Cerca

News

Cina, scossa sismica nel calcio: 73 squalifiche a vita e penalizzazioni a raffica

Dalla conferenza di Pechino alle ripercussioni sul campionato 2026: cosa sappiamo, chi paga, perché conta (anche fuori dalla Cina)

Cina, scossa sismica nel calcio: 73 squalifiche a vita e penalizzazioni a raffica

Il dirigente alza un cartello con il numero: 73. È il dato che inchioda una generazione del calcio cinese. In una sala conferenze di Pechino, davanti ai rappresentanti della General Administration of Sport of China, del Ministry of Public Security e della Chinese Football Association (CFA), scorrono nomi, qualifiche, sanzioni: ex commissari tecnici, dirigenti, arbitri, calciatori. Tutti colpiti dalla stessa condanna sportiva: squalifica a vita. Poi la seconda ondata: penalizzazioni in classifica e multe per club della massima serie. Il file ufficiale parla chiaro: l’operazione è ampia, trasversale, destinata a lasciare segni profondi. Il calcio cinese cambia pelle, e lo fa nel modo più doloroso: riconoscendo pubblicamente quanto la corruzione abbia distorto, per anni, il campo.

Cosa è successo: i provvedimenti, in breve

Squalifiche a vita per 73 tesserati: tra loro spiccano l’ex ct della nazionale Li Tie e l’ex presidente della CFA, Chen XuyuanNove club di alto livello (e, secondo i documenti ufficiali, fino a 13 considerando anche la seconda serie) hanno subito decurtazioni di punti e ammendeL’ex ct Li Tie è già stato condannato a 20 anni di reclusione per corruzione ed è ora anche interdetto a vita da ogni attività calcistica. Le penalizzazioni, variabili fra -5 e -10 punti per le squadre di Chinese Super League, entreranno in vigore dalla stagione 2026Le multe vanno da 200.000 a 1.000.000 di yuan (circa 28.700–143.800 dollari). Le autorità parlano di “tolleranza zero” contro combine, scommesse illegali e corruzione arbitrale: parole già ascoltate in passato, ma ora accompagnate da numeri, nomi e conseguenze immediate.

I volti del caso: Li Tie e Chen Xuyuan, simboli opposti di una stessa crisi

La figura che calamita l’attenzione è Li Tie, ex centrocampista – in Europa con la maglia dell’Everton – e poi commissario tecnico della nazionale maschile dal 2019 al 2021. Arrestato nel 2022 nell’ambito di una vasta inchiesta, Li ha ammesso responsabilità su mazzette e pagamenti illeciti legati a panchine, trasferimenti e arbitraggi. La sentenza ha fissato la condanna a 20 anni di carcere. Con il nuovo pacchetto disciplinare della CFA, arriva anche la squalifica a vita da ogni ruolo nel calcio.

Accanto a lui, in negativo, c’è Chen Xuyuan, l’ex numero uno della CFA: per lui la giustizia ordinaria ha stabilito la pena dell’ergastolo, confisca dei beni e perdita dei diritti politici. Un epilogo durissimo, che rende plastico quanto le responsabilità si estendano ai piani alti della governance sportiva.

Ma l’elenco non si ferma qui: compaiono altri nomi di peso del sistema, come l’ex vice direttore della General Administration of Sport, Du Zhaocai, l’ex ct della nazionale femminile Hao Wei, e l’ex nazionale Qin Sheng. Quadri tecnici, funzionari, referenti arbitrali: la rete è ampia. L’idea di fondo, espressa apertamente dalle autorità, è “ripulire l’ecosistema” e “ripristinare la competizione leale”.

Club sotto la lente: penalizzazioni che cambiano la mappa della Super League

Se i nomi dei singoli colpiscono l’immaginario, sono le sanzioni ai club a spostare gli equilibri della Chinese Super League 2026. La forbice delle penalizzazioni va da -5 a -10 punti e coinvolge storiche piazze:

  1. Shanghai Shenhua: -10 punti e multa da 1.000.000 di yuan.
  2. Tianjin Jinmen Tigers: -10 punti e multa da 1.000.000 di yuan.
  3. Shanghai Port (campione in carica): -5 punti e multa.
  4. Beijing Guoan: -5 punti e multa.
  5. Insieme a loro risultano colpite anche Qingdao Hainiu, Wuhan Three Towns, Shandong Taishan, Henan FC, Zhejiang FC.

Nel complesso, gli atti ufficiali parlano di 13 società sanzionate tra prima e seconda divisione, con quattro club di China League One (tra cui Meizhou Hakka, Changchun Yatai, Suzhou Dongwu e Ningbo FC) penalizzati tra -3 e -4 punti. L’indicazione che arriva dalla CFA è che i provvedimenti sono stati graduati in base a “ammontare, natura, gravità e impatto sociale” degli episodi contestati.

