Serie A
25 Gennaio 2026
TORINO SERIE A - Enrico Manzi, difensore classe 2008, nella prima parte di stagione ha giocato in Serie D con la Sammaurese
La penna scorre per firmare, il tavolo è quello di una sede di provincia, le maglie giallorosse della Sammaurese sullo sfondo. A fianco, il dirigente del Torino e il vicepresidente del club romagnolo. Un istante sospeso, quasi anacronistico, per un calcio che spesso esige passerelle: qui bastano una stretta di mano, una firma e lo sguardo di un 17enne che ha appena imboccato una salita rapida, ripida, affascinante. Si chiama Enrico Manzi, è un difensore centrale classe 2008, e il suo trasferimento alla società di Urbano Cairo è l’ultima fotografia nitida di come, in Italia, il talento possa ancora affacciarsi dall’ultimo gradino dei dilettanti per bussare alla porta di una grande. Un contratto professionistico di 3 anni, la durata massima per i minorenni, che lo legherà al Torino fino al 30 giugno 2028.
UN «PASSAGGIO VERTICALE» DALLA SERIE D ALLA SERIE A
L’accordo tra Sammaurese e Torino è stato definito nella serata di venerdì 23 gennaio; la tabella di marcia prevede l’arrivo a Torino per la formalizzazione del primo contratto Professionistico e l’immediato inserimento con la Primavera guidata da Francesco Baldini. Un dettaglio non secondario: si tratta di un passaggio diretto dalla Serie D (Girone F) a una società di Serie A, con prospettiva iniziale nel settore giovanile. Nato il 27 febbraio 2008, Enrico Manzi è un centrale difensivo di piede destro. Secondo i principali database statistici, è alto circa 188 centimetri. Si è formato in buona parte nel vivaio del Rimini, prima di affermarsi in Serie D con la Sammaurese, club della sua area di origine. Con la Sammaurese, nella prima metà di stagione 2025-2026, ha collezionato 12 presenze ufficiali complessive fra campionato e Coppa Italia Dilettanti, mostrando personalità in un contesto ad alto impatto fisico e tattico. L’impatto è stato tale da richiamare l’attenzione di club di vertice.
TORINO, IL FILO ROSSO DEL PROGETTO GIOVANI
La scelta di un 2008 direttamente dalla D è coerente con una linea già tracciata dal Torino negli ultimi anni: potenziare la Primavera con profili ad alto potenziale per poi traghettarli, gradualmente, verso la prima squadra o il professionismo con prestiti mirati. L’architettura è riconducibile alla visione del settore giovanile, che ha più volte sottolineato i principi della «programmazione» e della formazione mentale dei ragazzi come asset fondanti. L’arrivo di Baldini alla guida della Primavera nel 2025 ha aggiunto una matrice tecnica riconoscibile, attenzione alla fase di non possesso, linee di pressione, costruzione pulita dal basso, in cui un centrale fisicamente strutturato e con predisposizione alla lettura può accelerare apprendimento e responsabilità.
PROFILO TECNICO: COSA PORTA MANZI ALLA PRIMAVERA
1) Struttura e tempi: con i suoi circa 188 cm, Manzi ha un vantaggio nei duelli aerei e nelle palle inattive, ma ciò che ha davvero colpito in Serie D è la gestione delle distanze e la calma nelle letture preventive. Un aspetto che, per i centrali, vale più di qualsiasi dato grezzo. 2) Aggressività controllata: dalle cronache emerge un numero contenuto di sanzioni disciplinari nella prima parte di stagione, indice di una aggressività misurata e funzionale. È un buon punto di partenza per un salto ambientale che richiederà inevitabilmente un upgrade sul piano dei tempi di gioco. 3) Costruzione: la Sammaurese gli ha chiesto compiti essenziali e di responsabilità progressiva; in Primavera dovrà confrontarsi con una richiesta tecnica più complessa, specie nell’uscita palla e nella gestione della prima pressione avversaria che, nel campionato Primavera 1, è spesso più intensa che nei dilettanti.
DALLA PROVINCIA AI GRANATA, IL VALORE SIMBOLICO DELLA SCELTA
L’operazione Manzi racconta qualcosa di più di un trasferimento: dice che lo scouting, quando abbraccia i dilettanti, può ancora produrre selezione sociale del talento. Il Girone F della Serie D, dove militava la Sammaurese (che nella prima parte di stagione è stata allenata proprio da un ex Torino come Antonino Asta), è uno dei contesti più eterogenei del torneo interregionale, per geografia e stili di gioco: spostarsi tra Abruzzo, Marche, Lazio, Molise ed Emilia-Romagna in pochi mesi significa incrociare campi, arbitraggi e ritmi diversi. Emergere lì a 17 anni è un indicatore affidabile di resistenza competitiva.
CONCLUSIONE: UNA SCOMMESSA RAZIONALE E NON UN COLPO DI TEATRO
È facile farsi sedurre dalla retorica del ragazzo «strappato» ai Dilettanti. Ma la verità, se ci si ferma a guardare le tracce, è che qui c’è una logica. Il Torino individua un centrale 2008 che ha già testato la durezza della D, che ha misure, ordine, margini, e lo piazza nel suo ambiente più controllato: la Primavera. Contratto fino al 2028, staff tecnico solido, responsabile del settore giovanile con mandato lungo, una filiera che negli ultimi mesi ha dato risultati tangibili. Altro che favola. È un investimento a medio termine con un obiettivo chiaro: trasformare un profilo interessante in un professionista pronto. Quello che avverrà tra oggi e giugno 2028, allenamento dopo allenamento, racconterà quanto questa scommessa fosse fondata.