Primavera 1
30 Gennaio 2026
LECCE PRIMAVERA 1 • Niko Kovac (foto @Anza e Marco Lezzi )
Allo scoccare del minuto ottantaquattro, su un campo pesante della Primavera, un lancio verticale taglia tre linee e si posa sul piede dell’esterno. L’autore non chiede il “grazie”: fa due passi indietro, riapre il corpo, chiede palla per il ritorno e ricomincia a dirigere. Quel passaggio, tanto semplice quanto chirurgico, porta una firma che spesso confonde i frettolosi: non il celebre allenatore, ma il giovane regista. È la firma di Niko Kovac, nato a Francoforte sul Meno l’8 aprile 2005, doppia cittadinanza bosniaca e tedesca, centrocampista di 185 cm, ambidestro, cresciuto nel laboratorio tecnico dell’Eintracht e oggi patrimonio della multietnica Primavera del Lecce. Numeri alla mano: nella stagione 2023/24 con l’Eintracht U19 ha collezionato 24 presenze, 4 gol e 2 assist; nell’estate 2024 è sbarcato nel Salento, dove si è guadagnato spazio e attenzioni fino alla chiamata con la Bosnia Under 21 nel 2025.
Il nome “Niko Kovac” attira subito l’attenzione perché richiama quello dell’ex tecnico di Eintracht e Bayern, oggi voce fissa nei racconti del calcio tedesco. L’omonimia è pura coincidenza, ma aiuta a capire subito il contesto: Niko è un prodotto autentico della scuola di Francoforte, dove ha iniziato giovanissimo fino a salire tutti i gradini del settore giovanile. L’Eintracht ha ufficialmente salutato il suo percorso a fine 2023/24, dopo nove anni nel vivaio, sottolineandone il profilo di “difensore/centrocampista all‑around” e la cifra totale di 148 presenze e 59 reti sommate nell’intero ciclo giovanile. È un archivio prezioso per leggere la sua trasformazione: da interno più istintivo a mediano con responsabilità di primo passaggio, senza perdere il gusto dell’inserimento.
Chi lo osserva per la prima volta nota subito tre elementi. Primo, la struttura: 185 cm ben distribuiti, un telaio agile più che imponente, adatto ai cambi di direzione e ai contrasti “puliti”. Secondo, la relazione con il pallone: controllo orientato, uso naturale di entrambi i piedi, passaggio “di rottura” cercato con buona frequenza. Terzo, la lettura: postura aperta, testa alta, propensione a ricevere spalle alla porta e a uscire dalla pressione con la giocata corta o il cambio lato.
Ne consegue un profilo da centrocampista moderno: nasce interno in un 3‑man midfield, ma ha svolto il ruolo di mediano davanti alla difesa quando l’Eintracht costruiva dal basso con i tre centrali larghi e i terzini alti; nella Primavera del Lecce si è alternato tra mezzala di possesso e vertice basso a seconda dell’avversario. Il piede “preferito” è una formalità: i report indicano “entrambi”, ed è ciò che restituiscono anche le sequenze video e i dati sintetici di posizione e tocchi.
La Primavera del Lecce gli consegna fin da subito responsabilità nella prima costruzione e nei calci piazzati “secondari”. Nella stagione 2024/25 figura tra i giocatori più impattanti nella fase centrale del campo, con segnalazioni positive su aggressività intelligente – contrasto “dentro il tempo”, poche scivolate, tackle frontali – e sulla capacità di “stare” con la partita quando l’intensità sale. Crescita continua, presenza stabile nelle convocazioni della prima squadra e contratto in essere fino al 30 giugno 2027, con valore di mercato stimato in 300.000 mila euro.
Primo controllo e orientamento: riceve spesso sul destro per aprire sul sinistro e viceversa, riducendo gli angoli morti. In contesti di pressing, il suo primo tocco “aperto” lo porta fuori dalla traiettoria del contrasto. Passaggio progressivo: ricerca il corridoio tra le linee con traiettorie tese a mezza altezza; se la soluzione non c’è, non forza: preferisce riavviare e cambiare lato. Transizioni: in non possesso, copre la zona centrale “a pettine”, scorrendo lateralmente; in possesso, accompagna l’azione ma raramente attacca la profondità alle spalle del nove. È più “costruttore” che incursore puro. Calci piazzati: efficacia più come battitore di seconde palle e cross tagliati che come specialista diretto al tiro.
I margini di crescita sono evidenti: deve aumentare il numero di conduzioni “verticali” su campo aperto e rendere più “cattive” le seconde palle al limite. Sul piano fisico, un ulteriore step nella forza specifica del tronco lo aiuterà a reggere contatti alti di Serie A. L’ossessione deve restare una: alzare la percentuale di passaggi “progressivi utili” nell’ultimo terzo, perché lì si separano i buoni centrocampisti dai giocatori che cambiano le partite.

Il Lecce ha costruito negli ultimi anni una filiera tecnica riconoscibile tra Primavera e prima squadra: aggressione alta, densità centrale, sviluppo con triangoli corti e costante ricerca della superiorità posizionale sul lato forte. In questo quadro, Kovac “pesa” per tre motivi: fornisce il primo scarico “sicuro” quando i centrali vengono alzati dalla pressione; accetta ricezioni “spalle” e sa proteggere il pallone prima di trovare l’uscita sul terzino o la mezzala; iIn fase di recupero immediato, attacca corto l’uomo in conduzione, più con il tempo che con la forza, evitando falli inutili.
In prospettiva, la porta della Serie A si apre quando un centrocampista sa garantire due doti: affidabilità “senza palla” e pulizia “con palla” nei primi trenta metri di costruzione. Kovac è sulla traiettoria giusta; per varcarla stabilmente dovrà aggiungere un contributo offensivo costante (tiri dal limite, corse in area sul secondo palo) e ridurre gli errori tecnici in uscita nei minuti “caldi”.
Perché il suo profilo incrocia tre direttrici ricercate nel calcio contemporaneo: un centrocampista che pensa in avanti ma non forza la giocata; un interprete ibrido capace di essere sia interno sia mediano; un talento con formazione tedesca e rifinitura italiana, mix che spesso accelera la transizione al professionismo.
In un calcio in cui i margini si misurano nelle scelte dei primi 3-4 secondi dopo la ricezione, Niko Kovac ha già un’abitudine rara: dare al compagno la palla che “migliora” la giocata successiva. È un dettaglio che separa gli ordinati dai necessari. Al Lecce, dove l’idea è chiara e la crescita dei giovani è una priorità, quel dettaglio potrebbe diventare la sua scorciatoia verso il calcio dei grandi. E se un giorno lo vedremo debuttare al Via del Mare, non sarà un salto: sarà il naturale compimento di un percorso iniziato bambino sul Riederwald e proseguito con pazienza tra Germania e Italia, senza slogan e con molte soluzioni di passaggio in più.