Serie C
30 Gennaio 2026
CAMPOBASSO SERIE C - Davide Agazzi, centrocampista classe 1993, nella prima parte di stagione è stato ai box pur tesserato con il Bevenento (foto www.cb1919.com)
La scena si apre sul rumore secco dei tacchetti che risuonano nel ventre dell’Avicor Molinari Stadium in un pomeriggio d’inverno. Una stretta di mano, il sorriso misurato di chi ha già visto tanti spogliatoi e il foglio del contratto che scorre sotto la penna: Davide Agazzi, classe 1993, è del Campobasso fino al 30 giugno 2026. Per qualcuno è «un altro centrocampista». Per chi mastica le categorie e ne conosce l’alfabeto, è la scelta di un profilo che sa far viaggiare la palla alla velocità giusta, con il peso giusto, nel momento giusto. Il resto è mestiere, memoria tattica, lettura dei tempi: qualità che non si improvvisano.
UN'OPERAZIONE DI PROSPETTIVA: PERCHÈ PROPRIO AGAZZI
Il Campobasso FC non ha inseguito l’effetto-annuncio. Ha puntato su un regista di formazione pura, cresciuto in un vivaio, quello dell’Atalanta, che a Zingonia insegna la grammatica del gioco prima ancora della pagina di diario. Agazzi porta in dote quasi 400 presenze tra i Professionisti, di cui circa 170 in Serie B, un capitale di esperienza che nel micro-dettaglio delle partite di Serie C pesa come un gol nei minuti di recupero. Non è una cifra da brochure: è l’indicatore di quanto, nella settimana che porta alla gara, un giocatore sia abituato a gestire pressioni, tempi di uscita dal pressing, conduzioni per attrarre e scaricare, cambi di campo per respirare. Numeri e sostanza coincidono.
DALLE FONDAMENTA DI ZINGONIA ALLE PIAZZE CHE CONTANO
Le prime tracce sono nerazzurre. Nel settore giovanile dell’Atalanta, Agazzi impara il mestiere e soprattutto il «quando» del passaggio, il dettaglio che separa un palleggiatore da un regista. Le tappe professionali arrivano presto: Savona, Virtus Lanciano, Catania, le due stagioni a Foggia (chiave), poi Livorno, Vicenza, Ternana e, nelle ultime due annate, Benevento. Un giro d’Italia che non è turismo calcistico, ma un corso di specializzazione continuo sulla gestione del centro. A Foggia la traiettoria si illumina: promozione in Serie B nel 2016-2017 e vittoria della Supercoppa di Lega Pro. Non solo medaglie: lì Agazzi consolida il valore più utile oggi al Campobasso, la capacità di essere riferimento nell’alternanza tra possesso, riaggressione immediata e copertura preventiva. La foto di quella stagione dice che sa reggere il peso dei momenti che contano.
IL CONTESTO: CAMPOBASSO E UN'IDENTITÀ CHE SI FA PROGETTO
Negli ultimi due anni i rossoblù hanno costruito un racconto credibile: ascesa, consolidamento in Serie C, strutturazione del club e un’idea precisa di squadra. Con Luciano Zauri in panchina, nome che porta in dote metodo e cultura del particolare, il Campobasso ha alzato l’asticella qualitativa del lavoro settimanale: pressioni orientate, squadra corta, linee di passaggio chiare per il primo e il secondo sviluppo. Non una rivoluzione, ma una cesellatura continua. L’arrivo di Agazzi si inserisce perfettamente in questo quadro: la squadra aveva bisogno di un «metronomo» che desse ordine alla prima uscita e scegliesse quando alzare o abbassare il ritmo.
CHE TIPO DI REGISTA È AGAZZI
1) Il profilo: regista a due tocchi che non disdegna la conduzione corta per attirare pressione e liberare il terzo uomo, piedi destri educati, postura aperta, spalle orientate a proteggere la palla sul lato debole. Non è un «lanciatore» old school: preferisce costruire vantaggi posizionali con scelte semplici ma chirurgiche. Nel calcio di oggi, dove la velocità di pensiero è una dote misurabile, Agazzi è un acceleratore cognitivo. 2) In fase di costruzione: si abbassa tra i centrali o si allinea per creare superiorità numerica a tre, attira l’interno avversario, scarica sul lato debole. Il Campobasso guadagna in pulizia della prima palla e in qualità del passaggio che supera la prima linea. 3) Nella rifinitura: ricerca lo «sbarco» tra le linee, anche attraverso triangolazioni corte e gioco a muro. Sa leggere il tempo del filtrante per la mezzala interna o per l’esterno che taglia alle spalle. 4) Transizione negativa: non è un interditore puro, ma ha tempi di schermatura e saper stare nella «porta di servizio» della ripartenza avversaria. Qui conta il posizionamento: riduce la velocità altrui più che sottrarre palloni con fisicità. Queste caratteristiche, incastonate nel piano-partita di Zauri, permettono ai rossoblù di avere due strade: consolidare il possesso per alzare la squadra o colpire in verticale con i tagli degli esterni interni. L’alternativa, in Serie C, è ricchezza.
LE PROSSIME SETTIMANE: CIÒ CHE VALE DAVVERO
Al netto degli annunci, il giudizio lo dà il campo. Ma qui c’è un punto fermo: Agazzi arriva pronto, con la condizione di chi si è allenato e la fame di chi ha voglia di rimettersi al centro del gioco. Il Campobasso mette in regia un professionista che sa quanto conti la prima scelta dopo il recupero del pallone. Spesso è in quel secondo che si vincono le partite. In sintesi: un’operazione calibrata, un profilo adatto al contesto, un contratto che parla di fiducia reciproca. Niente fuochi d’artificio, ma un mattone messo al posto giusto. E in questo campionato, specie quando la stagione entra nella sua curva decisiva, i mattoni contano più delle luci.