Allo scoccare del minuto di recupero numero otto, all’Estadio da Luz il tempo ha fatto un rumore secco. Una punizione laterale, l’area piena, la palla che galleggia in aria un istante di troppo e, all’improvviso, il portiere in maglia gialla che parte, scarta la paura e si eleva. Colpo di testa, traiettoria pulita, rete. Il tabellone segna Benfica-Real Madrid 4-2 e la cronaca degli eventi si mescola all’epica: nell'ultimo turno di Champions League il numero uno ucraino Anatoliy Trubin ha segnato il gol del 4-2 all'ultimo secondo, spingendo il Benfica nei playoff della nuova fase “a campionato” di Champions League, mentre il Real Madrid scivolava fuori dalle prime otto. In TV, in Portogallo, un cardinale sobbalza in diretta: anche la solennità dello studio cede alla vibrazione collettiva di un gol impossibile. L’istantanea perfetta di cosa significhi un “portiere goleador”.
Non è un ossimoro: è un territorio raro del calcio, in cui la funzione e il ruolo si ribaltano, il numero 1 diventa l’“uomo in più” e il match si consegna alla memoria. Da quella notte lisboeta, ripercorriamo i momenti in cui i portieri hanno scritto la storia con un gol: colpi di testa all’ultimo respiro, punizioni e rigori battuti con la freddezza di un specialista, calci di rinvio trasformati in parabole da record.
L’istante che definisce il mito del portiere goleador è quasi sempre lo stesso: l’ultima azione, tutti in area, l’ordine tattico che cede al caos creativo.
Nella serata di Lisbona, la punizione scodellata da Fredrik Aursnes trova il colpo di testa di Anatoliy Trubin: 4-2 al Real Madrid, stadio in delirio, Benfica ai playoff della Champions e merengues — rimasti in nove per le espulsioni nel recupero — costretti alla lotteria di febbraio. La cronaca ufficiale parla chiaro: marcatori Schjelderup (doppietta), Pavlidis su rigore e Trubin. Dall’altra parte Kylian Mbappé aveva tenuto in piedi i blancos con due gol. È il sigillo più recente a una galleria di imprese firmate dai numeri uno.
Il 19 settembre 2023, allo Stadio Olimpico, Ivan Provedel si butta dentro al 95’ su un cross di Luis Alberto e firma l’1-1 di Lazio-Atletico Madrid. Un lampo che lo rende solo il secondo portiere a segnare su azione in Champions nell’era moderna e il primo dal 2010: un inedito destinato alle cineteche.
Il 3 dicembre 2017, a Benevento, il colpo di testa di Alberto Brignoli al 95’ contro il Milan non è soltanto un gol: è il primo punto in Serie A nella storia del club dopo 14 sconfitte di fila. Un gesto tecnico semplice e perfetto che, per una città intera, cambia l’aria del tempo.
Prima di loro, la Liga aveva visto la firma di Dani Aranzubia: 20 febbraio 2011, Almeria-Deportivo 1-1, colpo di testa al 95’. È il primo portiere nella storia del massimo campionato spagnolo a segnare su azione.
Nel Regno Unito, l’8 maggio 1999 è la data che non sbiadisce: il portiere Jimmy Glass salva il Carlisle United dalla retrocessione fuori dalla Football League col 2-1 al 94’ contro il Plymouth Argyle. Tre presenze totali con il club, una sola conclusione in carriera che diventa mito.
Nel nostro calcio, il solco lo tracciano due colpi di testa leggendari: Michelangelo Rampulla il 23 febbraio 1992 in Atalanta-Cremonese 1-1 — primo portiere a segnar su azione in Serie A — e Massimo Taibi l'1 aprile 2001 in Reggina-Udinese 1-1, un “pesce d’aprile” che fa storia.