È un terremoto che tocca, in particolare, realtà d’alta classifica: Shanghai Shenhua, vicecampione, e Shanghai Port, dominatrice recente del torneo. Tradotto: la stagione 2026 partirà con handicap per club che ambivano a confermare (o migliorare) i risultati degli ultimi anni. Il calendario – indicativamente al via a marzo 2026 – avrà un sotto-testo di correzione morale prima ancora che tecnica.

Come si è arrivati fin qui: una cronologia che parte nel 2022

L’inchiesta che ha portato a questo pacchetto di sanzioni affonda le radici nel 2022, quando la polizia e le autorità sportive hanno iniziato a setacciare partite sospette, flussi finanziari opachi, pressioni su arbitri e dirigenti. Nel 2024 si è registrato un primo picco di provvedimenti: oltre 40 tra calciatori e dirigenti colpiti da ban a vita per casi di match fixing e scommesse illegali, in un filone che ha messo in discussione stagioni recenti e risultati considerati “anomali”.

Da lì il quadro si è allargato sino a coinvolgere i vertici federali e figure simboliche della nazionale. Nel frattempo, la crisi finanziaria che tiene in scacco l’economia (e il settore immobiliare) ha inciso sul tessuto dei club, molti dei quali sostenuti – direttamente o indirettamente – da conglomerati ora in difficoltà. È in questo scenario che proliferano le zone grigie: stipendi in ritardo, pressioni per “aggiustare” risultati, cattiva gestione, conflitti d’interesse. Una mistura perfetta perché la corruzione attecchisca.

Oltre i confini: perché la vicenda riguarda anche il calcio globale

Il caso cinese si inserisce in una cornice più ampia. Il tema delle combine e delle scommesse illegali è ormai transnazionale, amplificato dalle piattaforme online e dalla facilità di movimentare denaro. Le sanzioni della CFA segnalano alla comunità internazionale – dalle leghe europee alle confederazioni continentali – che la partita contro la corruzione richiede:

  1. Cooperazione inter-istituzionale: polizie, autorità di vigilanza finanziaria, federazioni sportive.
  2. Tecnologie di monitoraggio delle giocate sospette.
  3. Trasparenza sui rapporti economici tra club, procuratori, intermediari.
  4. Educazione di calciatori e arbitri su rischi, obblighi di segnalazione, tutela dei whistleblower.

Perché anche se il fenomeno si manifesta in un campionato specifico, la rete di interessi che lo sostiene guarda ben oltre i confini nazionali.

E adesso? La strada della ricostruzione

Con l’ufficialità delle 73 squalifiche a vita e delle penalizzazioni ai club, si apre la fase due: trasformare l’onda repressiva in riforma strutturale. In concreto: iImplementazione di un sistema di monitoraggio integrato tra CFA, lega e autorità statali per tracciare pattern di scommesse e movimenti sospetti; formazione obbligatoria annuale su integrità per tesserati e arbitri; uUn registro pubblico delle sanzioni sportive, aggiornato e consultabile, che renda misurabile l’efficacia dei provvedimenti; una revisione dei criteri di licenza per i club, legando l’iscrizione non solo a parametri economici, ma anche a metriche di compliance. Il test vero arriverà quando la pressione mediatica calerà e i riflettori si sposteranno altrove. È allora che si capirà se questa non è stata una bonifica a tempo, ma l’inizio di una cultura diversa.

Conclusione: una resa dei conti necessaria

Il calcio cinese si è guardato allo specchio e non ha avuto paura di vedere ciò che non andava. 73 squalifiche a vita, nove club della massima serie (e tredici in totale tra le prime due divisioni) penalizzati, multe sostanziose, un ex ct come Li Tie a 20 anni di carcere e fuori per sempre dal gioco, un ex presidente federale come Chen Xuyuan all’ergastolo. Numeri duri, che raccontano un sistema malato. Ma in quei numeri c’è anche un messaggio: senza integrità, non c’è competizione; senza trasparenza, non c’è futuro.

Adesso la palla passa al campo, ai dirigenti che resteranno, agli arbitri e ai calciatori che vorranno dimostrare che la CFA non sta solo punendo il passato, ma sta costruendo le condizioni per un presente più pulito, e per un domani in cui, se un dirigente alza un cartello con un numero, quel numero sia legato a gol, presenze, punti guadagnati sul rettangolo verde. Non all’elenco di chi, dal calcio, è uscito per sempre.

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Sprint e Sport

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter