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Serie C

Ha giocato per una vita al Milan, ora torna nella sua terra d'origine: per il 23enne è anche una scelta dal valore umano

Il classe 2002 sbarca sull'Isola per dare ritmo, idee e personalità al centrocampo della squadra neo promossa in categoria

SIRACUSA SERIE C - ENRICO DI GESÙ

SIRACUSA SERIE C - Enrico Di Gesù, centrocampista classe 2002, nella prima parte di stagione conta 12 presenze con la Pergolettese

Immaginate un ragazzo che, a San Siro, guarda la Serie A dalla panchina con gli occhi lucidi e la maglia numero 86. Qualche anno dopo, lo stesso ragazzo atterra a Siracusa con un bagaglio diverso: non più emozione acerba, ma partite vere, contrasti, viaggi in pullman, fatica da professionista. Quell’immagine oggi ha un nome e un cognome: Enrico Di Gesù, centrocampista nato il 26 marzo 2002 a Santo Stefano Quisquina, in provincia di Agrigento. Il club azzurro ha ufficializzato il suo arrivo per irrobustire il cuore del campo e alzare il tasso tecnico di una squadra che, tornata tra i professionisti, vuole restarci e crescere. Un ritorno a casa che chiude un cerchio e ne apre un altro, più ambizioso.

PROFILO TECNICO, CHI È
1) Mancino naturale, 1,84 metri di struttura atletica, ruoli preferiti: regista o mezzala con capacità di adattarsi a mediano davanti alla difesa. La duttilità è una delle sue credenziali principali, insieme a una lettura del gioco affinata nelle giovanili di un club che non necessita di presentazioni: il Milan. Cresciuto nel vivaio rossonero, Di Gesù ha scalato le categorie fino alla Primavera, dove ha accumulato minuti, responsabilità e continuità. Nella stagione 2021-2022 figurava tra i più utilizzati dal gruppo rossonero della Primavera, segnale di un percorso costante e riconosciuto all’interno del settore giovanile. L’etichetta «ex gioiello del Milan» non è un vezzo retorico. È storia recente. Di Gesù ha collezionato 3 convocazioni ufficiali con la prima squadra rossonera, assaporando l’aria della Serie A e della Coppa Italia. Le prime chiamate arrivano a gennaio 2021: Milan–Torino di Coppa, poi la trasferta di campionato a Cagliari. Momenti che fotografano una fiducia reale da parte dello staff di Stefano Pioli e che hanno segnato il suo percorso formativo.

DALLA BASE ROSSONERA ALLA GAVETTA VERA
1) Nell’estate 2022 il salto tra i grandi: cessione a titolo definitivo al Fiorenzuola in Serie C. In Emilia il centrocampista mette insieme due stagioni consistenti per minutaggio e sostanza, arricchite da 2 gol complessivi e una crescita tattica visibile. 2) Nel luglio 2024 un nuovo step: il Lecco lo acquista a titolo definitivo con un contratto triennale fino al 2027. La nota ufficiale bluceleste sottolinea due righe identitarie: «tre convocazioni in Prima squadra col Milan» e trascorsi nelle Nazionali giovanili Under 16 e Under 19. È un dettaglio che conferma pedigree e tracciato del giocatore. 3) Nella stagione 2025-2026 Di Gesù veste la maglia della Pergolettese in Serie C Girone A, in prestito dal Lecco. Il dato principale non è nei gol, ma nella pulizia tecnica e nella capacità di muovere la palla sul primo e sul secondo tocco.

PERCHÈ SIRACUSA? OBIETTIVI, CONTESTO E ROTTA
Il Siracusa è tornato tra i professionisti nella stagione 2025-2026, dopo una promozione festeggiata da un’intera città e suggellata da una corsa all’iscrizione in Serie C che ha richiesto nervi saldi e puntualità negli adempimenti. Il quadro è quello di una società che ha rialzato la testa e che ora si gioca la credibilità nel quotidiano, tra campo e scrivania. Sul campo guida Marco Turati; sugli spalti una piazza che ha fame di calcio vero e riconosce nei profili «di sostanza» la cifra di un progetto sostenibile. L’innesto di Di Gesù si colloca qui: nel bisogno di aggiungere un centrocampista associativo, capace di abbassarsi per impostare, ma anche di accompagnare l’azione rompendo le linee con conduzioni brevi o con aperture sull’esterno. È il classico profilo che, senza monopolizzare i riflettori, fa meglio giocare i compagni.

UNA TESSERA CHE COMPLETA IL PUZZLE DI TURATI
La squadra di Marco Turati ha costruito il proprio rendimento su principi chiari: compattezza tra i reparti, baricentro flessibile e attenzione alla prima uscita pulita per non concedere «transizioni contro» in zone pericolose. In quest’ottica, Di Gesù è una soluzione funzionale: 1) nel 4-3-3 può agire da interno «di equilibrio», schermando la prima costruzione avversaria e accompagnando la riaggressione immediata dopo la perdita del possesso; 2) nel 4-2-3-1 può formare una doppia cerniera davanti alla difesa, liberando il trequartista da compiti di rifinitura bassa; 3) nelle gare in cui serva più densità, può interpretare il ruolo di «regista basso» in un centrocampo a tre, garantendo linee di passaggio e tempi di gioco. Il suo piede sinistro aiuta nelle rotazioni del lato forte: quando il Siracusa sviluppa a sinistra, Di Gesù può alternarsi con il terzino nell’ampiezza, oppure stringere sul corridoio interno per liberare la corsia. Nei calci piazzati difensivi offre centimetri in più; in quelli offensivi porta una traccia di servizio per i colpitori.

LA DIMENSIONE UMANA: TORNARE DOVE TUTTO È COMINCIATO
C’è un valore emotivo nel ritorno in Sicilia. Non è solo una questione di vicinanza geografica: è identità. Il percorso che ha portato Enrico Di Gesù dal vivaio del Milan alle piazze della Serie C del Nord, e ora di nuovo nell’Isola, chiude una fase di «formazione a distanza» e apre quella della leadership quotidiana. In una città che vive di calcio, il talento si misura in campo e negli allenamenti, ma il legame con la gente si costruisce fuori: disponibilità, rispetto, appartenenza. Le doti tecniche si sono già viste, quelle caratteriali sono l’ingrediente che può trasformare un buon innesto in un riferimento. La stagione del Siracusa scorre dentro una Serie C sempre più competitiva e mediatizzata. La promozione, la piazza e le attese spingono forte. Ogni arrivo che porta ordine in mezzo al campo è un investimento non solo tecnico, ma culturale: perché il possesso consapevole è una forma di identità. Con Enrico Di Gesù, gli azzurri scelgono di somigliare a ciò che vogliono essere: una squadra che pensa, prima ancora di correre.

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