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Considerato un "flop" in Italia, ora il centrocampista diventa il colpo dell'anno

Con la maglia della Cremonese totalizzò 14 presenze: adesso arriva con cinque titoli nel palmarès

Santiago Ascacibar (Boca)

BOCA JUNIORS • Santiago Ascacíbar

In Italia è un nome che riporta alla mente un’esperienza breve, opaca, quasi dimenticata. Un passaggio in Serie A che non ha lasciato traccia, catalogato in fretta come un "flop" e archiviato senza troppi rimpianti. Eppure, a distanza di anni, quello stesso calciatore è oggi al centro di una delle operazioni di mercato più rilevanti dell’intero panorama sudamericano. Un trasferimento rapido, deciso, fortemente voluto da tutte le parti in causa, che ha spostato equilibri, acceso dibattiti e acceso l’entusiasmo di una delle tifoserie più esigenti e passionali al mondo. Dall’Europa al Río de la Plata, da comparsa a leader riconosciuto, il percorso è stato lungo e tutt’altro che lineare. Oggi, però, quel centrocampista è diventato il simbolo di un’operazione che in Argentina viene già definita come «l’acquisto dell’anno». Per capire perché, bisogna tornare indietro, ripercorrere una carriera fatta di scelte forti, identità marcata e una crescita che, lontano dai riflettori europei, ha trovato la sua definitiva consacrazione.

CHI È IL PROTAGONISTA: PROFILO E CURIOSITÀ

Classe 1997, centrocampista centrale di temperamento e personalità, Santiago Ascacibar è uno di quei giocatori che si spiegano meglio guardandoli giocare che leggendo una scheda tecnica. Nato e cresciuto calcisticamente all’Estudiantes de La Plata, si è imposto fin da giovanissimo per intensità, aggressività positiva e una leadership naturale che lo ha portato presto a indossare la fascia da capitano. In Argentina lo chiamano «El Ruso», soprannome che nulla ha a che vedere con la nazionalità ma che richiama il suo aspetto e il suo stile battagliero, sempre al limite, sempre dentro la partita.

Non è un centrocampista dai numeri appariscenti, né un regista classico. Ascacibar è piuttosto un equilibratore, un giocatore che vive di duelli, letture difensive, pressione costante e capacità di trascinare il gruppo. Un profilo molto apprezzato nel calcio argentino, dove la figura del volante (mediano) di contenimento resta centrale nella costruzione di squadre competitive. Fuori dal campo ha sempre mantenuto un profilo basso, poco incline alla sovraesposizione mediatica, ma con una forte identità personale: emblematico il tatuaggio in tedesco «Glauben & Lieben» (Credere e amare), ricordo indelebile della sua esperienza in Bundesliga.

Anche il contesto familiare ha inciso sulla sua formazione: quattro fratelli, diversi dei quali calciatori, e un ambiente che ha sempre vissuto il calcio come passione quotidiana, non come semplice professione. Un percorso che lo ha reso maturo molto presto e che spiega perché, nonostante la giovane età, Ascacibar venga considerato un leader riconosciuto in ogni spogliatoio che ha frequentato.

IL PASSAGGIO IN EUROPA E IL "FLOP" ITALIANO

Il salto in Europa arriva presto, forse troppo. Dopo appena due stagioni da professionista, l’Estudiantes lo cede allo Stoccarda per una cifra importante, circa 8 milioni di euro. In Germania Ascacibar vive anni formativi, alternando buone prestazioni a momenti di adattamento complesso, in un contesto tattico molto diverso rispetto a quello argentino. Rimane con lo Stoccarda anche in Bundesliga 2, prima di passare all’Hertha Berlino, dove consolida il proprio ruolo ma senza mai compiere il definitivo salto di qualità.

Nel 2022 arriva l’occasione italiana, alla Cremonese. Per il pubblico di Serie A, però, l’esperienza si rivela deludente. Ascacibar fatica a inserirsi in un campionato tatticamente rigido, con ritmi diversi e una squadra che lotta costantemente per la salvezza. Le sue caratteristiche, più adatte a un calcio di intensità e transizioni, non trovano il contesto ideale per emergere. Il risultato è una stagione anonima, senza continuità, che contribuisce a etichettarlo rapidamente come un acquisto non riuscito: 14 presenze fra campionato e Coppa Italia, 2 assist e un pugno di mosche da neanche 800 minuti. 

In Italia pesa anche l’aspettativa: il prezzo del cartellino, il passato in Bundesliga e l’etichetta di mediano moderno lo espongono a un giudizio severo. Ma più che un limite tecnico, il suo flop italiano va letto come un problema di contesto, di inserimento e di tempistiche. Ascacibar non è un giocatore universale: rende al massimo in sistemi che valorizzano la sua aggressività e il suo senso di appartenenza.

IL RITORNO ALL’ESTUDIANTES E LA CONSACRAZIONE

Il ritorno in patria, nel 2023, segna la svolta definitiva. All’Estudiantes, Ascacibar ritrova ambiente, identità e responsabilità. Diventa immediatamente il perno del centrocampo e il leader emotivo della squadra allenata da Eduardo Domínguez. I risultati parlano da soli: cinque titoli in due stagioni, tra cui Copa Argentina, Copa de la Liga, Clausura e due Trofei de Campeones.

Non è solo una questione di coppe. Ascacibar incarna lo spirito del club, diventa un riferimento per i compagni e un simbolo per i tifosi. Gioca quasi duecento partite con la maglia del Pincha (soprannome dell'Estudiantes), segna gol pesanti e soprattutto dà equilibrio a una squadra che torna protagonista a livello nazionale. È in questo periodo che la sua immagine cambia radicalmente: da promessa incompiuta a centrocampista affidabile, maturo, pronto per una grande piazza.

La sua crescita è anche mentale. La fascia di capitano, il rapporto con l’ambiente e la continuità di rendimento lo trasformano in uno dei volti più riconoscibili del calcio argentino contemporaneo.

PERCHÉ È L’ACQUISTO DELL’ANNO PER BOCA

Il passaggio al Boca Juniors chiude il cerchio e apre un nuovo capitolo. Non si tratta solo di un trasferimento importante per cifre e tempistiche, ma di un’operazione strategica. Il Xeneize (soprannome del Boca) aveva bisogno di un centrocampista con leadership immediata, soprattutto dopo il grave infortunio di Rodrigo Battaglia. Ascacibar arriva nel pieno della maturità calcistica, reduce da stagioni vincenti e con una conoscenza profonda del calcio argentino.

Il contratto quadriennale, l’investimento economico e il prestito di Brian Aguirre all’Estudiantes dimostrano la centralità dell’operazione. Per il Boca, Ascacibar non è una scommessa, ma una garanzia: un giocatore pronto, fisicamente integro, abituato alla pressione e con esperienza internazionale. In un contesto come la Bombonera, dove personalità e carattere contano quanto la tecnica, il suo profilo appare ideale.

Ecco perché, paradossalmente, un vecchio "flop" della Serie A diventa oggi uno degli acquisti più pesanti del calcio sudamericano. Non per quello che è stato in Europa, ma per quello che è diventato tornando a casa.

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