Serie C
30 Gennaio 2026
TRAPANI SERIE C - Ryder Matos, attaccante esterno classe 1993, ha giocato in Serie A con Fiorentina, Carpi, Udinese e Verona
Immaginate uno stadio silenzioso nei minuti che precedono il calcio d’inizio. Le maglie granata pronte a scattare e, in panchina, un volto che i campi della Serie A conoscono bene. Non è l’ennesimo giovane di prospettiva: è un trentenne che ha cambiato latitudini e ruoli senza perdere il gusto di interpretare la partita. È Ryder Matos, classe 1993, e il suo trasferimento a titolo definitivo al Trapani racconta un’idea precisa: alzare immediatamente il livello delle scelte nell’ultimo terzo di campo, prima ancora di gonfiare la statistica dei gol. Il club lo ha annunciato con formula chiara, acquisizione definitiva dal Perugia, e con un dato secco: nell’andata di questa stagione, 14 presenze e 1 rete in biancorosso. Una mossa di mercato che si inserisce in un incastro perfetto: l’uscita di Luigi Canotto verso l’Umbria e, in senso inverso, l’approdo di un profilo diverso ma complementare alle idee di Salvatore Aronica.
UN'UFFICIALITÀ CHE INCASTRA DUE OPERAZIONI E DEFINISCE UNA DIREZIONE TECNICA
Il comunicati di rito confermano i contorni dell’operazione: Matos arriva al Trapani «a titolo definitivo» dal Perugia, dove aveva appena chiuso il girone d’andata con 14 apparizioni e 1 gol. Nel testo di annuncio spicca inoltre il peso del curriculum: 88 presenze in Serie A, 101 in Serie B e 71 in Serie C, oltre a esperienze all’estero con Córdoba e Lucerna. Parallelamente, a Perugia è stata ufficializzata l’entrata di Canotto, altro esterno duttile, a comporre un vero e proprio scambio di «funzioni» più che di semplici ruoli. In entrambi i casi tutti ne guadagnano in base alle esigenze del periodo.
CURRICULUM ITINERANTE, COMPETENZE SPECIFICHE
Chi è oggi Ryder Matos? Un attaccante «ibrido» capace di giocare da ala destra o sinistra, seconda punta o attaccante di raccordo. Nato a Seabra (Bahia) il 27 febbraio 1993, cresce nel Vitória e atterra presto in Italia con la Fiorentina, con cui debutta anche in Europa. Seguono passaggi che hanno affinato un repertorio più ampio del dato realizzativo: Udinese, Hellas Verona, Empoli (con cui vince la Serie B nel 2020-2021), una parentesi in Svizzera al Lucerna, quindi la lunga fase al Perugia. È un filo rosso riconoscibile: letture, mobilità senza palla, attitudine a venire incontro e a muoversi negli half-spaces per liberare la corsia al terzino o creare la linea di passaggio interna.
IL CONTESTO: L'IMPRONTA DI ARONICA E COSA CHIEDE AL SUO TRAPANI
Il Trapani di Salvatore Aronica, pur con tutte le difficoltà della stagione (leggasi le penalizzazioni), ha lavorato nell’ultimo anno su una struttura elastica: difesa a 3 come base identitaria (3-4-2-1/3-4-1-2), con la possibilità di ruotare verso il 4-3-3 o il 3-5-2 a seconda dell’avversario e del momento della gara. Sono state scelte dichiarate in estate e confermate sul campo durante l’autunno. Dentro questo perimetro, gli attaccanti esterni non sono meri rifinitori: devono manipolare le pressioni, muovere i blocchi difensivi e aprire linee interne per i compagni che si inseriscono. In quest’ottica, il profilo di Matos è coerente: sa ricevere anche spalle alla porta, pulire palloni sporchi e portare su la squadra in conduzione contro squadre che difendono con blocco medio-basso.
PERCHÈ MATOS PUÒ SPOSTARE
1) Letture tra le linee e gestione del primo controllo. Nelle giornate in cui il Trapani ha virato sul 4-3-3, la squadra ha mostrato bisogno di una figura capace di fare da valvola sulla corsia destra o sinistra: non necessariamente per saltare l’uomo in isolamento, ma per ricevere e «indirizzare» l’azione in uscita, con il primo controllo orientato a dare ritmo alla manovra. Matos ha accumulato questo tipo di mestiere in contesti ad alta densità, dove il margine d’errore è minimo. In C, quel bagaglio si traduce in pulizia di esecuzione e tempi di scarico verso il trequarti o verso la mezzala forte. 2) Elasticità tattica. Il sistema di Aronica ha mostrato, in diversi match, cambi di modulo in corsa (dal 3-5-2 al 4-3-3 e viceversa). Un calciatore come Matos permette all’allenatore di cambiare faccia alla squadra senza cambiare uomini: può partire largo, stringere dentro come «sottopunta» o alzarsi a fare da riferimento mobile. Questo facilita rotazioni e contro-rotazioni con il terzino e con l’interno di parte, generando superiorità alle spalle del mediano avversario. Un upgrade non banale in una categoria in cui la differenza spesso la fa l’ordine con cui occupi le zone, non solo la qualità tecnica.
IL QUADRO TATTICO FINALE: DOVE PUÒ CAMBIARE LA PARTITA
Con Matos, Aronica guadagna una pedina per «spiegare» la manovra. Che si parta a 3 o a 4 dietro, il brasiliano aiuta a connettere i reparti, soprattutto quando il Trapani ha bisogno di alzare il possesso senza rinunciare alla minaccia alle spalle. Se il campionato è spesso un esercizio di economia dei dettagli, la firma di un esterno che conosce gli snodi del gioco può valere una striscia di partite «governate» meglio. E, alla lunga, un salto nella colonna giusta della classifica. Non è un acquisto di «effetto annuncio»: è un acquisto di funzione. La differenza si vede nel modo in cui una squadra occupa il campo, non solo nel tabellino. La narrazione perfetta, per i tifosi granata, sarebbe questa: Matos che si muove due metri prima dell’avversario, riceve all’altezza della trequarti, orienta il controllo verso l’interno e chiude la triangolazione che libera il compagno in area. Gol o non gol, è il tipo di azione che sposta stati d’animo e classifiche. E che, soprattutto, costruisce un’identità. Il Trapani ha scelto questa strada. Ora tocca al campo darle ragione.