Champions League
29 Gennaio 2026
foto instagram @championsleague
Un silenzio quasi da biblioteca, interrotto dal fruscio delle palline. Nella casa del calcio europeo, a Nyon, la geometria della nuova Champions prende forma con una precisione da orologiaio svizzero: coppie prestabilite per fasce, incroci senza paracadute, ritorni in casa per chi ha fatto meglio nella fase precedente. È qui che venerdì 30 gennaio, alle ore 12, il sorteggio dei playoff disegnerà il cammino di 16 squadre, in bilico tra la conferma dell’ambizione e l’eliminazione precoce. Non un semplice preambolo agli ottavi: è l’atto che traduce la classifica in destino, con un meccanismo tanto rigoroso quanto spietato. Chi è arrivato tra 9ª e 16ª sarà “protetto” da una testa di serie e dal ritorno in casa; chi è scivolato tra 17ª e 24ª dovrà ribaltare i pronostici partendo dall’andata tra le mura amiche, consapevole che il verdetto si sposterà in trasferta. E sì: gli incroci “pesanti” sono tutt’altro che impossibili.
La nuova Champions, entrata a regime con la fase “liga” a 36 partecipanti, stabilisce che: le prime 8 della classifica unica accedono direttamente agli ottavi; lLe posizioni dalla 9ª alla 24ª entrano nei playoff a andata e ritorno; lLe squadre tra 9ª e 16ª sono teste di serie: affrontano le squadre tra 17ª e 24ª e, in linea di principio, giocano il ritorno in casa. Non ci sono protezioni: sono possibili incroci tra club della stessa federazione e persino il “rematch” di sfide già viste nella fase-liga.
Il dettaglio più innovativo è la suddivisione in “coppie di posizioni” che ordina il sorteggio: 9/10 pescano contro 23/24; 11/12 contro 21/22; 13/14 contro 19/20; 15/16 contro 17/18.
Questa matrice, definita dalla UEFA, rende trasparenti i paletti: si sa già “quanto in alto” o “quanto in basso” si può pescare, ma non “chi”, mantenendo intatto il brivido dell’urna.
La scansione è serrata e non lascia margini: le otto sfide dei playoff devono selezionare, in due settimane, le promosse agli ottavi, completando il tabellone con le “top 8” della fase-liga. Per chi arriva “dal basso”, il margine d’errore è ridotto all’osso: un pareggio casalingo all’andata può trasformarsi in zavorra, sapendo che il ritorno sarà nel fortino altrui.
A differenza del passato, nei playoff non esistono vincoli “nazionali”: due squadre della stessa federazione possono essere abbinate e non è escluso ritrovare un avversario già affrontato in autunno. È una scelta deliberata: valorizzare la classifica e ridurre le eccezioni che ingessavano il sorteggio. Allo stesso tempo, la testa di serie protegge chi ha fatto meglio nella fase-liga, assicurando il ritorno in casa “in linea di principio” (fatti salvi eventuali conflitti di stadio o città).
Aver chiuso tra 9ª e 16ª offre due benefit: un bacino di avversari, sulla carta, più abbordabile e la gara di ritorno in casa. In Champions l’effetto “casa” in doppia sfida è storicamente rilevante, e la UEFA lo preserva come premio alla regolarità. Ma attenzione: la composizione delle coppie di posizioni significa che, ad esempio, una 10ª può comunque imbattersi in una 23ª tutt’altro che “cenerentola” (si pensi a club con pedigree europeo o in grande forma invernale). È quel mix tra merito e rischio che rende il sorteggio più interessante e meno scontato.
Nel caso citato nelle proiezioni della vigilia, l’Inter da 10ª potrebbe incrociare una tra 23ª e 24ª, come Bodø/Glimt o Benfica: due avversarie con identità diversissime, entrambe insidiose in doppio confronto. Un promemoria utile: sotto la linea della 16ª non c’è “terra di nessuno”, ma club strutturati per reggere lo sforzo europeo.
Vincere i playoff non significa solo entrare agli ottavi. Il sorteggio del 27 febbraio non si limita infatti a estrarre gli ottavi: definisce anche il percorso verso quarti e semifinali, incastrando le strade fino alla finale. Le prime 8 della fase-liga saranno teste di serie agli ottavi e peseranno sull’equilibrio del tabellone; le “promosse” dai playoff si giocheranno l’accesso ai quarti da non teste, con matchup potenzialmente proibitivi. Conoscere in anticipo il lato di tabellone, però, aiuta club e staff a pianificare rotazioni, trasferte e gestione degli infortuni.
La Puskas Arena di Budapest ospiterà la finale il 30 maggio 2026, con calcio d’inizio alle 18. È un traguardo simbolico per l’Ungheria, alla prima finale di UEFA Champions League nella sua storia. Per arrivarci, servono 13 partite complessive per chi passa dai playoff (2 di spareggio + 6 tra ottavi, quarti e semifinali + la finale), in un percorso che non perdona. La costruzione del tabellone dal 27 febbraio in poi offrirà una mappa chiara: ogni casella sarà un bivio, ogni dettaglio (diffide, rotazioni, infortuni) un’ipoteca sul viaggio.
Il regolamento prevede che il tabellone venga organizzato in accoppiamenti basati sulla posizione in classifica, formando blocchi di due squadre. Le formazioni classificate al 9° e 10° posto verranno abbinate, tramite sorteggio, a una tra la 23ª e la 24ª, e lo stesso schema verrà applicato in modo scalare a tutte le altre posizioni. Questo sistema di accoppiamenti a coppie sarà mantenuto anche nel turno degli ottavi di finale.
In questo contesto, una tra Real Madrid e Inter sarà sorteggiata contro una tra Bodø/Glimt e Benfica, con la possibilità di incrociare agli ottavi una tra Sporting Lisbona e Manchester City. Paris Saint-Germain e Newcastle finiranno invece da una parte del tabellone con una tra Qarabag e Monaco, potendo poi incontrare Barcellona o Chelsea nel turno successivo. Sullo stesso versante, Juventus e Atletico Madrid sfideranno una tra Club Bruges e Galatasaray, con un eventuale confronto successivo contro Liverpool o Tottenham. A chiudere il quadro, Atalanta e Bayer Leverkusen saranno abbinate a Borussia Dortmund o Olympiacos, con la prospettiva di affrontare poi una tra Arsenal e Bayern Monaco.