E poi c’è il cranio di Alisson Becker: 16 maggio 2021, West Brom-Liverpool 1-2, minuto 95. Corner di Trent Alexander-Arnold, torsione da centravanti e (forse) il gol più importante della stagione: la corsa Champions dei Reds resta viva per qualche giorno ancora. Il primo portiere marcatore nella storia del Liverpool in 129 anni.
Punizioni, rigori, e la scienza dei numeri 1 che segnano “da fermi”
C’è un’altra geografia dei portieri goleador, fatta di allenamento maniacale sulla palla ferma e di leadership che si misura dagli undici metri.
In cima alla piramide c’è Rogerio Ceni: 131 reti ufficiali in carriera con il Sao Paulo, tra rigori e punizioni. Un record certificato anche dal Guinness World Records sulle punizioni (59), costruito con una routine quasi ascetica: migliaia di piazzati provati ogni mese per decenni.
Dietro di lui, la leggenda di José Luis Chilavert: 62 gol in carriera e un unicum assoluto, la tripletta su rigore del 28 novembre 1999 con il Velez Sarsfield al Ferro Carril Oeste. Un portiere che faceva tremare la barriera.
La Champions League ha eletto come suo specialista Hans‑Jorg Butt: tre rigori segnati, tutti alla Juventus e tutti con tre maglie diverse — Hamburg (13/09/2000), Bayer Leverkusen (12/03/2002), Bayern Monaco (08/12/2009). Una striscia statistica che rasenta l’assurdo e racconta di una feroce lucidità.
Nel 2007, in piena Coppa UEFA, tocca a Andres Palop: 15 marzo, Shakhtar‑Sevilla 2-3 ai supplementari. Al 94’ il portiere spagnolo si alza per l’angolo e insacca di testa: il Sevilla passerà il turno e alzerà il trofeo. Un gol che sposta una stagione.
Calci di rinvio e record: quando il vento fa gol
Ci sono reti segnate dai portieri che non nascono né da angoli né da punizioni, ma da calci di rinvio che si trasformano in parabole irripetibili.
Il primato mondiale è del gallese Tom King: 19 gennaio 2021, da un rinvio con il Newport County contro il Cheltenham Town esce una traiettoria misurata in 96,01 metri. Il Guinness World Records aggiorna il libro: è il gol più lungo mai segnato in una partita ufficiale.
Prima di lui il record apparteneva a Asmir Begovic: 02 novembre 2013, Stoke‑Southampton, palla che rimbalza una volta e supera Artur Boruc: 91,9 metri in 13 secondi di partita. Un colpo da annuario.
Tra i calciatori “di fantasia” in guanti, una menzione necessaria per Martin Hansen: 11 agosto 2015, ADO Den Haag‑PSV. L’ultimo respiro, un frattempo da funambolo, la palla dietro e un colpo di tacco volante al 95’ che vale il 2-2. Non è un record di distanza: è un manifesto di creatività.
Premier League, laboratorio di rarità
Nel campionato che più di tutti ha messo in scena l’imponderabile, i portieri marcatori sono rimasti una mezza dozzina in oltre trent’anni di storia: Peter Schmeichel (20/10/2001, Everton‑Aston Villa 3-2, prima volta assoluta), Brad Friedel (2004), Paul Robinson (2007), Tim Howard (2012), Asmir Begovic (2013), Alisson Becker (2021). Un club ristrettissimo, che racconta quanto sia “evento” — e non tendenza — la rete di un portiere.
Ogni volta che un portiere segna, l’istinto è dire: “Non capiterà più”. Eppure il calcio custodisce la sua porzione di imprevedibile. Nel 2026, grazie al colpo di Anatoliy Trubin, l’album dei portieri goleador ha una nuova copertina. E se le statistiche dicono che resta un evento rarissimo, la memoria suggerisce il contrario: quei gol li ricordiamo tutti. Perché non sono solo reti, sono storie — e i numeri 1, quando s’inventano goleador, sanno raccontarle meglio di chiunque altro.
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