Serie A
29 Gennaio 2026
BORUSSIA DORTMUND-INTER CHAMPIONS LEAGUE - Federico Dimarco, esterno sinistro classe 1997 dell'Inter, stabilmente nel giro della Nazionale Italiana
È la fotografia che non ti aspetti: il tabellone del Signal Iduna Park che segna l’81' e una barriera gialla immobilizzata in apnea. Il pallone parte dal sinistro di Federico Dimarco, curvando sopra le teste, precipitando rapido alla base del palo alla sinistra di Gregor Kobel. La rete si gonfia, la Südtribüne si ammutolisce, l’Inter esulta. Inquadratura stretta: la fascia sul braccio, i compagni che lo sommergono, lo sguardo di chi ha appena trasformato un momento in una prova di maturità. Non è solo un gran gol: è il gesto che sblocca una partita spinosa a Dortmund, preludio al raddoppio in pieno recupero di Andy Diouf, ed è la tessera che completa un mosaico simbolico. Perché il capitano designato per una notte, per l’assenza dal primo minuto di Lautaro Martínez e di Nicolò Barella, è stato l’uomo giusto al momento giusto. E perché quell’arco di sinistro rimette in fila dati, memoria e ambizioni.
IL CONTESTO: UN INTER PRAGMATICA
Nel nuovo format della UEFA Champions League 2025/2206, la cosiddetta League Phase a 8 giornate, il colpo esterno al BVB Stadion vale una chiusura di prima fase da squadra matura. L’Inter passa a Dortmund per 0-2: prima la punizione di Dimarco all’’81, poi il sigillo al 90’+4 di Diouf su ripartenza. La fotografia statistica racconta di una partita bloccata per lunghi tratti, con i nerazzurri bravi a gestire il ritmo, a concedere poco e a colpire quando il piano gara di Cristian Chivu ha chiesto la giocata di qualità. La vittoria, però, non basta per l’accesso diretto agli ottavi: la decima posizione finale della League Phase spedisce l’Inter agli spareggi di febbraio (due gare, andata e ritorno), dove, da testa di serie, affronterà una tra Benfica e Bodø/Glimt. È la naturale conseguenza del format: le prime 8 vanno agli ottavi, le squadre dal 9° al 24° posto entrano nel tabellone dei playoff. I calendari ufficiali scandiscono i tempi: sorteggio degli spareggi venerdì 30 gennaio 2026, andata 17/18 febbraio, ritorno 24/25 febbraio, con la squadra meglio piazzata che gioca il ritorno in casa. La rotta è tracciata: superare il playoff per unirsi alle big già qualificate e proseguire verso la finale del 30 maggio 2026 alla Puskás Aréna di Budapest.
LA NOTTE DI DIMARCO: FASCIA, PUNIZIONE E LEADERSHIP
È una di quelle serate che diventano racconto. Federico Dimarco non era il capitano annunciato a inizio stagione: il grado appartiene a Lautaro Martínez, e il vice naturale è Nicolò Barella. A Dortmund, il primo parte dalla panchina e il secondo resta a Milano per un risentimento muscolare. Così, la fascia scivola sul braccio del numero 32: un riconoscimento alla sua centralità tecnica e alla sua energia emotiva dentro l’Inter. La punizione che spezza l’equilibrio nasce da una serpentina di Henrikh Mkhitaryan, atterrato al limite. Distanza appena oltre i 20 metri, posizione leggermente decentrata: il sinistro di Dimarco compie la parabola perfetta, scavalca la barriera e s’insacca alle spalle di Kobel, sorpreso dal tempo di caduta del pallone. Minuto 81, l’Inter vede la finestra della vittoria e ci entra con personalità. In recupero, il raddoppio: aggressione alta su una palla persa dei tedeschi, campo aperto e destro di Andy Diouf, 1° centro in nerazzurro, a chiudere i conti al 90’+4. Non è solo estetica. È una prestazione che racconta un’Inter solida dietro (bene Yann Bisseck, ordinati Francesco Acerbi e Manuel Akanji nel terzetto), efficace nelle sostituzioni (dentro Davide Frattesi al ’74 per alzare i giri, dentro Lautaro all’’88 per gestire palla alta, dentro Alessandro Bastoni a chiudere gli spazi), e soprattutto fedele a un’idea: restare dentro la partita, attendere il momento, colpirlo.
UN DATO CHE PESA: 4.082 GIORNI DOPO, L'EREDITÀ DI TOTTI
La punizione di Dimarco con la fascia da capitano non è solo una rarità: è uno scarto temporale che unisce generazioni. Prima di lui, l’ultimo italiano con la fascia al braccio a segnare su punizione diretta in Champions League era stato Francesco Totti, il 25 novembre 2014 in CSKA Mosca–Roma. Sono passati «oltre 11 anni», precisamente 4.082 giorni. Non un dettaglio statistico, ma una misura della difficoltà del gesto in un’era in cui i calci piazzati, tra studi sulle barriere, portieri che avanzano mezzo passo e preparazioni specifiche, richiedono precisione millimetrica e coraggio nella scelta. Dimarco entra dunque in una linea che lega specialisti e capitani: significa responsabilità assunte e convertite, significa tecnica messa al servizio del ruolo.
CAPITANO D'ECCEZIONE: LA FASCIA PESA E A CHI PARLA
La fascia è un simbolo, ma il suo peso cambia a seconda dei contesti. Per Dimarco, milanese, cresciuto nerazzurro, indossarla dal primo minuto in un palcoscenico europeo non è un semplice upgrade gerarchico: è una presa in carico. Il gesto del gol su punizione al ’81 diventa così anche una risposta, un modo per dire che l’Inter ha trovato in lui non solo un esterno di spinta e di cross, ma un leader tecnico che può decidere partite europee con un colpo diretto. Il parallelo con Totti racconta la qualità del gesto; la cornice di Dortmund racconta la personalità con cui quel gesto viene eseguito.
IL DETTAGLIO CHE FA SCUOLA: LA PALLA INATTIVA COME ARMA
La punizione di Dimarco è il manifesto di un’Inter che ha imparato a usare la palla inattiva come strumento di governo delle partite. Non è un caso isolato: nei mesi recenti i nerazzurri hanno moltiplicato le soluzioni da fermo, variando riferimenti e traiettorie, lavorando su duelli e seconde palle. In Europa, dove spesso la differenza tra pari livello la fanno i centimetri e la lucidità sui calci da fermo, avere un tiratore «di mano sinistra» come Dimarco allarga il ventaglio e aumenta la densità di pericolo. Il colpo al ’81 è un tutorial: rincorsa breve, piede aperto, parabola che sale veloce e scende ancora più rapida. Il resto è coordinazione del blocco, protezione preventiva della transizione, e fiducia nel gesto. Guardando in generale i playoff sono una porta scorrevole. Ti misurano sulla doppia distanza, esaltano i dettagli, premiano chi gestisce meglio i momenti. L’Inter ci entra con una certezza nuova: quando la partita si mette per vie strette, c’è un sinistro che può aprirla. Con la fascia o senza, Federico Dimarco ha appena dimostrato che quella responsabilità gli sta bene addosso.