale della stagione 1989-90 e, soprattutto, vive esperienze significative a Trento, dove resta tre stagioni stabilendo il record di punti in categoria, e all’Ospitaletto, che conduce in C1 nel 1994.

GLI ULTIMI ANNI
Nel 1996-1997 viene chiamato dal Brescia per sostituire Materazzi: un incarico difficile, che non riesce a portare a termine fino alla fine del campionato. Nel 2000-2001 torna ancora una volta a Cesena, voluto da Edmeo Lugaresi, con la missione di riportare il Cavalluccio in Serie B: un richiamo alle origini, carico di significato. Parallelamente, Ferrario lavora anche dietro le quinte del grande calcio come collaboratore e osservatore di Fabio Capello, seguendolo nelle esperienze con Milan e Roma. Un ruolo meno visibile, ma fondamentale, svolto con la competenza di chi il calcio lo ha vissuto in ogni sua sfumatura. Conclusa definitivamente la carriera, Paolo Ferrario resta in Romagna, lontano dai riflettori ma mai distante dal suo mondo. Martedì, in silenzio, «Ciapina» se n’è andato, così come aveva vissuto gli ultimi anni: con discrezione, dignità e amore per il pallone. Resta il ricordo di un talento purissimo, di un allenatore generoso e di un uomo che ha attraversato decenni di calcio italiano lasciando ovunque una traccia sincera.

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Sprint e Sport

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter