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Champions League

Roberto De Zerbi sotto esame: una notte da incubo e un mito che scricchiola sempre più

La fragorosa eliminazione dopo la sconfitta col Brugge riapre l'infinito dibattito sul "giochismo" del tecnico bresciano

Una notte da incubo  e un mito che scricchiola sempre di più: giochisti contro resultatisti, la sfida infinita

Roberto De Zerbi non è riuscito a guidare il Marsiglia al passaggio alla seconda fase della Champions League dopo un'ottima partenza nella competizione

La sconfitta per 3-0 sul campo del Club Brugge non è stata soltanto l’epilogo europeo del Olympique de Marseille in Champions League. L'uscita di scena dalla massima competizione continentale - arrivata con tanto di smacco da parte del Benfica di José Mourinho - è anche una disfatta tecnica, tattica e mentale che apre interrogativi più ampi sul peso mediatico di Roberto De Zerbi e sul divario tra narrazione e risultati.

ARROGANZA

Il Marsiglia è arrivato a Bruges fragile, con la pressione di dover vincere e senza la solidità necessaria per reggerla. Nei primi venti minuti la squadra è apparsa scollegata: linea difensiva alta ma non aggressiva, centrocampo incapace di schermare le transizioni, esterni presi costantemente alle spalle. Il Club Brugge ha fatto pochissimo per sembrare devastante: è stato il Marsiglia a concedere tutto. Dopo il successo arrivato in campionato nello scontro diretto con il Lens, un chiaro segnale di arroganza e superficialità. Il primo gol ha avuto un effetto simile al crollo di una diga. Da lì in poi, la squadra francese ha perso misure, tempi e fiducia. La seconda rete è arrivato come naturale conseguenza di un possesso palla sterile, lento, fine a se stesso. Il 3-0 nella ripresa ha poi certificato la resa.

LIMITI STRUTTURALI

Ad ogni modo, la filosofia di De Zerbi è rimasta chiara e riconoscibile: costruzione dal basso, occupazione razionale degli spazi, controllo attraverso il pallone. Ma a Bruges questa idea si è trasformata in dogma limitatante sotto tutti i punti di vista. Nessun adattamento, nessuna lettura diversa quando la partita lo richiedeva. Il Brugge pressava alto? Si insisteva comunque nell’uscita pulita. Serviva compattezza? La squadra restava lunga. È qui che il dibattito diventa una volta di più inevitabile: quanto vale un’idea se non è accompagnata dalla capacità di piegarla alla realtà? In Europa, soprattutto nelle partite da dentro o fuori, l’estetica senza pragmatismo raramente sopravvive.

RISONANZA MEDIATICA

Oltre alla tattica, è mancata la gestione emotiva. Il Marsiglia non ha dato l’impressione di credere davvero nella rimonta, né di avere un piano B. In panchina, De Zerbi è rimasto fedele a se stesso, ma quella fedeltà è sembrata più rigidità che coerenza. I cambi non hanno inciso, il messaggio alla squadra è rimasto confuso. Ed è qui che la sconfitta assume un significato più ampio. De Zerbi è da anni uno degli allenatori più celebrati dai media nazionali italiani. Viene raccontato come un “maestro”, un innovatore, quasi un profeta del calcio moderno. Eppure, al netto delle idee e delle buone stagioni, il suo curriculum resta povero di trofei e di vere imprese europee. La domanda non è se De Zerbi sia un buon allenatore — lo è — ma se il livello di esaltazione che lo circonda sia proporzionato ai risultati ottenuti. A Bruges, nel momento della verità, il suo Marsiglia è crollato senza opporre resistenza. È il tipo di notte che separa gli allenatori promettenti da quelli vincenti.

UNA LEZIONE CHE PESA

L’eliminazione dalla Champions non cancella il valore delle idee, ma le ridimensiona. Il calcio di alto livello chiede anche cinismo, adattamento, capacità di sporcarsi le mani. Finché De Zerbi resterà più un simbolo mediatico che un allenatore capace di trasformare la filosofia in successo pratico, serate come quella di Bruges continueranno a perseguitarlo. Bruges non è stata solo una sconfitta. È stata una crepa nel racconto. E ora, forse, è arrivato il momento di distinguere tra bellezza delle idee e peso delle medaglie. Il dibattito è aperto, ma a certi livelli non può che contare soltanto un fattore: il risultato.

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