Serie C
28 Gennaio 2026
AREZZO SERIE C - Filippo Guccione, centrocampista classe 1992, nella stagione in corso 20 presenze e una rete in maglia amaranto
La scena è questa: mezzogiorno inoltrato, luce dura d’inverno sopra il Comunale, la Curva Minghelli ammutolita per protesta contro le seconde squadre, gli striscioni che spiegano più di mille cori, e in mezzo al campo un «vecchio» esterno che gioca da regista come se avesse sempre fatto quello. Il pallone scivola sul mancino di Filippo Guccione, che gira il corpo, apre il compasso e cambia gioco di 40 metri con naturalezza. A fine giornata l’Arezzo è ancora in cima al Girone B e lui, proprio lui, festeggia le sue 100 presenze in amaranto: un numero tondo che arriva nella gara vinta per 1-0 sulla Juventus Next Gen grazie alla zampata di Tavernelli nel primo tempo. Non è solo un traguardo statistico: è il sigillo su una reinvenzione tecnica e mentale cominciata tre anni fa, quando una telefonata ha riacceso tutto.
LA CENTESIMA, IL RISULTATO E QUEL +7 CHE PESA
Contro la Juve Next Gen l’Arezzo ha confermato il passo della capolista: prestazione matura, reti inviolate, tre punti «pesanti». A decidere è stato Tavernelli nella prima frazione; i bianconeri hanno provato a rientrare, ma la capolista ha tenuto la barra dritta fino al fischio finale, consolidando il vantaggio in classifica sul Ravenna a +7. Un dato che racconta la solidità del gruppo e il valore specifico di un successo in uno snodo del campionato. Nel tabellino restano i nomi che fanno la differenza, Venturi, Chiosa, Gilli, Chierico, Ionita, Pattarello, Ravasio, e l’impronta tattica di Cristian Bucchi: un 4-3-3 dove il 7 che anni fa faceva l’ala oggi dirige l’orchestra davanti alla difesa, leggendo le pressioni e alzando la qualità del possesso.
«UNA PARTITA ALLA VOLTA», LA MENTALITÀ DEL LEADER
A fine gara, nella sala stampa, Guccione non ha cercato riflettori, ma continuità: soddisfazione per la vittoria e subito il mantra che in amaranto è diventato metodo, «pensiamo partita dopo partita, il campionato è lungo e può succedere di tutto». C’è dentro l’eco di un percorso recente: «Prima di Natale eravamo sotto, adesso siamo a +7. In poco cambia tutto, ma con prestazioni del genere possiamo toglierci soddisfazioni». Sono parole che fotografano lo stato mentale dell’Arezzo e il suo equilibrio fra ambizione e prudenza.
TRE ANNI, UNA CHIAMATA E UN RISCATTO: DA MANTOVA A AREZZO
La celebrazione delle 100 presenze è anche la chiusura di un cerchio personale. Guccione è arrivato ad Arezzo nell’estate del 2023, dopo una stagione emotivamente corrosiva a Mantova. In conferenza non ha edulcorato: «Avevo preso una grossa delusione, ero stato trattato “a pesci in faccia”. Mi sono preso le responsabilità, poi è arrivata la chiamata del direttore Aniello Cutolo e ho accettato subito. Volevo rimettermi in gioco». Un racconto senza rancore, con la semplicità di chi sa che certe ferite diventano benzina. Quei primi giorni in amaranto sono stati l’inizio di un triennio che oggi lo vede al centro del progetto tecnico. Che cos’è cambiato davvero? Non solo l’ambiente. Guccione ha lasciato alle spalle il ruolo di esterno offensivo, quello che aveva interpretato da protagonista e capitano a Mantova, per aprirsi ad una trasformazione profonda. La curva della carriera dice anche altro: in biancorosso aveva costruito una credibilità di leader e realizzatore (oltre 120 presenze e oltre 40 reti complessive tra Serie D e C), mentre ad Arezzo ha spostato la qualità sul «prima» dell’azione, sul palleggio e sulla prima uscita pulita.
LA METAMORFOSI TATTICA: DA ESTERNO A REGISTA
L’intuizione è stata di Cristian Bucchi. La scelta di abbassare Guccione in «cabina di regia» non è stata un capriccio, ma un ragionamento: avere un uomo di tecnica e personalità davanti alla difesa per comandare il ritmo, attrarre la pressione e trovare linee di passaggio che tagliano le marcature. Il passaggio è stato provato in allenamento e poi consolidato in partita: col 4-3-3 amaranto, Guccione s’è preso tempi e bussola del gioco, con Chierico e un interno dinamico accanto a fissare gli equilibri. L’evoluzione non è solo romantica: allunga la carriera e moltiplica le soluzioni di uscita, soprattutto contro squadre aggressive. La cronaca recente conferma l’efficacia della scelta: nelle gare chiave, il 7 ha dato continuità di minutaggio e prestazioni, diventando la «mente» che dà senso ai movimenti degli esterni e all’attacco della profondità di Tavernelli e soci. Quando è mancato, per squalifica, si è visto quanto fosse difficile replicarne il profilo: in rosa ci sono alternative di qualità, ma il «regista basso» con quel piede educato e quella visione rimane una specificità.
LA ROTTA: «CAMPIONATO LUNGO», NESSUNA FUGA ANNUNCIATA
Nonostante il +7, dentro lo spogliatoio non c’è la parola «fuga». La scelta lessicale è un indice: «campionato lungo», «una partita alla volta», «compattezza e freschezza ritrovate» sono i tre cardini ripetuti da Guccione. All’esterno, la fotografia è quella di un’Arezzo che ha imparato a gestire le ondate avversarie, a colpire nel tempo giusto, a vincere anche con il minimo scarto. All’interno, il messaggio è rivolto al gruppo: restare corti di testa, come si sta corti tra i reparti, perché è così che si portano a casa i campionati veri. Alla fine resta l’immagine iniziale: Guccione che si gira e apre il campo. In quell’attimo c’è tutto: la regia di Bucchi, la fiducia del ds Aniello Cutolo, la maturità di un gruppo e l’idea che per salire davvero di categoria serva dominare le piccole cose. Il centesimo gettone non è un punto d’arrivo: è un promemoria su come si diventa grandi, senza smettere di imparare.