Serie A
27 Gennaio 2026
LAZIO SERIE A - Edoardo Motta, portiere classe 2005, arriva dalla Reggiana dove ha giocato 20 partite in campionato nella prima parte della stagione
Una porta automatica si apre, un ragazzo alto, asciutto, lo sguardo calmo ma vigile, attraversa il corridoio della clinica. Sono le prime ore di una mattina d’inverno a Roma, e quel ragazzo, il suo nome è Edoardo Motta, posa il borsone per un istante e stringe mani, sussurra un «piacere», inizia a firmare moduli. Poco distante, i telefoni dei dirigenti di Lazio e Reggiana trillano a ripetizione: conferme, dettagli, percentuali. Il prezzo? 1 milione di euro. La durata? 4 anni e mezzo, scadenza 30 giugno 2030. A guadagnarci, sul medio periodo, potrebbe essere la Lazio, che mette in rosa un portiere classe 2005 già titolare in Serie B e nel giro dell’Under 21. La fotografia è nitida: l’arrivo di Motta non è una toppa d’emergenza, ma un tassello strategico in un reparto che cambia volto dopo l’uscita di Christos Mandas direzione Bournemouth e la conferma di Ivan Provedel come titolare. Dietro i numeri, c’è una scelta tecnica, economica e identitaria. Ecco perché.
CHI È EDOARDO MOTTA, PROFILO E PERCORSO
Identikit: Edoardo Motta, nato il 13 gennaio 2005, alto 194 cm per 87 kg, portiere di scuola Juventus con esperienze giovanili tra Alessandria e Monza prima dell’approdo alla Reggiana. Nella stagione in corso ha giocato con continuità in Serie B, mettendo insieme circa 20 presenze con 5 clean sheet, numeri che confermano un impatto da titolare «adulto» in un campionato esigente per chi difende la porta. Nazionale: Membro dell’Italia Under 21, ha fatto il debutto con vittoria e porta inviolata, un segnale di affidabilità anche fuori dal contesto di club. Stile di gioco: profilo strutturato, dominante sulle uscite alte, timing nelle prese e una personalità che, per età e percorso, ha già mostrato margini di crescita interessanti. L’idolo di gioventù? Petr Čech, dettaglio che racconta un certo gusto per la tecnica «pulita» tra i pali e per l’attenzione al posizionamento.
PERCHÈ LA LAZIO INVESTE SU UN PORTIERE CLASSE 2005
1) Il contesto: con Christos Mandas ormai in partenza verso il Bournemouth (operazione strutturata come prestito con opzione e parametri che possono trasformarla in obbligo a cifre tra i 16 e i 20 milioni di euro, secondo diverse ricostruzioni), la Lazio ha cercato un profilo che fosse più di un semplice «secondo». Motta entra subito come vice di Ivan Provedel, ma la durata del contratto e l’età indicano un progetto di successione costruito per fasi. 2) Il ruolo nel breve: Motta sarà il secondo portiere immediato, pronto a minuti in Coppa Italia o in caso di necessità. La scelta incastra tempistiche (mercato invernale, finestra stretta), esigenze di organico e sostenibilità economica, dopo la plusvalenza prospettata dall’uscita di Mandas. 3) Il medio periodo: ingaggiare oggi un 2005 che ha già «sentito» la Serie B da titolare significa abbassare progressivamente l’età media del reparto e dotarsi di un profilo con potenziale rivendita. Se esplode, la Lazio si ritrova un titolare in casa; se mantiene un livello alto da secondo/rotazione, resta un asset con valore di mercato.
COSA ARRIVA, TECNICAMENTE, A FORMELLO
1) Punti di forza: oltre alla già citata uscita alta, Motta mostra letture sulle palle inattive, discreta elasticità laterale e una crescita nella gestione del gioco coi piedi, aspetto su cui la Serie B, fatta di pressioni aggressive e campi talvolta «imperfetti», è palestra quotidiana. Le statistiche stagionali (presenze e clean sheet) raccontano un portiere che non ha «bruciato» le tappe ma le ha percorse con continuità. 2) Aree di miglioramento: velocità di ripartenza bassa-alta e precisione sui lanci lunghi in situazioni di pressing posizionale, insieme alla gestione di qualche respinta corta in traffico. Qui entra il lavoro sul campo con lo staff dei portieri biancocelesti, dove la didattica individuale e la densità di sedute in un club di Serie A possono fare la differenza.
CHE PORTIERE DIVENTA PROVEDEL ALLA LAZIO
1) Competizione interna «buona»: con Ivan Provedel saldo come numero uno, la presenza di un 2005 ambizioso alza il livello della concorrenza e del lavoro settimanale nel reparto. Un secondo affidabile non è un lusso, è una necessità: calendario compresso, infortuni, squalifiche, coppe. Gestire i carichi e mantenere alto il focus in allenamento oggi vale punti a fine stagione. 2) Spazio e tappe: per i portieri, più che per altri ruoli, la progressione è una rampa. In Coppa Italia o in momenti specifici di rotazione, Motta potrà misurarsi con il contesto Serie A senza forzature. La durata contrattuale offre tempo per lavorare su dettagli tecnici e mentali. 3) Valore intangibile: scegliere un giovane italiano che ha già fatto vedere resilienza (da vice a titolare in B in pochi mesi) produce un messaggio a tutta la rosa e al vivaio: se meriti, giochi; se cresci, la società investe. È la grammatica di una programmazione che punta a coniugare risultati e sostenibilità.
UNA CHIOSA SUL CONTESTO, MERCATO E VISIONE
La Lazio chiude il cerchio tra cessione e sostituzione tra i pali: Mandas verso la Premier League, Motta dentro come «secondo-plus» alle spalle di Provedel. Il contratto fino al 2030, la cifra contenuta, la percentuale in favore della Reggiana e la cedola per la Juventus compongono un mosaico di governo dell’asset e gestione del rischio: spesa bassa, prospettiva alta, upside potenziale. Sul piano tecnico, la presenza in organico di un 2005 già responsabilizzato in B consente allo staff di lavorare su continuità, dettagli e resilienza mentale. Su quello identitario, porta a Formello un portiere cresciuto in ambienti esigenti e abituato a passare dall’ombra alla luce con naturalezza. Il primo giorno di Motta a Roma è iniziato con una porta che si apre. Quella porta, adesso, è la sua nuova sfida: entrare, imparare, farsi trovare pronto. Senza rumori inutili, con la sobrietà dei portieri veri. La Lazio, nel frattempo, ha fatto la sua scelta: costruire oggi il domani, con numeri, fatti e un’idea chiara di futuro.