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Dai Dilettanti al club di Serie A a 17 anni per diventare un calciatore coi fiocchi, il grande salto del difensore

Un classe 2008 in ascesa passa all’élite giovanile: è una mossa che scommette sulla crescita e sulla duttilità di un giovane esterno

BOLOGNA PRIMAVERA - NICCOLÒ MENNINI

BOLOGNA PRIMAVERA - Niccolò Mennini, difensore classe 2008, nella prima parte di stagione ha giocato 9 partite in Serie D con la maglia dello Scandicci

C’è una fotografia che racconta meglio di qualsiasi parola il passaggio di consegne fra un calcio di provincia che sa formare e un club di Serie A che vuole anticipare la concorrenza: sul prato del «Turri» di Scandicci, una pettorina blu appoggiata a terra, gli scarpini ancora sporchi di pioggia, un abbraccio veloce ai compagni. A pochi metri, un’auto direzione Emilia. Destinazione: Bologna. Il protagonista è Niccolò Mennini, classe 2008, esterno offensivo con un passato da difensore, che lo Scandicci ha ufficialmente ceduto ai rossoblù per inserirlo nel percorso della Primavera. Una notizia che non fa rumore solo per l’età del ragazzo, ma per il messaggio che porta con sé: dalla Serie D al vivaio di un club che frequenta stabilmente i piani alti della Serie A, il salto è possibile quando dietro c’è sostanza, minuti veri e una visione tecnica chiara.

CHI È MENNINI, IDENTIKIT TECNICO E TAPPE DI CRESCITA
1) Età e origini: 17 anni compiuti, è nato il 31 marzo 2008, pratese, formazione toscana. 2) Background: primi passi nel settore giovanile dell’Empoli, una delle scuole più riconosciute in Italia per qualità metodologica e produzione di talenti. 3) Evoluzione del ruolo: difensore centrale agli inizi, poi progressiva trasformazione in esterno grazie a mobilità, capacità di corsa e confidenza nel gioco aperto. Una «riconversione» non rara nelle fasce giovanili, dove la lettura del gioco sviluppata dietro può diventare un vantaggio competitivo quando si sale di qualche metro. 4) Stagione in Serie D: 9 apparizioni ufficiali con lo Scandicci e 2 assist nella prima metà del 2025-2026, minutaggio autentico contro avversari senior, con tutte le durezze e le letture sporche del calcio dei grandi. 5) Nuova destinazione: Bologna, percorso Primavera all’interno del settore giovanile rossoblù.

PERCHÈ IL BOLOGNA LO HA SCELTO
Il Bologna degli ultimi anni ha investito in modo sistematico sul settore giovanile, strutturandolo su più categorie e sedi di allenamento dedicate. L’inserimento in Primavera di un profilo come Mennini risponde a tre logiche: 1) Scouting orizzontale e anticipazione: setacciare le categorie dilettantistiche per trovare profili pronti al salto. Un classe 2008 che ha già fatto 9 presenze in D è un target ideale; portarlo subito in Primavera consente di valutarne l’impatto in un torneo altamente competitivo, velocizzando feedback tecnici e atletici. 2) Valorizzazione della duttilità: il passato da difensore centrale e il presente da esterno creano un profilo tatticamente malleabile. In un calcio che chiede agli esterni di essere completi (spinta, copertura, riaggressione, catena laterale), avere nel bagaglio fondamenta difensive è un plus. 3) Ambiente formativo: dal Centro Tecnico Niccolò Galli al network impiantistico cittadino, la filiera giovanile rossoblù offre infrastrutture e staff specializzati per accompagnare i salti di categoria. Per un 17enne, questo contesto conta quanto, se non più, dell’aspetto puramente agonistico.

SCANDICCI, UNA «CANTERA» CHE PARLA AI PROFESSIONISTI
Il trasferimento di Mennini è anche il riflesso del lavoro dello Scandicci, società che negli anni ha dato centralità al settore giovanile, ottenendo il riconoscimento di Scuola Calcio Élite e costruendo un ponte costante con il mondo professionistico. La linea è chiara: crescita interna, minuti veri in Serie D ai talenti più pronti e disponibilità a favorire il salto quando il contesto giusto bussa alla porta. La Serie D Girone E è una fucina che incrocia piazze storiche e ambienti tecnici esigenti: confrontarsi con squadre strutturate, campi complessi e marcature «uomo contro uomo» è una scuola di robustezza. In questo scenario si legge la scelta di impiegare Mennini non solo come «giovane da panchina» ma come elemento utile alla manovra: da qui arrivano i 2 assist, non un’enormità, ma un segno concreto di partecipazione alla produzione offensiva di squadra.

IL DATO CHE CONTA: IL MINUTAGGIO DELLA SERIE D VALE OLTRE OGNI ETICHETTA
A 17 anni, ciò che pesa è la somma di esperienze: allenarsi ogni giorno con senior, studiare le dinamiche della seconda palla, prendere le misure ai duelli laterali, scegliere quando osare e quando consolidare. La Serie D offre questo palcoscenico senza sconti. Per questo un bottino di 9 presenze nella prima parte di stagione non è un numero nudo; racconta una fiducia tecnica ricevuta e ripagata, la capacità di «reggere» più ruoli e lo spessore caratteriale necessario per adattarsi. Di riflesso, l’inserimento in Primavera del Bologna è un banco di prova ideale: si passa a un contesto di pari età altamente selezionato, con richieste tattiche più specifiche, tempi più veloci e un’attenzione maniacale ai dettagli tecnici. Qui la duttilità di Mennini potrà essere indirizzata: che sia esterno a tutta fascia in un 3-5-2, ala in un 4-3-3 o terzino moderno in un 4-2-3-1, lo spettro di utilizzo è ampio.

UNA SCELTA COERENTE CON LE TENDENZE DEL MERCATO GIOVANILE
Il caso Mennini si inserisce in una tendenza ormai strutturale: i club di Serie A non aspettano più soltanto i grandi tornei giovanili o le vetrine internazionali per reclutare talento; presidiano la D e le categorie limitrofe con scouting capillare. I motivi sono evidenti: 1) I costi di acquisizione sono spesso più contenuti, con rischio economico inferiore e upside elevato. 2) Il dato competitivo offerto dalla D (impatto con il calcio senior) riduce l’incertezza rispetto al salto dalla sola attività di base. 3) La formazione caratteriale – gestione dell’errore, resilienza, sensibilità al duello, è più completa in chi ha già respirato spogliatoi «adulti». In questa cornice, il Bologna si colloca tra le società che programmano con lucidità, senza farsi abbagliare dai soli curricula giovanili. Una scommessa ragionata, più che un azzardo: si punta su un classe 2008 che ha già sperimentato ruoli diversi e che, nei mesi, ha raccolto indicatori concreti (le 9 presenze e i 2 assist) in un campionato vero. In mezzo, la realtà che conta: minuti, qualità e la scelta di un club che ha deciso di scommettere sul tempo e sulle idee.

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