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Quattordici anni dopo, il ritorno che riaccende un popolo: il «Mudo» mantiene la promessa

Franco Vazquez saluta la Cremonese, il richiamo del Belgrano e la passione di Cordoba hanno la meglio

Franco Damián Vázquez

BELGRANO • Franco Vazquez

Ci sono ritorni che non sono semplici operazioni di mercato, ma atti simbolici. Franco Vázquez al Belgrano è uno di questi. Quattordici anni dopo l’addio, il Mudo torna nel club che lo ha cresciuto, lo ha lanciato e lo ha reso uomo prima ancora che calciatore. Lo fa a 35 anni, dopo una lunga carriera europea, con il bagaglio pieno di partite, stadi, promozioni, retrocessioni e gol pesanti. Ma soprattutto lo fa con una scelta che va controcorrente rispetto alle logiche più comuni del calcio moderno: rientrare a casa, rimettersi la maglia sentita come una seconda pelle, chiudere il cerchio dove tutto era cominciato. Per il pubblico italiano, abituato a leggere il calcio argentino come un universo lontano e passionale, il ritorno del Mudo è l’occasione perfetta per capire cosa significhi davvero appartenenza dall’altra parte dell’oceano. Non solo nostalgia, ma progetto. Non solo emozione, ma identità. Perché a Córdoba, sponda Belgrano, Vázquez non torna come un ex: torna come un simbolo.

PERCORSO EUROPEO: ITALIA COME SECONDA CASA

La carriera europea di Franco Vázquez inizia ufficialmente nel 2012, quando il Palermo decide di investire su di lui 4,5 milioni di euro. Una cifra importante per l’epoca, soprattutto per un trequartista argentino ancora poco conosciuto fuori dal Sudamerica. In Sicilia, il Mudo entra in un ambiente complesso, spesso instabile, ma profondamente formativo. È lì che affina la sua identità tecnica: mancino raffinato, tempi di gioco superiori alla media, visione periferica e capacità di muoversi tra le linee come pochi. A Palermo incrocia anche un giovanissimo Paulo Dybala, con cui condivide una fase delicata di crescita, tra salvezze sofferte e una retrocessione che segna entrambi.

L’Italia, però, non smette mai di essere una presenza costante nel suo percorso. In mezzo la rosanero, c'è l'esperienza in prestito al Rayo Vallecano, poi è il Siviglia a scommettere forte su di lui: 16 milioni di euro, un investimento da protagonista. In Andalusia Vázquez vive probabilmente il momento più alto della sua carriera europea. Cinque stagioni, competizioni internazionali, un ruolo centrale nel sistema di gioco e una continuità che lo consacra a livello continentale. Non è un caso se, proprio in quegli anni, arriva anche la chiamata della Nazionale argentina.

Il ritorno in Italia avviene con il Parma, in un contesto completamente diverso rispetto al Palermo. Qui il Mudo è un leader tecnico ed emotivo, un riferimento per uno spogliatoio giovane. La sua qualità emerge anche nei momenti più duri, quando il talento deve convivere con la lotta quotidiana per la sopravvivenza sportiva. Infine la Cremonese, dove arriva nel 2023 e chiude il suo percorso italiano con numeri tutt’altro che marginali: 90 presenze e 15 gol complessivi, gli ultimi tre nella stagione in corso di Serie A.Un dato che racconta un calciatore ancora competitivo, integro, inserito in un calcio esigente come quello italiano.

L’Italia, per Vázquez, non è stata solo un passaggio: è stata una seconda patria calcistica, il luogo dove il talento si è trasformato in mestiere. Lo dimostra quella lettera d'addio ai tifosi della Cremonese: «Cari Cremonesi, in questi ultimi tre anni del mio lungo viaggio ho avuto la fortuna di scoprire una realtà che ha saputo accogliermi e rispettarmi, una società a dimensione umana che mi ha permesso di contribuire a realizzare un altro sogno, tornare in Serie A, e una città che ho il privilegio di chiamare casa».

BELGRANO, CORDOBA E IL SENSO DEL RITORNO

Per capire davvero perché il ritorno di Franco Vázquez al Belgrano sia così rilevante, bisogna prima comprendere cosa rappresenti il Belgrano nel calcio argentino. Non è solo un club: è un’identità popolare, un simbolo della Córdoba calcistica, una realtà capace di incarnare orgoglio, resistenza e appartenenza. È la squadra che nel 2011 fu protagonista di una delle pagine più iconiche della storia del fútbol argentino: la Promoción contro il River Plate, che sancì una retrocessione storica e un’ascesa memorabile. In quel Belgrano c’era anche il Mudo, protagonista assoluto di quella cavalcata. «Non c'è più niente da dire: il River Plate è in Serie B». Questo, un estratto — diventato poi virale — dell'iconica telecronaca con cui Stefano Borghi tatuò nelle menti degli italiani quel momento.

Vázquez debutta nel 2009, cresce rapidamente e diventa uno dei volti simbolo di quel gruppo. Non era solo qualità tecnica: era personalità, era coraggio, era la capacità di prendersi responsabilità in un contesto che viveva di pressione e passione. Quando lascia il club nel 2012, lo fa da idolo, da giocatore che aveva inciso davvero nella memoria collettiva dei tifosi. Da lì nascerà un legame che il tempo e la distanza non scalfiranno mai.

Il ritorno del Mudo oggi avviene in un calcio argentino diverso, ma non meno intenso. Un fútbol che vive di stadi pieni, di sentimenti viscerali, di un rapporto quasi carnale tra squadra e tifoseria. Per questo il suo rientro non è letto come un’operazione romantica fine a sé stessa, ma come un segnale forte: Belgrano vuole crescere, strutturarsi, competere. E lo fa affidandosi a un uomo che conosce la casa, l’ambiente e il peso di quella maglia. Nel video di presentazione con club di Córdoba, è stata pubblicata una clip iconica nel giorno del suo addio. Il giornalista gli domanda: «Prometti alla gente che un giorno tornerai a vestire la maglia del Belgrano?». il Mudo gli risponde senza pensarci un secondo: «Sì, sicuro. Su quello non ci sono dubbi».

Gli spettatori del Belpaese, si stanno ormai abituando ad un calcio sempre più aziendale. Il ritorno di Vázquez, quindi rappresenta un'opportunità. Una finestra su un mondo dove il cuore pesa ancora quanto i piedi. Dove tornare non significa fare un passo indietro, ma completare un percorso. E dove un giocatore, prima di essere un professionista, resta per sempre un figlio del suo club.

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