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Ha 2 promozioni in Serie A in carriera e sa far girare le squadre, il 30enne arriva in rossonero per accelerare il gioco

Una trattativa lampo e un curriculum da categoria superiore: l’arrivo del giocatore può davvero cambiare il centrocampo

SORRENTO SERIE C - LEONARDO CAPEZZI

SORRENTO SERIE C - Leonardo Capezzi, centrocampista classe 1995, nella scorsa stagione in Serie B con la Carrarese ha giocato 21 partite (foto FB Sorrento Calcio 1945)

Quando la penna del team manager scivola sul contratto e la foto di rito immortala la stretta di mano, sugli spalti dello Stadio Italia c’è solo il rumore del mare. Ma dietro quel silenzio, per il centrocampo del Sorrento, è cambiato tutto: l’arrivo a titolo definitivo di Leonardo Capezzi, classe 1995, dalla Carrarese Calcio 1908, è il tipo di innesto che promette di ridisegnare gli equilibri in mezzo al campo e di dare un’identità forte alla manovra rossonera. Operazione chiusa con formula secca, profilo di spessore e storia chiara: 48 presenze in Serie A, 141 in Serie B, due promozioni al massimo campionato con Crotone (stagione 2015-2016) e Salernitana (stagione 2020-2021). Un mediano-regista che non ha bisogno di presentazioni, ma di un contesto che lo metta al centro. A Sorrento, quel contesto c’è.

IL PERNO CHE MANCAVA
La mossa è stata rapida e chirurgica. Il Sorrento cercava da settimane un profilo capace di dettare tempi e alzare il livello tecnico e gestionale della squadra. Il nome di Capezzi era entrato nel taccuino del club rossonero già da diversi giorni, con il direttore sportivo Davide Cacace incaricato di chiudere un affare non semplice per pedigree e concorrenza. La svolta è arrivata con l’accordo per la cessione definitiva dalla Carrarese, società che il centrocampista ha contribuito a riportare in Serie B e con cui ha collezionato gettoni preziosi nella scorsa stagione cadetta. L’ufficialità è stata accompagnata da una doppia nota, rossonera e apuana, che certifica la formula e ne chiarisce la portata tecnica e simbolica. Un’operazione che non è solo mercato, ma dichiarazione di intenti.

CURRICULUM PESANTE, PRESENTE DA RILANCIARE
Ridurre Capezzi ai numeri sarebbe riduttivo, ma i numeri, in questo caso, contano. Parliamo di un centrocampista cresciuto calcisticamente tra Sangiovannese e Fiorentina, che ha respirato la Serie A con Crotone, Sampdoria ed Empoli, e ha messo radici in Serie B con Varese, Salernitana, Perugia e, più di recente, Carrarese. Il profilo è quello del regista moderno: pulizia tecnica, lettura della prima uscita, capacità di abbassarsi sulla linea dei difensori per cucire gioco e mettersi a disposizione del pressing di riaggressione. Insomma, una cassetta degli attrezzi costruita affrontando attacchi di livello superiore e ritmi da massima serie. La prospettiva rossonera è chiara: inserire un cervello nel traffico della mediana per accelerare i tempi di gioco, ridurre gli errori in costruzione e far respirare la squadra nei momenti di pressione.

PERCHÈ SORRENTO LA SCELTA GIUSTA (ANCHE PER LUI)
Per il Sorrento, l’acquisto di Capezzi è tassello coerente con una linea di mercato che combina sostenibilità e colpi mirati. Il club ha lavorato negli ultimi mesi per integrare profili d’esperienza in grado di accompagnare la crescita del gruppo e dare una traccia di gioco più definita. L’organigramma rossonero, con il presidente Giuseppe Cappiello e il direttore sportivo Davide Cacace in cabina di regia, ha impostato una strategia precisa: investire su ruoli chiave con giocatori che conoscono le trappole della categoria e sanno gestire le fasi complicate della stagione. Per Capezzi, che nell’ultimo periodo era scivolato ai margini del progetto tecnico apuano, Sorrento diventa l’occasione per rimettere minuti nelle gambe e responsabilità sulle spalle. Uno scenario win-win dove la necessità rossonera di qualità e leadership incontra la voglia del calciatore di incidere.

IL CONTESTO TECNICO: COSA CAMBIA IN CAMPO
1) Regia bassa e prima costruzione: la presenza di Capezzi consente al Sorrento di avere un riferimento stabile per l’uscita dal basso. Nei momenti di pressing avversario, il regista può abbassarsi tra i centrali e garantire una linea di passaggio pulita, evitando lanci forzati e riconsegne pericolose. 2) Ritmo e alternanza corto-lungo: Capezzi ha nei piedi la verticalizzazione rasoterra e il cambio gioco sul lato debole. Due strumenti che, se ben sincronizzati con i movimenti delle mezzali, possono aumentare le ricezioni alle spalle della prima pressione. 3) Gestione delle transizioni: nelle fasi di riaggressione, esperienza e letture temporali diventano oro. Con un mediano in grado di «accendere» e «spegnere» il pressing, il Sorrento può accorciare i reparti e alzare la soglia di recupero palla nella metà campo rivale. 4) Palle inattive: senza essere un colpitore seriale, Capezzi offre qualità nel calcio da fermo e una protezione posizionale sulle seconde palle, aspetti spesso decisivi in Serie C, dove gli episodi pesano più della media. Tutto questo si traduce in un beneficio immediato per i compagni: mezzali e trequarti possono ricevere più pulito, gli esterni lavorare con più campo, la linea difensiva avanzare qualche metro senza paura di restare nuda in transizione. È il tipo di valore che non sempre entra nei tabellini ma che si nota nella continuità delle prestazioni.

UNA ACQUISTO ANCHE «DIPLOMATICO»
Non è secondario il messaggio che l’operazione invia al campionato: il Sorrento non si limita a difendere la categoria, la vuole interpretare. Portare in rossonero un calciatore che negli ultimi anni è stato protagonista in B e che ha assaggiato la A significa alzare l’asticella della credibilità. Ed è un segnale anche verso lo spogliatoio: si investe in competenze e responsabilità, non solo in prospettiva. Nel medio periodo, questa scelta può favorire la crescita dei profili più giovani, che avranno un modello tecnico e mentale da cui imparare. In più ogni carriera è fatta di strappi e ritorni, di picchi e pianure. Quella di Leonardo Capezzi racconta un calcio vissuto in tutte le sue complessità: la pressione della Serie A, la maratona della B, la concretezza della C. Il suo approdo a Sorrento, in una piazza che sta costruendo con pazienza la propria identità, è l’incontro tra ambizione e consapevolezza. Perché a volte non serve una rivoluzione: basta il giocatore giusto nel posto giusto. E per i rossoneri, oggi, quel posto è il cuore del centrocampo.

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