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Serie A

Maglie brutte, anche il calcio italiano non fa sconti: ecco le 5 divise più discutibili degli ultimi 40 anni

Spesso anche i club titolati incappano in scivoloni non troppo graditi dai tifosi, tra tendenze e fallimenti estetici

INTER SERIE A STAGIONE 1995-1996 - TERZA MAGLIA

La terza maglia utilizzata dall'Inter nella stagione 1995-1996

Nel calcio italiano la maglia non è mai stata un semplice indumento. È identità, appartenenza, memoria collettiva. I colori sociali rappresentano città, storie e generazioni di tifosi, e proprio per questo ogni deviazione dalla tradizione è sempre stata accolta con sospetto, se non con aperta ostilità. Eppure, soprattutto dagli anni ’90 in poi, anche la Serie A ha conosciuto una fase di sperimentazione estrema, tra sponsor invasivi, grafiche ardite e operazioni di marketing sempre più creative.

Alcune di queste maglie sono state un fallimento estetico, altre hanno anticipato tendenze moderne, altre ancora sono diventate icone pop, ricordate più per il loro design che per ciò che accadde sul campo. In certi casi hanno diviso i tifosi, in altri li hanno fatti sorridere, ma tutte hanno lasciato un segno.

Napoli – Maglia «San Valentino» (2022-2023)

Tra le maglie più recenti e controverse spicca senza dubbio quella realizzata dal Napoli per San Valentino. Un’operazione che ha portato sul campo una grafica decorata con cuoricini, trasformando una divisa ufficiale in una celebrazione esplicita dell’amore.
Utilizzata in alcune partite di campionato e coppa, questa maglia ha immediatamente spaccato l’opinione pubblica.
Da un lato c’è chi l’ha vista come un esempio di comunicazione moderna, capace di parlare a un pubblico giovane e internazionale; dall’altro chi l’ha considerata una forzatura commerciale, lontana dall’immaginario passionale e popolare del Napoli calcistico.
Al di là del giudizio estetico, la maglia di San Valentino rappresenta perfettamente il calcio contemporaneo: un prodotto globale, dove la divisa diventa anche strumento narrativo e virale.

Atalanta – Seconda maglia astratta (1994-1995)

Negli anni ’90 la parola d’ordine era osare. E poche maglie lo dimostrano meglio della seconda divisa dell’Atalantanella stagione 1994-1995.
Un tripudio di colori, forme astratte e contrasti che sembravano più adatti a una galleria d’arte contemporanea che a un campo da calcio.
Paragonata spesso a un dipinto di Kandinskij, questa maglia rappresenta uno degli esempi più estremi di sperimentazione grafica nella storia della Serie A. All’epoca fu accolta con perplessità, ma col tempo è diventata una vera reliquia per collezionisti e nostalgici.
È la dimostrazione che, a distanza di anni, ciò che appariva «troppo» può trasformarsi in un simbolo irripetibile di un’epoca.

Inter – Terza maglia verde (1995-1996)

Tra le divise più lontane dall’identità storica di un club c’è sicuramente la terza maglia verde dell’Inter.
Il verde acceso, totalmente estraneo alla tradizione nerazzurra, colpì immediatamente tifosi e osservatori, diventando oggetto di ironie e soprannomi poco lusinghieri.
Eppure, proprio questa rottura radicale l’ha resa memorabile. In un’epoca in cui le terze maglie iniziavano a essere terreno di sperimentazione, l’Inter andò oltre ogni aspettativa, creando una divisa che ancora oggi viene citata tra le più strane mai viste in Serie A.
Una maglia che dimostra come il confine tra errore e icona sia spesso questione di tempo.

Napoli – La maglia «lisergica» (1991-1992)

Se esiste una maglia capace di incarnare gli eccessi estetici dei primi anni ’90, è senza dubbio quella del Napoli 1991-1992, passata alla storia come «lisergica».
Colori forti, pattern caotici e un design quasi ipnotico rendevano la divisa visivamente travolgente, al punto da risultare indigesta per molti tifosi.
In un periodo di transizione post-Maradona, questa maglia è diventata simbolo di un Napoli lontano dai fasti precedenti ma ancora protagonista di scelte stilistiche coraggiose.
Oggi è ricordata con affetto ironico, come uno dei casi più estremi di libertà creativa mai visti nel campionato italiano.

Lazio – Terza maglia «color smog» (1994-1995)

Chiude la lista la seconda maglia della Lazio, passata alla storia per la sua controversa tonalità grigiastra, ribattezzata «color smog».
Una scelta cromatica che si discostava nettamente dal classico biancoceleste, creando un forte senso di straniamento tra i tifosi.
Questa maglia rappresenta bene un periodo in cui molte squadre cercavano di reinventarsi esteticamente, talvolta perdendo il legame con la propria identità storica.
Non amata da tutti, ma impossibile da dimenticare, è l’ennesima prova che anche le scelte più discutibili possono entrare nell’immaginario collettivo.

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