Serie C
28 Gennaio 2026
PINETO SERIE C - Ivan Tisci, allenatore del Pineto dall'ottobre 2024, nella stagione 2024-2025 ha conquistato un 7° posto
La scena è questa: è il minuto 22 di una gara che pesa, il 25 gennaio 2026, al «Mariani-Pavone» il respiro s’accorcia e il pallone si sistema sul dischetto. Davanti alla curva biancazzurra, Filippo D’Andrea non trema: rincorsa, botta secca, rete. Il Pineto non solo torna a vincere, ma mette il 7° tassello di una striscia che racconta più di mille proclami: 7 risultati utili consecutivi. Nel tabellino resta un rigore, nel sottotesto rimane la prova di una squadra che ha imparato a convivere con la pressione, a concedere pochissimo e a fare la cosa più complicata a questi livelli: essere affidabile. Con quel successo, il gruppo di Ivan Tisci consolida il 4° posto a quota 36 punti e guarda avanti senza alzare troppo la voce.
IL MATCH CHE FA DA SPARTIACQUE: PRECISIONE, PAZIENZA E SOLIDITÀ
Contro il Campobasso, la squadra di Tisci accende il match con una trama studiata: cross profondo di Postiglione, sponda di Vigliotti, contatto su D’Andrea, rigore ineccepibile. La partita cambia ancora alla mezz’ora: rosso diretto al portiere ospite Tantalocchi, Campobasso in 10 e gestione più «ragionata» del Pineto fino al traguardo. Dentro il risultato c’è un marchio: ciò che Tisci chiama da tempo «ordine» e «maturità», cioè il saper maneggiare i momenti, capire quando alzare e quando abbassare i giri, evitando frenesie e rischi superflui. È una dinamica già vista in altre trasferte complesse e in vittorie pesanti: non il fuoco d’artificio, ma la trama di una squadra matura che conosce i propri difetti e li tiene a bada con il collettivo.
LA STRISCIA UTILE: NUMERI, QUALITÀ E UN FILO ROSSO
Sette risultati senza perdere, dentro cui convivono 3 vittorie e 4 pareggi: è la base di calcestruzzo sulla quale si regge la classifica. La cifra ricorrente è la capacità di «tenerla viva» anche quando l’inerzia sembra girare: ridurre i rischi, sporcare la partita, lavorare sulle seconde palle. È il prolungamento di segnali già intravisti nel finale del 2025 (il successo con il Gubbio che proiettò i biancazzurri fino al 4° posto) e che oggi appaiono maturati: una squadra che non si spacca, che assorbe gli urti e riparte corta. Non è un caso che, nelle parole post-gara delle ultime settimane, il tecnico abbia spesso insistito su due concetti: «organizzazione» e «concessioni ridotte».
LE PAROLE DI TISCI: DENSITÀ MENTALE E LAVORO SETTIMANALE
Chi conosce Ivan Tisci sa che l’allenatore non ama i riflettori, ma difende un’idea chiara: la solidità mentale è un allenamento quotidiano. Non è un dettaglio semantico: dopo affermazioni in cui ha ribadito come i suoi «siano stati bravi ed ordinati a concedere poco» in contesti complicati, Tisci ha allargato il discorso oltre il singolo risultato. La squadra «sta maturando» e la classifica è «meritata» perché il livello degli allenamenti è salito, chi gioca meno si fa trovare pronto e lo spogliatoio è «unito». Il tutto senza nascondere i passaggi a vuoto: la mini-crisi di inizio autunno è stata metabolizzata con lavoro e pragmatismo, senza cercare alibi. Oggi, quei concetti tornano utili per spiegare perché il Pineto non si scompone quando deve proteggere un vantaggio o lottare palla su palla in una partita ruvida.
D'ANDREA: LA FAME E IL DETTAGLIO CHE FA LA DIFFERENZA
Il rigore realizzato contro il Campobasso vale il 3° centro in campionato di D’Andrea, ma racconta soprattutto un percorso di crescita dentro il sistema di Tisci: movimenti utili, linee di corsa «per gli altri», lavoro sporco tra le linee. Non a caso, il tecnico ha più volte sottolineato come l’attaccante «si stia sacrificando» e «stia maturando», e che l’asticella individuale si alza proprio grazie al lavoro collettivo. Il paradosso che aiuta a capire il presente: qualche settimana fa, a Terni, D’Andrea aveva avuto sul piede la palla del 2-2 e l’ha sprecata; oggi è lo stesso giocatore che si prende una responsabilità pesante dal dischetto e la trasforma. È esattamente questo il punto di contatto tra crescita individuale e crescita di squadra.
IDENTITÀ TATTICA, POCHI FRONZOLI E MOLTE CERTEZZE
Sul piano strutturale, il Pineto è una formazione che sa cambiare pelle dentro principi fissi. L’impianto di base resta il 4-3-2-1 elastico, capace di trasformarsi in 4-4-2 nelle fasi di non possesso e di sfruttare lo spazio tra le linee con giocatori come Pellegrino e D’Andrea. La catena di sinistra con Borsoi e gli inserimenti della mezzala è diventata una via d’uscita frequente, mentre a destra gli scambi rapidi e la capacità di risalire con il terzino «alto» hanno dato respiro nei momenti di pressione avversaria. Quando serve, Tisci non ha paura di alzare un centrale in costruzione per una sorta di 3+1 «asimmetrico», aumentando il controllo del corridoio centrale e riducendo la distanza tra le linee. In contesti specifici, vedi Terni, ha pure virato su un 3-5-2 «di necessità», a conferma di una flessibilità funzionale, non ornamentale. Il comune denominatore? Tenere il campo stretto quando non si ha palla, allargarsi appena la si riconquista per allentare la pressione.
UNA CHIUSURA CHE VA OLTRE LA STATISTICA
La fotografia scattata il 25 gennaio 2026 dice che il Pineto è una squadra matura: non perfetta, ma coerente; non scintillante, ma credibile; non rumorosa, ma presente. Nel calcio dei segnali rumorosi, la normalità è un pregio raro: significa esserci ogni settimana, costruire punti quando la partita non si apre, piegarla quando l’episodio lo permette. Dentro questa normalità c’è la mano di Ivan Tisci, la crescita di D’Andrea e di un gruppo che lavora per essere esattamente ciò che serve in Serie C: solido, testardo, pratico. Il resto, le etichette, le narrazioni, arriverà da sé, se arriverà. Per ora parlano i 7 risultati utili e quel 4° posto che non ha bisogno di titoli roboanti per essere importante.